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Bears 41 @ Bills 9: la “Famiglia degli Orsi” in gita a Buffalo

La difesa di Chicago guidata da Smith, Jackson e Fuller genera quattro turnover e batte i Bills praticamente da sola.

Bears family

Giocare a Buffalo non è mai una cosa facile come può apparentemente sembrare. Del resto, sono l’unica squadra ad aver partecipato a quattro Super Bowl di fila, perdendoli tutti. Questo a dimostrare che la città e la squadra sono capaci di prestazioni stellari, ma anche di disfatte incredibili.

Trubisky sotto pressione Bills-Bears 2018

Quest’anno non fa eccezione. I Bills ricevono i Bears venendo da una stagione con molte ombre, e poche luci, tra le quali una spicca: la vittoria netta contro i Minnesota Vikings in week 3. Per il resto la squadra, se si parla di difesa, ha i suoi numeri: il rookie Trumaine Edmunds (assente in questa sfida) e il corpo dei linebackers, allenato da Bob Babich, che a Chicago è un nome piuttosto conosciuto, visto che è stato il LB Coach che ha sviluppato il talento di un certo Brian Urlacher, e lo ha presentato prima del suo discorso di introduzione nella Hall of Fame. Anche la secondaria è di valore, con il CB Micah Hyde su tutti.

Tarik Cohen Bears 2018

I problemi di Buffalo vengono quasi tutti dall’attacco: il rookie Josh Allen, preso con il settimo pick durante il Draft di quest’anno è infortunato, e Coach Mc Dermott ha dovuto rivolgersi prima a Derek Andreson, poi al tristemente famoso Nathan Peterman, che per chi non lo ricordasse, è quello che è stato capace di lanciare cinque intercetti nel primo tempo della sua partita di debutto come starter l’anno scorso.

I veterani LeSean McCoy e Kelvin Benjamin non riescono a portare l’attacco di Buffalo da soli. Il tutto ha come risultante un non esaltante record di 2-6.

I problemi di Chicago sono di altra natura: Khalil Mack e Allen Robinson vengono ancora tenuti a riposo, in vista delle tre sfide divisionali (due contro Detroit e una in casa contro Minnesota), Kyle Long è in Injured Reserve, con un minimo di 6-8 settimane di stop, Adam Shaheen è “vicino al rientro”, secondo le parole di Coach Nagy, ma ancora inattivo, e dulcis in fundo, Kevin White è un “healty scratch”. Questo vuol dire che il giocatore viene tenuto a riposo dallo staff per scelta tecnica: quindi, o a causa di prestazioni molto poco all’altezza del suo status di first round pick, oppure, e chi scrive spera questo, per dargli una sferzata in vista del proseguo della stagione.

Andando al football giocato, Il tempo di prendersi le misure, e i Bears vanno in vantaggio, con un drive in cui dobbiamo ricordare un ottimo passaggio di Trubisky per Trey Burton, che dispone il campo per il TD di Jordan Howard.

Jordan Howard Bears 2018

Da quello che dicono i telecronisti, Peterman ha lavorato molto sulla tenuta mentale e, almeno nei primi drive, si vede qualche miglioramento. Un lancio poi risultato incompleto in mezzo alla difesa Bears è l’inizio della fine: durante il successivo drive, l’attacco di Buffalo ci ricorda che i suoi problemi di ball security sono molto più che passeggeri: Benjamin riceve un passaggio ma Roquan Smith riesce a intervenire provocando un fumble, che Eddie Jackson ritorna in TD per 65 yards.

Mancano 7:21 alla fine del secondo quarto.

La partita, virtualmente, finisce qui.

Prima dell’halfitime c’è il tempo per due intercetti di Peterman, il secondo dei quali riportato in TD da Leonard Floyd (una grande risposta alle critiche piovute su di lui in queste settimane, l’ultima delle quali addirittura da Lance Briggs), e un altro TD di Howard, dopo un grande lavoro della difesa Bears che costringe i Bills al punt, ritornato da Tarik Cohen per 36 yards.

Il terzo quarto si apre con la prima segnatura della squadra di casa. Peterman imbastisce un drive molto solido, lanciando in maniera precisa e correndo quando deve. La difesa di Chicago riesce a bloccare il drive sulle proprie 23, e Hauschka mette la palla in mezzo ai pali.

Stesso risultato per il drive successivo dei Bears, aiutati da una penalità di pass interference di 47 yards, che però non riesce a evitare che la manovra si fermi sulle 5 di Buffalo. Parkey non sbaglia il seguente calcio dalle 23.

Si va avanti abbastanza stancamente, con le due squadre che si fanno intercettare una volta ciascuno: prima Trubisky lancia un pallone non si sa bene indirizzato a chi in mezzo alla secondaria dei Bills, che diventa preda delle mani di Tre’Davious White; poi il solito Peterman lancia verso Benjamin ma si fa intercettare da Kyle Fuller, che con questo arriva a quattro intercetti in 8 partite. Ottima la scelta della dirigenza di tenerlo, considerato poi che altrimenti sarebbe andato a Green Bay…

Durante la quarta frazione, abbiamo la conferma del fatto che Parkey, quando i FG non sono fondamentali per il risultato, non ha problemi di realizzazione: il 43 yarder che infila in mezzo ai pali nel drive che segue l’intercetto di Fuller, porta il punteggio sul 34 – 3 Bears.

Il drive seguente vede finalmente (per loro) i Bills rientrare in endzone dopo parecchie settimane: il drive di Buffalo viene aiutato da qualche penalità di troppo della difesa Bears (una su tutte l’unsportsmanlike conduct fischiata a Aaron Lynch dopo uno splendido sack). Buffalo arriva a ridosso della goal-line, ma la difesa riesce a stoppare bene sia Chris Ivory, sia McCoy. Alla fine è proprio il bistrattato Peterman che, con una QB sneak, riesce a infliggere ai Bears il primo TD su corsa. Sic transit gloria mundi.

Il seguente onside kick fatto dai padroni di casa null’altro fa se non consegnare la palla ai Bears sulle 50. Anche questa volta una penalità di pass interference permette a Chicago di posizionare il 1st and goal sulle 2 di Buffalo. Il seguente TD pass di Trubisky per Trey Burton (ormai più che una sicurezza nel passing game) fissa il punteggio sul 41 a 9.

Buffalo paga l’inconsistenza del suo attacco, gli infortuni ai due quarterback “titolari” (anche se dubito che Anderson avrebbe fatto molto meglio di Peterman) non producendo praticamente gioco. La difesa fa una partita onesta, che limita l’attacco di Chicago a 190 yards. La differenza la fa la difesa di Chicago, che genera ben 4 turnover e praticamente vince la partita da sola. E quando Mack tornerà, le cose dovrebbero anche andare meglio.

Di Fuller ho detto. Altre imprese degne di nota sono gli 11 (UNDICI) tackle di Roquan Smith, e il fatto che Eddie Jackson ora ha tre TD che sono stati ritornati per più di 65 yards, nell’arco di due anni. L’unico che l’ha fatto prima, nel 1994, è ha un nome che forse vi suonerà familiare…un certo Deion Sanders.

L’attacco ha fatto una partita solida, senza fare più di tanti danni (che a Buffalo potevano costare cari, specie a inizio partita). Trubisky finisce con 12/20 (segno anche questo che in attacco ci si è dovuti impegnare poco), 60% di accuracy, 135 yards e un passer rating di 76.0. Howard sembra finalmente trovare continuità di gioco, e i due TD ne sono la prova. Cohen fa il suo, ma non viene troppo chiamato in causa. Ottimo Burton come sempre.

Cesare Menini ha detto: “La miglior difesa è l’attacco, e infatti Jackson è stato schierato anche in attacco” e “L’accuracy di Trubisky ha bisogno di una certa “Curacy””.

 

Chiudo con un pensiero: questa è una squadra che, anche vedendo le foto della partita e seguendo i giocatori sui social, si vede ed è vista sempre di più come una famiglia. Come ogni famiglia, c’è quel membro che non sai bene come collocare. Dunque ci sarà da capire in questa settimana che ci divide dalla sfida con Detroit, cosa il coaching staff vorrà fare con Kevin White. Ad oggi il numero 11 è sempre più un mistero, e la sua situazione sembra sempre più appesa ad un filo. Non vi nego che ancora io speri che il ragazzo possa arrivare ad una resa vicina a quella che ognuno si aspettava quando i Bears l’hanno scelto. Sarebbe una risorsa infinitamente preziosa, specie visti i problemi che stanno affliggendo il nostro reparto ricevitori.

Stefano Fagioli Chicago Bears Italia


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