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Prima vittoria per i Dolphins: è solo un trionfo psicologico?

I Miami Dolphins hanno trovato la loro prima vittoria stagionale. Che cosa ci possiamo attendere ora?

In week 7, al ritorno dal turno di riposo, i Miami Dolphins trionfano al Met Life Stadium, per 28 a 25 sui padroni di casa impegnati nella AFC, i New York Jets. In quella che, di fatto, potrebbe considerarsi una lotta tra poveri nella NFL, dato il basso livello dei due roster, specie di quello dei Fins, i tifosi della squadra della Florida del Sud hanno trovato motivo di gioire (proprio come i giocatori e lo staff tecnico, a quanto si è potuto vedere nei filmati celebrativi nello spogliatoio) per la prima W della stagione.

Perché la vittoria, per Miami, non è affatto qualcosa di scontato in questo anno zero che rappresenta il 2026. Il cambiamento di rotta che ha portato all’abbattimento dei ponti con la vecchia gestione tecnica ha comportato la necessità di ripartire da una rosa giovane, tanto in termini di età quanto relativamente all’esperienza tenuta in campo, sia per motivi di team building in senso stretto sia per obblighi legati alle condizioni di salary cap. Svariati analisti, a partire dall’ex QB della franchigia, Ryan Fitzpatrick, avevano previsto per questa squadra un record di 0-17. Sarebbe naturalmente stata un’onta difficilmente sopportabile per l’unico team in grado di chiudere una stagione 17-0, nel lontano 1972, e dunque la vittoria di NY acquisisce un significato liberatorio, quasi salvifico. Ecco il perché di festeggiamenti tanto rumorosi negli spogliatoi, che sono stati prontamente canzonati dai tifosi delle altre franchigie della AFC East, i quali hanno sorriso di un gruppo che ha festeggiato la prima vittoria stagionale come se avesse trionfato al Super Bowl.

Tralasciando commenti e sfottò, che naturalmente sono inevitabili in ambiente sportivo, proviamo ad andare oltre alla gioia e all’entusiasmo del Victory Monday, tentando di prevedere se questo buon risultato avrà strascichi nel prossimo futuro.

Poche illusioni: 1-5 è ancora un pessimo record

Iniziamo cavalcando il proverbiale elefante in una stanza. Un record di 1-5 è pessimo, in una lega come la NFL dove contano solo le vittorie, per arrivare a giocarsi i titoli che contano. Il fatto che New York si sia dimostrata una franchigia inconcludente, mal allenata e poco determinata ad avere la meglio, di fronte al suo pubblico, di quella che, senza sé e senza ma, è la peggiore rosa, a livello di talento, della lega, depone a loro sfavore, non a favore di Miami. Ai verde-acqua va comunque riconosciuta una grinta e una cattiveria agonistica encomiabile. Allo scoccare del 2-minute warning del quarto quarto, con i Fins chiamati a giocarsi un 4th and 1 per difendere lo striminzito vantaggio di 3 punti, coach Jeff Hafley ha chiesto alla sua linea offensiva che cosa volesse fare, e si è sentito rispondere “ce lo andiamo a giocare”. Al fischio dell’arbitro è stata proprio quella linea a spingere Malik Willis in uno schema di tush-push per guadagnare il 1st and 10 che, di fatto, ha chiuso la contesa, dal momento che i Jets erano senza timeout.

Difficilmente contro i New England Patriots, avversari di Miami in week 8, si avrà il lusso di decidere in quale modo chiudere il match. Drake Maye e il suo attacco hanno sufficiente potenziale per sovrastare l’arcigna ma inesperta difesa dei pinnati. Questi Dolphins hanno nelle loro carte qualche altra vittoria, poiché la seconda parte della stagione presenta  avversari più abbordabili rispetto a quelli affrontati nel primo mese e mezzo, ma è noto a tutti che questo roster non è neppure lontano parente di quelli che possono ambire a un record positivo.

La stagione con l’elmetto continua e le delusioni saranno molte più delle gioie, questo dobbiamo dircelo e lo stiamo facendo dalla prima settimana. Al netto di ciò, però, non si può negare che i Dolphins stiano crescendo in maniera netta e decisa, forse ancor più rapidamente di quanto i più ottimisti si attendessero durante la offseason.

Come comportarsi alla trade deadline

L’analisi con cui abbiamo chiuso il paragrafo precedente crea una questione che andrà affrontata in front office. Dal momento che le prestazioni della squadra, delle sue unità e dei singoli giocatori migliorano, ha più senso sviluppare i giovani più interessanti che si stanno affermando o accettare le proposte di trade che arriveranno da franchigie meglio classificate per accumulare munizioni in vista dei prossimi draft, consentendo al contempo ai migliori esponenti di questo team di lottare per i playoff in prima persona?

La lega consente gli scambi fino alla seconda settimana di novembre ed è probabile che il telefono di Jon-Eric Sullivan detto Sully squillerà diverse volte, nell’arco delle prossime due settimane. Che cosa andrebbe detto ai general manager di altre franchigie che dovessero informarsi sulla disponibilità di Chop Robinson, Jordyn Brooks o Aaron Brewer? I due linebacker e il centro sono sul mercato? Se sì, qual è il loro valore?

Il punto focale del ragionamento, senza considerare quelle che possano essere le ambizioni dei giocatori in questione, verte su quanto si reputi talentuosa la prossima draft class, quante posizioni si vogliano rinforzare tramite l’inserimento di rookie e quali nomi si prevede che finiranno in free agency. Per come stanno le cose oggi, e per i miglioramenti che si vedono domenica dopo domenica, viene difficile considerare più allettante l’accumulo di picks rispetto allo sviluppo del potenziale che si ha già a disposizione. Le scelte al draft sono indubbiamente sexy e averne a disposizione un buon numero fa sognare, ma stiamo fondamentalmente parlando di Gratta e Vinci, mentre sull’altro piatto della bilancia abbiamo giocatori non fatti e finiti, ma già indirizzati verso un futuro importante. Un argomento contrario a questa tesi è quello che avere a disposizione X picks non significhi necessariamente chiamare X giocatori, ma possa rappresentare un succulento tesoretto in ottica di pick trading: che ne dici di scambiare una delle tue scelte per due delle mie più basse?

In questo caso, però, occorrerebbe avere già una griglia di giocatori da chiamare ben definita, ed è piuttosto difficile sapere prima di Halloween quale giocatore si chiamerà alla fine di aprile. Può succedere molto in 6 mesi e le gerarchie potrebbero rivoluzionarsi. Miami, inoltre, non ha forse neppure ben chiaro ancora quali ruoli rinforzare per primi, dal momento che restano ancora tante partite da giocare e molti giocatori potrebbero esplodere.

Prendiamo in considerazione soltanto il QB Willis, che ha un buon contratto ma non è certo pagato quanto una superstar. Le sue performance nelle prime 5 gare sono state pessime, e due settimane fa si sarebbe potuto facilmente parlare del ruolo di QB come esigenza primaria. Dopo il match con i Jets, nel quali il numero 2 ha giocato bene, e il fatto che nessun QB di college stia emergendo come talento indiscutibile, questa considerazione potrebbe meritare un aggiornamento.

Se Miami avesse già i suoi skill players del futuro?

Tutti i giocatori parte di questo roster stanno vivendo una sorta di anno di prova, perché le certezze per il futuro sono molto poche. I pezzi attorno ai quali costruire sono sicuramente due: Jacob Rodriguez in difesa e De’Von Achane in attacco, e presumiamo che anche i tre giocatori di cui abbiamo parlato nel blocco scambi resteranno parte della squadra, se non saranno scambiati. Per i restanti si esprimerà una valutazione dopo la diciottesima settimana, decidendo con chi continuare il rapporto e chi salutare. Questo significa che in numerosi ruoli è possibile guadagnarsi un futuro, a Miami, a cominciare da quelli degli skill players.

Dopo l’infortunio di Achane, che tornerà a disposizione soltanto nella prossima offseason, Ollie Gordon si è ritagliato uno spazio importante, e sta giocando bene da RB1, mostrandosi molto affidabile e in grado di muovere la catena, pur non possedendo l’esplosività del compagno di reparto. È possibile immaginare un futuro nel quale il backfield sia condiviso da questi due atleti.

Per quanto riguarda i ricevitori, Malik Washington e Chris Bell si stanno dimostrando validi comprimari di Caleb Douglas, sempre più WR1 se dimostrerà di avere un fisico adatto a sostenere i ritmi di questa lega. L’undrafted rookie aveva stupito alla prima uscita, racimolando 94 yards in ricezione e, contro i New York Jets, ha dimostrato di poter giocare come principale riferimento nel reparto, realizzando 2 TD, uno dei quali, quello che è valso la vittoria, lungo 63 yards.

Willis, come si è già scritto, ha guidato con autorità la offense a NY, utilizzando al meglio il suo talento di dual threat, correndo come non aveva ancora mai fatto, in questa stagione, e prendendo le decisioni corrette quando doveva passare la palla.

Naturalmente, queste buone prove potrebbero essere dovute al fatto che l’avversario non ha presentato una minaccia insormontabile, per così dire, ma se trovassero ulteriore riscontro anche nelle prossime settimane, allora i Dolphins potrebbero ritrovarsi in buona posizione nel loro rebuilding, con i tre ruoli chiave dell’attacco già coperti, e concentrarsi sul rafforzamento delle altre poszizioni. È presto per dire se Willis e Douglas saranno due starter, nel 2027, e se Gordon si spartirà le carries con Achane, ma vi sono indizi che ci fanno pensare a questa possibilità.

Crediti fotografici: SNY.