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Il futuro dei Miami Dolphins

Si è appena conclusa la stagione NFL 2019 ed è già tempo di pianificare le prossime mosse: come si stanno preparando i Dolphins alla vicina offseason?


Giunti al termine

Le bocce si sono fermate e il sipario è finalmente calato su questa stagione 2019 della NFL. Il termine finalmente si riferisce, naturalmente, solo ai tifosi di Miami, i quali non vedevano l’ora, da mesi, di arrivare a questo punto, di lasciarsi alle spalle il primo anno di rebuilding e cominciare a mettere a frutto il loro vasto spazio salariale durante la offseason e il loro monte di ben 14 selezioni al prossimo draft che andrà in scena tra il 23 ed il 25 aprile a Las Vegas, la città dell’azzardo che dalla stagione 2020 sarà sede di una franchigia: i Raiders che lasciano Oakland e la Baia di San Francisco per spostarsi nel cuore pulsante del Nevada.

Per tutti gli altri, e anche per chi comunque apprezza lo sport, al di fuori del supporto alla squadra preferita, la stagione è stata avvincente e la sua conclusione ha ammaliato tutti. La superba prestazione dei Kansas City Chiefs che hanno rimontato in 10 minuti 10 punti agli stanchi San Francisco 49ers, sconfitti nella partitissima, pur uscendone a testa alta, consapevoli di aver disputato una stagione memorabile. Ormai si è parlato e straparlato del Super Bowl, e lo si è fatto in tutte le salse, più o meno tecniche, dall’analisi in termini percentuali di NFL Analytics alle testate che si sono invece concentrate sulle corde vocali (o sulle curve?) di Shakira e Jennifer Lopez, regine dell’halftime show.

Un aspetto poco analizzato è stato però quello della città ospitante ed è dunque, con un certo orgoglio di tifosi, che possiamo affermare come Miami sia stata perfettamente all’altezza dell’evento, dando luogo ad un evento che ha incorniciato un grandissimo spettacolo, senza contrattempi o effetti collaterali di rilievo. Complimenti al comitato organizzatore e allo staff dei Dolphins che hanno gestito in maniera eccellente quello che è, con tutta probabilità, il più grande evento sportivo dell’anno. L’impegno del presidente dei Dolphins, Stephen Ross, che pagò di tasca propria circa 700 milioni di dollari per rimettere a nuovo l’Hard Rock Stadium (al tempo SunLife) un paio di anni fa è stato ripagato dall’ottima riuscita del Bowl. Naturalmente per uno come Steve Ross 700 milioni non sono una spesa esosa come sarebbero per chiunque di noi, ma non si tratta comunque di qualche nocciolina e dobbiamo riconoscergli il continuo e instancabile sostegno che dà alla squadra e alla comunità della Florida del Sud; cosa non scontata in questa NFL, basti pensare a quel che è accaduto a San Diego o alla sopra citata Oakland, due città che, soprattutto a causa di una pessima gestione societaria, si trovano ora senza franchigia. A fronte dei risultati recenti tutt’altro che incoraggianti, Ross non ha mai mollato e continua ad allentare le corde del borsone ogni volta che sia necessario.

La NFL è, soprattutto, un business, questa è l’amara verità e servono degli abili businessman per amministrare le franchigie. Checché se ne dica, Miami ne ha uno nelle stanze dei bottoni. Per discutibili che siano a volte alcune decisioni di Ross – ricordiamo che alcune quote dei Fins sono di proprietà di Serena Williams e Gloria Estefan, entrate in società insieme a Ross quando rilevò la franchigia; ora io non ho nulla di personale contro le due, anzi stimo molto entrambe, ma nutro legittimi dubbi sulla loro conoscenza del football americano – egli non ha mai fatto mancare il suo contributo economico all’ambiente.

Che poi, tutti abbiamo visto quanto fosse bella la colorazione rosa e verde acqua dello stadio durante la finale, domenica scorsa. Finalmente l’Hard Rock ha ospitato una partita di tale importanza; come hanno detto in una recente conferenza stampa Ross e il suo vice, Tom Garfinkel, speriamo davvero che il prossimo Super Bowl che si disputerà a Miami (vedrete che non sarà tra tanti anni) veda in campo la squadra di casa.

Il momento di rimboccarsi le maniche

Per i Dolphins, così come per le altre 20 franchigie che non giocano più partite da dicembre, il vero lavoro comincia ora, al termine del Super Bowl. La offseason comincerà ufficialmente nel mese di marzo, naturalmente però tutti gli allenatori ed i general manager sono già all’opera per delineare i roster per la stagione 2020. Tra poche settimane, a fine febbraio, andrà già in scena il primo appuntamento segnato in rosso sul calendario dei GM: la scouting combine, prima occasione di misurare il valore tecnico ed atletico dei prospetti che prenderanno parte al draft. In occasione della combine, i futuri rookie prendono parte a prove ed esercizi atletici che ne misurano i valori a seconda delle principali caratteristiche del loro ruolo; è un appuntamento molto tecnico e di utilità solo parziale, poiché si procede per inviti e non vi prendono parte tutti i prospetti candidati ad entrare nella lega. Da tradizione, comunque, le squadre possono anche tenere colloqui con alcuni dei giocatori che ritengono più interessanti e tracciarne una sorta di profilo umano, da affiancare a quello tecnico che sarà sviluppato nel corso della combine.

Subito dopo la combine si aprirà ufficialmente la offseason e le franchigie avranno libertà di stringere accordi con i cosiddetti unrestricted free agent ovvero quei giocatori che, volenti o nolenti, hanno chiuso il contratto con la squadra di cui indossavano i colori e sono disponibili a fornire i propri servigi sportivi ad una nuova franchigia. La lista di FA non è ancora ben delineata, occorre infatti osservare come si comporteranno le squadre che hanno detenuto i cartellini nel corso dell’ultima stagione, le quali potrebbero applicare i loro tag sui giocatori, impedendone lo spostamento. In chiusura di contratto, ad ogni modo, ci sono talenti davvero interessanti.

Tanto nella offseason quanto nel draft i Dolphins faranno la parte del leone. C’è sicuramente un motivo se Chris Grier e Brian Flores hanno devastato il roster l’anno scorso, liberandosi di ingaggi costosi e accumulando picks come se non ci fosse un domani; devono aver seguito una strategia, un’idea di team building che, naturalmente, noi esterni non conosciamo, dal momento che la prima regola di ogni GM è quella di non scoprire mai le proprie carte, facendo capire agli avversari le proprie intenzioni. La ratio di Miami, negli ultimi anni, è sempre stata quella di selezionare i migliori talenti disponibili ad ogni chiamata; quest’anno però le scelte sono davvero tante e, dato l’alto numero di picks, è possibile giocarsi il draft come meglio si ritenga: selezionando 14 giocatori, scambiando verso l’alto per selezionare meno ma prospetti più appetibili o verso il basso, per selezionare un numero di giocatori più ampio, ma con un talento – almeno sulla carta – meno straripante.

Tutto quel che si dice ad inizio febbraio, in merito alla NFL, lascia il tempo che trova, per cui ha poco senso perdersi in illazioni, voci di corridoio o persino mock draft, esercizio che serve semplicemente al suo autore per riempire la propria column in un momento morto della lega, senza partite e news quotidiane. Non ci resta quindi altro da fare che darci appuntamento a quando potremo dare aggiornamenti di qualche rilevanza riguardanti i Fins.

La prossima offseason è attesa con ottimismo e speranza da ogni tifoso, in particolar modo per chi sostiene squadre che hanno scelte alte al draft e possibilità di ingaggiare campioni. Sotto entrambi gli aspetti, Miami è la prima.


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