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I nuovi Miami Dolphins: come Hafley e Sullivan stanno costruendo il roster
Il futuro dei Miami Dolphins: che roster costruirà il nuovo regime? Su che cosa si punterà in offseason e durante il training camp?
C’è un nuovo regime a Miami. Le ombre che hanno caratterizzato la scorsa stagione sono state più delle luci e il presidente dei Miami Dolphins, Stephen Ross, ha deciso che fosse tempo di un nuovo rebuilding. A dirigere il progetto ora sono due ex Green Bay Packers, Jon-Eric Sullivan, che sarà il general manager, e Jeff Hafley, in veste di capo allenatore. Come spesso accade, il punto di partenza è stato lo smantellamento del roster per procurarsi il capitale necessario a costruirne uno nuovo, che sarà plasmato principalmente durante il prossimo draft.
Ciononostante, Miami ha effettuato un elevatissimo numero di operazioni in offseason (si tratta della franchigia che ha acquisito il maggior numero di free agents), senza però prendere alcun nome di rilievo, eccezion fatta per il QB, Malik Willis, che ha una certa risonanza per via dei suoi trascorsi a Tennessee e proprio a GB, dove i due timonieri del futuro dei Dolphins hanno avuto modo di vederlo in azione. Dati questi antefatti, che cosa succederà a Miami? Come costruiranno il nuovo roster Hafley e Sullivan? proviamo ad anticipare quel che accadrà entro l’inizio della prossima stagione, per cercare di capire quale tipo di squadra possiamo attenderci.
Lo strappo con il recente passato
Sullivan non ha pensato troppo a salvaguardare i suoi assets o a preservare spazio salariale, ma è intervenuto con l’accetta. Numerosi senatori sono stati messi alla porta. Alcuni erano già con le valigie in mano, come Tyreek Hill, vittima di un infortunio molto grave che ne mette a rischio la prosecuzione della carriera, oppue Bradley Chubb, che non ha mai giocato all’altezza del suo valore. Altri sono stati sacrifici esosi, ma comprensibili, come ad esempio quello di Tua Tagovailoa, che inciderà moltissimo sul cap salariale di questo anno e del prossimo, ma ha rappresentato la chiara esecuzione del piano di rinnovamento del nuovo regime, disposto ad accettare perdite economiche anche considerevoli, pur di avviare un nuovo ciclo che, si spera, porti migliori risultati.
Il football americano non si basa soltanto sul talento puro, ma anche su rapporti di spogliatoio e situazioni psicologiche. Indubbiamente, Hill è stato tra i migliori nel suo ruolo, e Tua potrebbe ancora diventare un grande QB, ma la loro leadership a Miami si era incrinata e non erano adatti al modo di giocare di Hafley, che non punta sull’esplosività dei ricevitori, ma sulla costruzione organica del drive in trincea. Un giocatore che invece si sarebbe potuto tenere, perché aveva mostrato di essere abbastanza duttile da potersi adattare anche a un nuovo schema è Jaylen Waddle. Invece è stato ceduto anche lui, in una trade con i Denver Broncos che ha portato una prima e una terza scelta in Florida, oltre a risolvere un futuro rinnovo che si sarebbe potuto rivelare particolarmente esoso. Questa mossa ha trovato il disaccordo di molti tifosi (e anche di alcuni giocatori, come ha ammesso il C Aaron Brewer, il quale ha reagito all’operazione mettendosi le mani nei capelli e domandandosi “Che cosa stiamo facendo?”) ma trova un suo spazio ben definito nella strategia a lungo termine dei Dolphins, che hanno in mente di ricostruire l’attacco attorno al loro giocatore di maggior talento: il RB De’von Achane.
Come si muoveranno i Dolphins al Draft?
L’annosa questione. È molto difficile prevedere come una franchigia si muoverà al Draft, dal momento che i GM e il loro staff, nelle settimane precedenti alla lotteria, hanno proprio il compito di mascherare le loro mosse per non farsi anticipare dalla concorrenza. Da quello che si è potuto cogliere durante le interviste rilasciate fin qui, ad ogni modo, è apparso chiaro che Hafley e Sullivan desiderano avere dei pacchetti di linea affidabili, specie in attacco. È probabile dunque che nei tre giorni tra il 23 e il 25 aprile, e nelle ore immediatamente successive alla chiusura del Draft, i Dolphins firmino svariati uomini di linea.
Non avendo mai visto draftare Sullivan, si fa difficoltà a immaginare se andrà con il taccuino o sceglierà l’opportunismo. Ciò significa che non sappiamo se seguirà i suoi nomi e chiamerà solo ed esclusivamente quelli, oppure se si guarderà attorno chiamando i migliori giocatori disponibili, indipendentemente dal piano d’azione preventivato. La lotteria è infatti imprevedibile e non si sa mai, all’inizio, se avrai la possibilità di chiamare qualche nome che non ti saresti mai aspettato arrivasse fino a te. I buoni GM sono quelli in grado di seguire il proprio script, ma non lasciarsi sfuggire le opportunità che gli si parano di fronte.
Al momento, Miami ha due scelte al primo giro: la numero 11, la propria, e la 30, di proprietà dei Denver Broncos e ceduta loro nella trade per Waddle. All’undicesima assoluta è possibile chiamare un top prospect, anche se le linee migliori potrebbero già essere andate, mentre la trentesima è più difficile da gestire, ma è uno spot ideale per andare BPA, come si suol dire, dall’acronimo di best player available, chiamando il miglior giocatore disponibile sulla board in quel momento. C’è anche la possibilità di scambiare la selezione e moltiplicare le proprie picks, prendendone due più basse per una alta come questa.
Di fatto, le possibilità per i Fins sono numerose, ma lo sono anche le esigenze. La franchigia appare considerevolmente depotenziata, avendo perso buona parte dei migliori della scorsa stagione. Se dovessimo sbilanciarci, potremmo anticipare una strategia che punti a portare numerosi nomi a Miami, creando un roster quanto più competitivo possibile durante il camp estivo. Non è facile mettersi nella testa di chi prende le decisioni per i Dolphins, dal momento che non li conosciamo ancora, ma una cosa possiamo dirla sui due uomini al comando: sembrano avere le idee chiare, e questo è indubbiamente un buon segno.
Crediti fotografici: WPBF.
Autore: Mattia Mezzetti
Data di pubblicazione:
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