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Il cuore dei Giaguari non basta, i Seamen dilagano 49-9

I Seamen hanno la meglio sui Giaguari ma il risultato è eccessivamente pesante per i Torinesi che rimangono in partita per quasi due quarti.

Seamen Giaguari wild card 2017

L’avevamo preannunciato, ai Giaguari serviva una difesa in grado di fare punti (oltre che fermare l’avversario), e i torinesi nonostante una formazione largamente rimaneggiata sono rimasti in partita fino a 3 minuti dall’intervallo, quando un punt gestito male ha consentito ai marinai di andare in endzone per lo strappo che ha praticamente chiuso la partita.

Dall’inizio

Cominciamo dall’inizio, il pronostico era nettamente a favore dei padroni di casa, Torino arrivava a questa wild card non solo con molte assenze ma soprattutto senza il quarterback titolare (Jordan Paul) e senza il runningback oriundo della nazionale italiana Lou Cotrone, sostituito poi dal gallese Shawn Vaughn che non si è dimostrato all’altezza del suo predecessore. Unica “star” per i gialloneri è stata la safety Conroy, capace di gestire una difesa arcigna che ha dato tutto e anche di più.

Il risultato di 49-9 a dire il vero è eccessivamente punitivo per Torino che già nel primo quarto di gioco perdeva anche il quarterback Andrea Morelli, in seguito ad un colpo in ritardo su un’azione di lancio, e si trovava in pratica a far giocare in cabina di regia il wide receiver Tamsir Seck, che nonostante la buona volontà, non ha praticamente mai reso l’attacco giallonero un pericolo per la difesa milanese.

Zahradka & Horn andata e ritorno, ma i Giaguari tengono botta

Per fermare i Seamen i Giaguari dovevano mettere pressione su Zahradka, e infatti dopo una partenza bruciante dello “Zar”, con un pass su Reece Horn proprio ad inizio partita per il primo touchdown della serata, arrivava ad inizio secondo quarto il primo big play della difesa, con un paccaggio proprio ai danni del quarterback dei milanesi che perdeva il pallone dentro la endzone per la gioia di Davide Cacciolatto che lo ricopriva portando il risultato in parità: 7-7 e tutto da rifare.

Zahradka, come da copione, si affida sempre a Reece Horn, e quando ha il tempo per cercarlo riesce sempre a spezzare in due la secondaria avversaria. Ci vuole un attimo ed ecco che l’americano riporta avanti i marinai: 14-7, ma la partita è tutta da giocare.

I Giaguari in attacco sono evanescenti, giustificati dalla presenza del “terzo” quarterback in cabina di regia che non ha ne’ il timing ne l’abitudine di smistare il pallone via terra o via aria con i suoi compagni, ed ecco che allora ci pensa la difesa a tenere vivo il match. Paul Morant non riesce a riportare il punt dei Giaguari e costringe il proprio attacco a ripartire a ridosso della endzone, e stavolta tocca a Marco Pavan mettere le mani su Zahradka, nessun fumble ma è comunque una safety: 2 punti (ancora della difesa) e punteggio che rimane apertissimo, 14-9.

Giaguari: la difesa segna, ma l’attacco fa autogol

Purtroppo però anche le belle storie hanno una fine (e non sempre lieta), e la difesa dei Giaguari, costretta ai doppi turni da un attacco che non va oltre il classico three & out, non riesce a mettere una pezza a tutto. Ma per una difesa che segna, c’è uno special team che fa autogol. Come dicevamo ad inizio articolo, il primo punto di rottura che spezza la partita a favore dei Seamen è il punt di Riccardo Maritano che a 3:13 dall’intervallo non riesce nell’intento di calciare il pallone e allora decide di lanciarlo (perchè???), peccato per lui (e per Torino), che Luigi Minaudo sia in agguato e intercetti il pallone riportandolo in endzone: 21-9, ora diventa difficile, per una squadra che non ha un attacco, ribaltare il risultato.

Nel drive successivo per i Giaguari è ancora un nulla di fatto e stavolta Zahradka ha la tranquillità di mettere la palla in aria e allungare ulteriormente sul 28-9, punteggio che taglia le gambe ai Giaguari definitivamente.

Halftime, ma ormai per i Giaguari è garbage time

Si va al riposo con la sensazione che i torinesi con un pizzico di fortuna in più avrebbero potuto gestirla meglio e magari tentare veramente l’upset in casa dei marinai, mentre proprio i padroni di casa dimostrano molti limiti, sia a livello di gioco (Zahradka è troppo Horn dipendente e troppo incline a sbagliare sotto pressione), che di personalità, con una quantità di falli oltre misura, a dimostrazione di una situazione non serena nel team milanese.

Forse i Seamen patiscono la verve agonistica e la tenacia dei Giaguari in versione “duri a morire” in una partita che doveva avere un risultato scontato che non arriva come sperato, e questa tensione si vede anche nel brutto fallo di Paul Morant su Alberto Ghio nel primo drive del terzo periodo.

I Giaguari dal canto loro non ne hanno per poter mettere punti con l’attacco, anzi, un’altro grave errore su una reverse crea le condizioni per il fumble ricoperto da Igor Timotijevic che converte un’azione dei Giaguari in red zone con un’azione da 1 & 10 dei Seamen sulle proprie 36. Da qui in avanti è solo filosofia, con Davide Capello (Giaguari) che prende due penalità per comportamento antisportivo consecutive (entrambe per proteste verso gli arbitri) e viene espulso, quasi a confermare in una perfetta teoria di Murphy che vuole i torinesi in formazione ancora più rimaneggiata possibile (forfait anche di Conroy).

Siamo solo nel terzo quarto di gioco ma la punizione divina per Torino non si è ancora manifestata in tutta la sua grandezza. Anche il defensive linemen Davide Cacciolatto deve abbandonare il campo e i Seamen capiscono che è il momento giusto per “addormentare” la partita. Si va quindi con le corse di Binda e Bonaparte, i lanci sono limitati a poche situazioni, ed è proprio Danilo Bonaparte che mette uno dei sigilli finali con una corsa in endzone che allunga il risultato sul 35-9. Partita lunghissima, che inizia a perdere di interesse dal momento che è come se si giocasse a calcetto ad una porta sola, e dopo un’altro drive torinese privo di emozioni, è la volta di Binda a portare il pallone oltre la endzone avversaria: 42-9 e punteggio che diventa sempre più prepotente per i gialloneri.

Ormai i tifosi iniziano a sfollare, c’è ancora un quarto da giocare ma la partita non ha più mordente, entrano in campo le seconde linee (dei Seamen, perchè quelle dei Giaguari sono già in campo da tempo… per necessità), e complice l’esagerato numero di penalità che i marinai incredibilmente evocano, i tempi diventano biblici.

L’ultimo quarto porta in dote un’altro touchdown, stavolta è Nuzzi a segnare, proprio a pochi minuti dal termine della gara, per un 49-9 che è persino troppo punitivo, ma realisticamente è un risultato che, chi non avesse visto la partita, poteva anche immaginarsi, perchè sulla carta il gap tra le due formazioni era tranquillamente di 30-40 punti.

La mercy rule porta via più velocemente gli ultimi istanti di agonia e chiude una partita che, per il punteggio finale, sembra incredibile che sia durata più di 3 ore (tutto vero).

Seamen che meritatamente passano il turno e settimana prossima al Tardini di Parma cercheranno la rivincita sui Panthers, mentre i Giaguari possono guardare con un po’ più di ottimismo al futuro, perchè i giovani in campo hanno dimostrato di poter essere all’altezza dei piani alti della Prima Divisione, e con un po’ più di fortuna (o di accuratezza nello scouting) con un quarterback americano e un Lou Cotrone in più, forse avrebbero potuto dire la loro in modo molto più deciso, e perchè no, ambire a qualcosa di più di una wild card.

Per i Seamen rimane il monito del troppo nervosismo in campo che ha portato penalità a getto continuo, e di un attacco troppo altalenante. Contro Parma, che praticamente ha una delle più toste difese del campionato, i Seamen non potranno permettersi gli errori e la gestione di oggi, perchè anche se Parma non ha un attacco esplosivo (un po’ come Torino oggi), ha però delle individualità in attacco e in difesa capaci di cambiare il volto alla partita.

Sicuramente la sfida del Tardini sarà una partitona da non perdere, sia per il livello tecnico che per la “dose” di agonismo che vedremo in campo… mancano solo 7 giorni!