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Tim Tebow: parla il presidente Leoluca Orlando

«L’offerta a Tim Tebow dimostra quanto sia diventato credibile il movimento del football italiano». Con legittimo orgoglio, il presidente della FIDAF Leoluca Orlando ha spiegato la scelta di esporsi con una lettera d’intenti inviata all’agente del giocatore per portare in Italia l’ex quarterback dei Denver Broncos e dei New York Jets, attualmente fermo dopo essersi […]


«L’offerta a Tim Tebow dimostra quanto sia diventato credibile il movimento del football italiano». Con legittimo orgoglio, il presidente della FIDAF Leoluca Orlando ha spiegato la scelta di esporsi con una lettera d’intenti inviata all’agente del giocatore per portare in Italia l’ex quarterback dei Denver Broncos e dei New York Jets, attualmente fermo dopo essersi allenato in estate con i New England Patriots. «Appena un paio di anni fa una cosa del genere non sarebbe stata neppure pensabile – ha dichiarato a “Playbook”, il blog di Giovanni Marino su repubblica.it – Ma oggi la Fidaf è cresciuta in tutte le sue componenti, al punto, anche, da attrarre sponsor che possono avanzare proposte economicamente importanti ad atleti di questo riconosciuto livello». La scelta di Tim Tebow non è casuale: «La sua giovane esistenza, il suo impegno verso il prossimo, la sua lealtà, il suo coraggio e sì, anche la sua fede, che poi si traduce in carisma, leadership, ostinazione positiva a raggiungere un risultato, si sposano perfettamente con il mio concetto di football e di sport. Il football non è una rissa da saloon come spesso viene rappresentata ma una disciplina dove strategia, fantasia, tattica, coraggio, intraprendenza e solidarietà, si uniscono a una straordinaria fisicità in un mix irripetibile. E’ l’unico vero sport di squadra: se uno solo degli undici giocatori in attacco o in difesa non si sacrifica per il suo compagno l’azione fallisce miseramente. Nei miei viaggi negli States ho imparato a conoscerlo, da quando guido la federezione e vedo la passione dei nostri giocatori, dei nostri tecnici e dei nostri dirigenti ho capito in toto il significato più profondo della parola sport».
L’impegno c’è, ma vederlo in Italia non sarà facile. «Lo sappiamo tutti – dice Orlando – Ma noi gli proponiamo qualcosa di più, qualcosa di diverso, qualcosa che certamente fa parte del suo essere: in Italia, oltre a giocare, andrà nelle scuole e nelle università a spiegare il football e i suoi valori sportivi e sociali. Potrà incontrare centinaia di giovani, lui, campione dei giovani con l’Heisman Trophy che conquistò come miglior giocatore di college, parlare con loro, confrontarsi. E far conoscere il football a chi non lo conosce o a chi lo conosce nei termini sbagliati, spesso solo negativi, con cui alcuni media lo descrivono. Questo, unito a un periodo in Europa e in Italia, una esperienza diversa e, con un po’ di orgoglio e presunzione europea, direi unica per chiunque arrivi da Oltreoceano. Inoltre, se  dicesse no, in ogni caso avremmo raggiunto comunque il risultato di farci conoscere anche nella patria della palla ovale e di aver fatto parlare di noi a livello internazionale. Con qualcosa di ambizioso e costruttivo. Dunque, in ogni caso, avremo raggiunto un effetto positivo. Ma voglio crederci. In fondo un po’ Tim e io ci somigliamo: quando vogliamo raggiungere un obiettivo lo perseguiamo con ferrea, incrollabile, fede».


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