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Rimonta ed estasi: I Colts beffano i Dolphins

I Colts vincono per 27 a 24 e i Dolphins si allontanano dal sogno playoff con merito, dopo aver concesso 13 punti consecutivi nell’ultimo quarto.

Andrew Luck Colts vs Dolphins 2018

Domenica sera al Lucas Oil Stadium è andata in scena una partita di importanza capitale per le speranze in chiave playoff di Indianapolis Colts e Miami Dolphins, due franchigie ancorate al record di .500 prima del calcio d’inizio, due franchigie chiamate a dare il tutto per tutto, in questo finale di stagione, per sperare di essere tra i sei fortunati a disputare i playoff, due franchigie con molto da dimostrare.

Schermaglie iniziali

Il primo drive, ultimamente difficilissimo per i Fins, è finalmente come vorremmo vederli: Ryan Tannehill appare tutt’altro che arrugginito al suo rientro dopo un infortunio che lo ha reso spettatore per un mese e mezzo, completa 3 passaggi su 4 tentativi, e con l’ultimo della serie trova Kenyan Drake che riceve e per 33 yards fiondandosi in end zone, TD e PAT per gli ospiti, e Miami che parte con il piede giusto. I Colts non hanno comunque alcuna intenzione di render la vita facile e rispondono per le rime: Andrew Luck e i suoi salgono bene per il campo ed il talentuoso QB trova il suo affidabile TE Eric Ebron in meta. I conti sono subito pareggiati.

Dopo un inizio così spettacolare, le squadre si rilassano, producendo una lunga serie di punt consecutivi (4 per i padroni di casa, 5 per gli ospiti se il conteggio non m’inganna) che sono occasione per vedere all’opera Matt Haack, punter dei Dolphins che è davvero bravo, ma che non ci dispiacerebbe vedere in campo un pò meno spesso e, soprattutto, una lunga serie di bandiere gialle, sia contro gli attacchi sia contro le difese, che spesso condizionano in maniera rilevante il gioco, regalando primi down o rendendoli pressochè impossibili, allontanando troppo l’ovale dalla linea del down. A cavallo dell’avviso dei 2 minuti, Indianapolis accelera decisa, anche grazie ad una sanguinosa penalty chiamata a danno di Kiko Alonso, per violenza non necessaria al termine di uno scramble di Luck; azione che sarebbe potuta significare un punt per i Colts, i quali invece guadagnano ben 15 yards, in seguito a ciò l’attacco imbastisce un’ottima avanzata, grazie soprattutto ad una grande giocata di T.Y. Hilton che riceve sulla goal line, contrastato in maniera decisiva da Minkah Fitzpatrick.

Abbiamo una partita

In un paio di giochi i Colts mettono altri 7 punti a verbale, dalla goal line Luck trova Jack Dorsey che ha tutto il tempo di scivolare in end zone, rialzarsi e raccogliere l’ovale per la segnatura, a causa di alcune incomprensioni dell’unità difensiva.  La risposta dei Fins è però perfetta. Tannehill, che era apparso fuori fase negli ultimi drive, asincrono rispetto al suo attacco, tenendo la palla per troppo tempo e rendendosi la vita sempre troppo difficile, interpreta alla perfezione il – mai facile – 2 minutes drill, la serie di passaggi rapidi e veloci pensati per accorciare il campo quanto più possibile e portare ad una segnatura prima del termine del secondo quarto o del match, riuscendo a mandare in meta, grazie anche ad una copertura poco precisa della difesa di casa, Leonte Carroo, su un – mai facile per questo QB – lancio lungo. Carroo si rende protagonista di una ricezione spettacolare, sulla testa del CB che aveva il compito di marcarlo, e si invola, donando ai Fins un TD da 74 yards.

Paradossalmente l’azione offensiva degli ospiti è pure troppo rapida, lasciando ai padroni di casa ancora un minuto buono di possesso. Ecco però che, improvvisamente, la partita regala un minuto di improvvisa follia. Luck lancia e viene intercettato da Xavien Howard, ottimo CB con una spiccata propensione per l’INT. Miami potrebbe ripartire da una posizione interessante ma Mike Gesicki si lascia sfuggire l’ovale: il fumble viene ricoperto dai Colts. Ora è Luck a poter attaccare da una posizione non sconsigliabile e sceglie nuovamente di lanciare; ancora una volta, però, trova soltanto le mani di X Howard, secondo intercetto in, forse, 10 secondi effettivi di gioco per il numero 25. La palla torna a Tannehill il quale però, probabilmente, ne ha già viste troppe negli ultimi giochi, e allora si inginocchia mandando le squadre negli spogliatoi per l’intervallo lungo.

30 lunghi minuti

La partita si mantiene equilibrata nel terzo quarto. Nel loro primo possesso offensivo i Dolphins arrivano finalmente in red zone, ma vengono fermati e costretti a calciare. Jason Sanders realizza senza troppi problemi un calcio da sotto i pali ma il possesso sa di disfatta. Si può però comunque sorridere perché, sul rovesciamento di fronte, al termine di una bella discesa timonata da Luck e guidata da Hilton e dal versatile RB Marlon Mack, il turno di calciare arriva a Mr. Clutch, Adam Vinatieri. Il Signor Decisivo decide però poco questa volta, poichè calcia fuori. Da segnalare, in questo drive, anche il sack di Cam Wake, che pone fine ad un lungo periodo di 5 partite nelle quali nessuno era riuscito ad atterrare il numero 12 dei Colts. Probabilmente non si erano trovati di fronte un difensore di questo livello, nelle ultime 5 settimane di gioco.

La palla torna a Miami e i Fins ne fanno buon uso: prima è Tannehill a ingannare la difesa costringendola ad una partenza anticipata (encroachment) per terminare il terzo quarto, poi è Frank Gore ad accorciare il campo correndo con grinta, infine è Drake a correre al centro fino ad entrare in meta, TD e poi conversione da un punto, Miami va sul +10.

Indianapolis non pare accusare il colpo e sale bene il campo con i soliti noti, la difesa tiene abbastanza costringendo coach Frank Reich a chiamare la kicking unit, Vinatieri questa volta non sbaglia e realizza un FG da 46 yards.

Miami potrebbe gestire il cronometro ma invece va in 3 e fuori, con una improbabile chiamata di coach Adam Gase che su terzo down e 10 fa correre Drake, il quale subisce una bella botta dai difensori avversari, in blitz, e resta a terra. Ora i Colts ci credono, e lo dimostra subito Hilton con una lunga ricezione che porta i padroni di casa attorno alle 20 offensive. Poco dopo arriva anche il TD del pareggio, sull’asse Luck – Ebron. Forse una squadra meno mediocre dei Dolphins non si sarebbe fatta recuperare in questa maniera, regalando immediatamente un altro possesso ad un attacco così capace. La risposta di Miami è un altro 3 e fuori che ci fa capire molto sul verso in cui sta andando la partita; nonostante il campo fosse lunghissimo, anche a causa di alcune penalità piuttosto sciocche, ci si aspettava lecitamente un playcalling un pò più aggressivo.

Nei 2 minuti finali Luck ha il possesso e la chance di condurre un game winning drive che i tifosi gli chiedono a gran voce. Riesce a farlo grazie ad un lungo lancio per Chester Rogers che garantisce a Vinatieri una buona posizione per il calcio che decide la partita: i Colts vincono per 27 a 24, i Dolphins si allontanano – forse in maniera decisiva – dal sogno playoff e lo fanno con merito, dopo aver concesso 13 punti consecutivi senza dare alcuna risposta ai loro avversari, tutti nell’ultimo quarto. Al danno si aggiunge la beffa di aver subito altri due infortuni da verificare in settimana, uno a danno del ricevitore Danny Amendola, uno a danno del centro Travis Swanson.

Le statistiche dicono che Ryan Tannehill ha completato 17 passaggi su 25, passando l’ovale per 204 yards e segnando due TD; Frank Gore ha portato la palla per 14 volte, correndo 67 yards, Leonte Carroo ha ricevuto per 74 yards, nell’unica occasione in cui ha segnato il suo TD. Nel complesso la squadra non ha giocato male, Tannehill è apparso brillante e, tutto sommato, preciso. Quel che conta, però, è che si è perso in una partita preziosissima e che, francamente, squadre come questi Colts e, ad esempio, i Baltimore Ravens, appaiono ben più attrezzate di Miami per condurre la loro nave al porto dei playoff. I punti segnati nell’ultimo quarto, la giusta strada percorsa da Indianapolis nei 15 minuti finali e le buone giocate, molte decisive, sfoggiate nel periodo, hanno fatto tutta la differenza tra  una squadra che può ambire ad essere una delle 12 che scenderanno in campo a gennaio, ed una franchigia di livello medio, che i playoff può al massimo sognarseli.


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