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Aaron Rodgers ai Patriots? Ecco 5 buoni motivi per farlo

5 buone ragioni per cui un matrimonio tra Rodgers e Belichick potrebbe essere la soluzione migliore per ambo le parti.

Aaron Rodgers New England Patriots

Il Draft NFL 2020 ci ha riservato delle sorprese, anche se il primo giro ha fornito esiti nella norma, nella maggior parte dei casi piuttosto prevedibili. I vari Burrow, Young, Okudah, Tagovailoa, Herbert, sono effettivamente approdati nelle destinazioni più o meno previste. Ma come spesso accade il draft è anche fucina di emozioni e sorprese.

La sorpresa più importante è stata fornita dai Green Bay Packers, che hanno scelto di assicurarsi le prestazioni del giovane quarterback, proveniente da Utah State, Jordan Love. Questa mossa, oltre ad aver sorpreso numerosi addetti ai lavori, ha generato legittimi dubbi sul ruolo di Aaron Rodgers come QB titolare dei Packers. Se i numeri e il valore di AR12 non sono certamente in discussione, l’arrivo di Jordan Love scatena qualche curiosità sul fatto che Rodgers possa accettare di ridurre il proprio minutaggio in favore del giovane QB appena arrivato da Utah State, e ne scatena altre riguardanti il fatto che Love possa sedersi in panchina a guardare per tutta la stagione il ben più esperto Rodgers, che tenta di prendersi di nuovo le luci della ribalta.

Al Pat McAfee show, in diretta speciale per il primo giro del Draft 2020, Pat McAfee era in collegamento streaming e in diretta internazionale con AJ Hawk, (ex Green Bay Packer) e proprio con Aaron Rodgers. Quest’ultimo, nella discussione che è durata circa mezz’ora, ha espresso i suoi legittimi dubbi sulle recenti scelte prese dallo staff manageriale dei Packers, basati sulle richieste di Rodgers stesso: aveva, negli anni, fatto sempre più insistenti richiesta sulla possibilità di avere degli uomini di qualità nelle posizioni chiave.

Avrebbe voluto, per esempio, che si scegliesse un TE (un erede di Jimmy Graham, passato adesso nelle fila dei Bears), nella figura di un Thaddeus Moss. Oppure un qualsiasi WR, (che però sono stati scelti nelle posizioni più alte), o addirittura un uomo di linea per proteggerlo. Nulla di tutto questo è stato fatto. Una manciata di chilometri ad est di Green Bay, si è invece consumata prima del draft, la separazione più clamorosa della NFL: dopo 20 anni di fortunato sodalizio, Tom Brady ha abbandonato i New England Patriots, per approdare ai Tampa Bay Buccaneers, lasciando a Belichick, Kraft e tutti i tifosi della Pats Nation del mondo, una voragine tecnica ed emotiva che molto difficilmente potrà essere rimarginata.

Riflettendo su questi due eventi, il pensiero di noi esperti è stato quello di mettere insieme le due cose: si sarebbe potuto legittimamente pensare infatti, che Rodgers potesse fare le valigie e andarsene a Los Angeles, sponda Chargers. Difatti, ha come seconda casa una residenza a Malibu. Tuttavia, è difficile pensare che vada a fare il terzo incomodo in una squadra dove ci sono Tyrod Taylor e il neo acquisto Justin Herbert, appena draftato da Oregon University. Quindi, rimane come possibile (e quasi snodabile) opzione quella di andare a giocare con i New England Patriots. Ed ecco 5 punti che dimostrano perché il matrimonio tra Rodgers e i Patriots farebbe felice i contraenti:

Motivo n.1: Riempire la casella n.12

C’era una volta a Foxboro Tom Brady, idolo assoluto della gente del New England: amato dai padri di famiglia per come giocava e come conduceva i Patriots ai loro innumerevoli successi, adorato dalle madri di famiglia che, con quella faccia da ragazzo del coro, lo avrebbero scelto tra mille come fidanzato ideale per le loro figlie, ma soprattutto venerato dai suoi compagni di squadra che, grazie a lui, interpretavano le partite con sicurezza serafica, poiché anche se il match si fosse messo male, il cavaliere col numero 12 si sarebbe esaltato nel compiere l’ennesima rimonta.

Ora però tutto questo non ci sarà più: TB12 se ne è andato, ha voluto accettare la sfida di provare a vincere in un altra conference, per diventare un eroe dei due mondi e per non sentirsi dire, una volta terminata la sua brillante carriera, che i suoi successi sono tutti frutto del suo fortunato sodalizio con Bill Belichick, Robert Kraft e, più in generale, con i Patriots. Ma adesso proprio la compagine di Foxboro si trova a dover fare a meno di quella fantastica e morbida coperta di Linus che l’ha protetta per venti lunghi anni e quel vuoto alla casella numero 12 sembra incolmabile sia dal punto di vista tecnico sia soprattutto dal punto di vista emozionale, con i tifosi della Pats Nation abituati fin troppo bene e, adesso, con l’entusiasmo e l’umore sotto i tacchi.

L’acquisto di Rodgers potrebbe riportare l’entusiasmo alle stelle e riempire quel solco del numero 12 in un baleno, non solo perché banalmente anche Rodgers indossa la casacca numero 12, ma anche perché i tifosi dei Patriots rivedrebbero subito in lui la speranza di non doversi rassegnare, dopo così tanti trionfi, ad anni di anonimato sportivo.

Tutto questo avrebbe ovviamente anche un chiaro e convenientissimo risvolto di marketing: la maglia di Tom Brady è sempre stata una delle più vendute, se non la più venduta in assoluto e poterne vendere una con lo stesso numero, (seppur chiaramente con un nome diverso), fornirebbe una trovata di marketing davvero quasi senza precedenti che manterrebbe praticamente intatte le vendite della numero 12 e darebbe continuità alla storia di questo numero, divenuto ormai mistico nella mente dei tifosi dei Patriots: tra loro c’è chi vorrebbe il ritiro di quella casacca, ma siamo pronti a scommettere che se dovesse arrivare Rodgers, questa richiesta verrebbe ben presto accantonata.

Motivo n.2: Un QB vecchio/nuovo e un sistema vecchio/nuovo

Un’altra ottima ragione che potrebbe spingere Rodgers ad accasarsi a Foxboro è il fatto che entrerebbe in un sistema già collaudato e abituato a giocare con un quarterback dalle caratteristiche simili a quelle di Brady: un quarterback dotato di grandissima esperienza, di un talento cristallino e di una capacità di vedere il gioco e, quindi, di lanciare di conseguenza, davvero rara al giorno d’oggi.

Chiaramente tutto questo porterebbe dei benefici evidenti ai giocatori dei Patriots, che risulterebbero meno scossi di quanto lo sarebbero con un quarterback che adotti uno stile completamente diverso da quello del vecchio Tom. Abbiamo definito sia il quarterback che il cosiddetto “sistema Belichick” come vecchio/nuovo poiché la stagione appena trascorsa sembrerebbe suggerire che sia meglio puntare sul nuovo che avanza: Belichick è stato sconfitto sonoramente nelle wild cards contro i Titans ma, la vera sconfitta tragica per lui e per i Patriots, è stata quella contro Miami nell’ultima settimana di regular season, dove dei Dolphins ormai in vacanza hanno clamorosamente battuto i Patriots, condannandoli alle wild cards e facendo emergere in maniera chiara e inequivocabile tutte le lacune della compagine di Foxboro.

In qualità di head coach i Dolphins avevano e, per la fredda cronaca hanno ancora adesso, Brian Flores che ha lavorato a lungo con Belichick e in quella partita ha dimostrato come chi ha lavorato con BB possa batterlo, poiché ne conosce ormai tutti o quasi tutti i segreti tattici nascosti. Rodgers invece è arrivato vicino al sogno di staccare il biglietto proprio per Miami, luogo dove si è giocato il Superbowl, ma i suoi piani, così come quelli di tutti i Packers, sono stati rovinati dal giovane e rampante Jimmy Garoppolo, (allievo di Belichick e Brady tanto per rimanere in tema), che ha sconfitto Rodgers in finale di conference, distruggendo sogni e speranze dei tifosi di Green Bay.

Questi dati e più in generale l’andamento della stagione appena trascorsa, sembrerebbero sottolineare come ormai i sistemi conosciuti e rodati siano in realtà diventati prevedibili e forse persino ammuffiti e soprattutto, come i quarterback che rimangono nella “tasca” e basino la loro partita quasi esclusivamente sui lanci, per talentuosi che siano, pare debbano lasciare il passo a quarterback più moderni che amano muoversi dalla loro zona di comfort e che alternino corse e lanci in maniera praticamente omogenea, (si pensi alla vittoria del Vincent Lombardi di Patrick Mahomes o alla vittoria del MVP stagionale di Lamar Jackson), che indubbiamente sono quarterback che rispondono in pieno a questo identikit.

La prossima stagione servirà a capire se quanto si è visto sia solo un’episodio sporadico oppure la chiara e lapalissiana prova che il vento sta cambiando, ma siamo sicuri che sia Belichick che Rodgers non si arrenderanno tanto facilmente a quest’idea e collaborare potrebbe essere la via migliore per dimostrare che l’esperienza può dire ancora molto nella NFL di oggi.

Motivo n.3: Not today Jerry

Per molti affiancare il nome di Rodgers a quello dei Patriots potrebbe sembrare assurdo e una delle tante ragioni di ciò è data dal fatto che, perso ormai Brady, sia molto difficile pensare che New England voglia sostituire un veterano con un altro veterano e, riallacciandoci a quanto abbiamo sottolineato nel precedente punto, questa posizione appare perfettamente sensata e lo è ancor di più se si considera che i Patriots abbiano acquistato Brian Hoyer, anch’egli un veterano che per di più conosce il sistema Belichick, avendoci già lavorato insieme in passato, che pare essere però destinato a fare sia da riserva che da chioccia al nuovo che avanza e il nuovo che avanza in casa Patriots si chiama Jarrett, (detto Jerry), Stidham.

I fan dei cartoni animati di Hanna & Barbera avranno certamente già apprezzato l’ironia di come i Patriots stiano per passare da Tom a Jerry, ma tutto sembra far pensare ad un ringiovanimento progressivo del roster dei patrioti e l’identikit di Stidham sembra perfetto: giovane, ambizioso, pronto da plasmare, dotato di buona personalità e, nella scorsa preseason, sembra aver messo già in mostra cose egregie prima di risedersi in panchina ad assistere da spettatore alla ventesima e ultima stagione di Tom Brady con la maglia rossa bianca e blu.

Se però Stidham divenisse il titolare dei Patriots sin da subito rischierebbe di vedersi proiettato in una situazione davvero complicata, forse troppo per un ragazzo della sua età: la franchigia del New England infatti, per la prima volta dopo quindici anni e forse anche di più, non parte con i favori del pronostico in AFC East, visti i numerosi addii e i contemporanei rinforzi dei rivali, (Bills e Dolphins su tutti), i tifosi sembrano delusi e amareggiati dall’addio di Brady e dal fatto che si stia andando verso una stagione anonima a cui loro non sono più abituati, (basti pensare che c’è chi addirittura parla già di tanking), ma soprattutto fare il quarterback titolare immediatamente dopo vent’anni di Brady è come mettere in scena a teatro il nostro spettacolo immediatamente dopo che, in quello stesso teatro, si è appena esibito William Shakespeare.

Tutto questo potrebbe portare il giovane Jerry a risentire troppo della pressione e, alle prime partite sbagliate, il pubblico, deluso e nevrastenico, potrebbe già chiedere la sua testa e portare BB ad accontentarli, segnando un durissimo e forse mortale colpo alla carriera di questo promettente rampollo. Se invece dovesse arrivare Rodgers, quest’ultimo potrebbe risolvere in un colpo tutti i problemi di pressione poc’anzi descritti, perché indubbiamente il vecchio Aaron avrebbe spalle molto larghe, ma soprattutto potrebbe fare le fortune del giovane Jerry: immaginate per un secondo un quarterback così giovane che, dopo aver avuto seppur per poco, un maestro come Brady, ne avesse un’altro come Rodgers, che per qualche anno lo catechizza e poi gli cede le chiavi del team offensivo, riuscite ad immaginare un quarterback che entra in campo da titolare in un età più matura e consona dopo aver avuto come insegnanti Tom Brady e Aaron Rodgers? noi lo immaginiamo eccome: come un futuro hall of famer.

Motivo n.4: Aaron Rodgers eroe dei due mondi

Il matrimonio tra Rodgers e i Green Bay Packers è nato nel lontano 2005, quando venne scelto al draft dalla franchigia del Wisconsin come futuro sostituto del fortissimo e amatissimo Brett Favre. Inizialmente le cose andarono secondo i piani: al termine della stagione 2007/2008 Favre decise di ritirarsi e i Packers lo sostituirono proprio con Rodgers che, dopo alcune stagioni di gavetta in panchina, imparò molto dal suo predecessore e fu pronto a raccoglierne la pesante eredità.

Dopo un normale periodo di adattamento, Rodgers condusse, nella stagione 2010/2011, i suoi alla vittoria nel Superbowl numero 45 contro i Pittsburgh Steelers, regalando a Green Bay il quarto Vincent Lombardi della loro storia e regalandosi il primo titolo MVP del Superbowl della sua carriera, stravincendo il duello contro il ben più navigato Ben Roethlisberger. Sembrava la nascita di un nuovo enfant prodige, confermata anche nella stagione successiva dove, nonostante i Packers non riuscirono a replicare il successo della passata stagione, Rodgers riuscì comunque a ritagliarsi un pò di gloria personale, vincendo il titolo di MVP della stagione. Da lì in avanti però, il sodalizio tra lui e Green Bay, che sembrava più forte e vigoroso che mai, cominciò lentamente ad incrinarsi: i Packers non riuscirono più a vincere, partecipando molte volte ai playoff ma sfarinandosi troppo spesso nel momento culminante, AR12 venne spesso accusato di non essere più in grado di replicarsi e di non saper gestire la pressione degli incontri da dentro o fuori e il paragone con il suo predecessore Brett Favre iniziò a farsi sempre più ingombrante.

A rendere ancora più difficoltoso il tentativo di risalita di Rodgers ci si mise un altro paragone scomodo, quello con l’altro numero 12, quello della AFC, che continuava a collezionare successi individuali e di squadra e che ben presto tolse ad Aaron la palma di “più famoso numero 12”, fino ad arrivare al giorno d’oggi dove, nel draft 2020, i Packers hanno scelto di chiamare Jordan Love, una scena che al vecchio Rodgers sembrerà estremamente familiare: Love infatti sembra essere quello che lui è stato nel 2005, ovvero il sostituto del quarterback più navigato pronto a subentrare al primo segnale utile e se Favre accettò la cosa senza particolari mugugni, Rodgers potrebbe non comportarsi come il vecchio Brett e vedere questa mossa, definita da molti addetti ai lavori come la più grande sorpresa del primo giro, come un atto di completa sfiducia nei suoi confronti, un affronto troppo umiliante da accettare, visto e considerato anche che egli ha più volte ribadito di voler giocare ancora per almeno 4-5 anni e di voler rimanere con la casacca giallo-verde per tutta la sua carriera.

Se Rodgers dovesse vederla in questo modo, la separazione sarebbe quasi ineluttabile e non concependo il ritiro come un’ipotesi plausibile, la sola possibilità rimasta sarebbe quella di accasarsi altrove, magari in un altra conference lontana dalla cara Green Bay, così da ridurre drasticamente la possibilità di riaffrontare il suo passato e, in quest’ottica, i New England Patriots sarebbero la destinazione ideale: in AFC, con una tradizione vincente, con la possibilità di vincere il settimo Vincent Lombardi e diventare la squadra più titolata della lega in solitaria, ma soprattutto con l’occasione di divenire un quarterback in grado di vincere in entrambe le conference, dimostrando anche all’altro numero 12 di aver sbagliato nel non restare al suo posto e nel non aver avuto più fiducia sulle possibilità della compagine di Foxboro, prendendosi così anche una piccola grande rivincita nei confronti di uno dei suoi più grandi colleghi, con cui è come detto spesso e volentieri stato paragonato, anche solo per il semplice fatto che entrambi portano lo stesso numero di maglia.

Proprio dall’altro numero 12 è nato il ragionamento esplicato in questo punto: se Brady è andato a Tampa Bay per provare a divenire un eroe dei due mondi, perché Rodgers non potrebbe desiderare in cuor suo di voler ambire a fare altrettanto? siamo sicuri che questo è uno scenario che stuzzicherebbe e non poco la fantasia di uno sportivo ambizioso come lui.

Motivo n.5: AR+BB=E2

Non fatevi spaventare da un titolo che apparentemente sembra essere una formula matematica o fisica priva di ogni senso: essa è in realtà una formula e abbiamo scelto di presentarla così per un motivo ben preciso che vi sarà chiaro strada facendo.

Quello che stiamo ipotizzando è un nuovo e clamoroso sodalizio tra Belichick e Rodgers, un sodalizio che creerebbe una fusione d’importanza e imponenza numerica forse mai vista nella storia della NFL e, visto che stiamo parlando di formule empiriche, riteniamo opportuno citarveli questi numeri, quelli che i due vecchi lupi di football possono vantare: Belichick può vantare, nella sua lunga storia da head coach, la bellezza di 6 Vincent Lombardi, 9 titoli di AFC, 17 titoli di AFC East e 3 riconoscimenti come miglior allenatore dell’anno. Rodgers risponde per le rime, (ovviamente nella sua zona d’appartenenza), con 1 Vincent Lombardi, 1 titolo NFC, 7 titoli NFC North, 1 titolo MVP del Superbowl, 2 titoli MVP della NFL e 8 apparizioni al Pro Bowl.

Se tutti questi successi dovessero essere fusi insieme, ne verrebbe fuori un’addizione davvero gigantesca, fatta di trofei e voglia di vincere ed è per questo che, sostenuta dai numeri poc’anzi sciorinati, abbiamo inventato la suddetta formula che adesso vi spieghiamo nel dettaglio: Aaron Rodgers, (AR), sommato a Bill Belichick, (BB), è uguale a E2, che sta per esperienza al quadrato: il dato sull’esperienza, della cui importanza abbiamo già parlato prima, verrebbe elevato al quadrato, dato rarissimo al giorno d’oggi, poiché è già difficile di per sé trovare un così alto grado d’esperienza in uno dei due addendi, (quarterback e head coach), ma trovarne due così in alto e addizionarli insieme, potrebbe significare creare, con i cosiddetti “vecchi”, una formula tutta nuova: quella che potrebbe divenire la nuova formula alla base di un’altra teoria vecchia-nuova: quella della relatività del football moderno, vecchia perché la vera teoria della relatività è stata già teorizzata nel 1915 da Albert Einstein, nuova perché nessuno ha mai pensato di applicarla ad uno sport come il football e sebbene siamo perfettamente consapevoli che lo sport non possa essere spiegato con delle formule matematiche,esattamente come i grandi scienziati, saremmo curiosissimi di verificare a quali risultati potrebbe portare la sua effettiva applicazione.

Non succede ma se succede…

Giunti a questo punto occorre tirare un pò le fila del nostro discorso ed arrivare ad una conclusione che sia anche un ricongiungimento con lo scopo principale per cui nasce un sito come il nostro, ovvero quello di informare i nostri cari lettori su quello che accade nel mondo del football. Abbiamo stabilito, al di là di ogni ragionevole dubbio e messe da parte le questioni legate all’aspetto romantico e sentimentale del gioco, che sarebbe davvero stuzzicante vedere Aaron Rodgers raccogliere l’eredità di Tom Brady e divenire il nuovo numero 12 dei New England Patriots, ma a questo punto occorre giustamente chiedersi quante reali ed effettive possibilità ci siano che quest’eventualità si verifichi per davvero.

In questo momento l’attenzione del mercato NFL è tutta rivolta verso i giocatori scelti al Draft e agli scambi per sistemare le varie franchigie, pertanto in questo momento ci sembra prematuro anche solo ipotizzare delle percentuali di realizzazione dell’evento. Se dovessimo comunque sbilanciarci, riterremmo piuttosto difficile che il matrimonio tra Rodgers e i Patriots possa realmente avere luogo. Questo anzitutto perché sembra difficile impostare una trattativa tra le due compagini, soprattutto perché sembra complicato individuare delle basi solide sulle quali farla decollare, poi per via della salary cap che rende difficile la ricollocazione di uno che ha lo stipendio di Rodgers e infine perchè le strategie delle due squadre sembrano ben definite: i Packers hanno scelto Love per inserirlo e farlo crescere qualche anno sotto l’ala protettiva dello stesso Rodgers, analogamente a quanto già fatto nel 2005, il quale gli affiderà le chiavi della prima squadra quando deciderà di averne avuto abbastanza, mentre i Patriots sembrano aver avviato un ringiovanimento del roster, con Stidham pronto a fare gli onori di casa e il neo acquisto Hoyer nel ruolo di suo mentore e sua riserva.

Nonostante queste valide considerazioni, tra gli addetti ai lavori si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui i Packers abbiano scelto Love per dare il benservito a Rodgers, mentre i Patriots non si fidino troppo di Stidham già da ora e che la scelta di rinunciare al primo giro del draft e quindi alla possibilità concreta di prendere un quarterback, (magari lo stesso Love), sia perché il vecchio zio Bill abbia una sua idea in testa che magari è proprio quella di toccare le corde giuste con Rodgers per convincerlo a sposare la causa dei patrioti. A sostenere con più insistenza questa ipotesi è Reggie Bush, vecchia gloria NFL ormai in pensione, che però milita molto attivamente nel mondo del giornalismo NFL, il quale, in un suo recente tweet posteriore al draft, ha dichiarato di essere convintissimo che alla fine Rodgers finirà ai Patriots. Impossibile sapere adesso quale sia la verità, ma noi ci affidiamo ad un altro vecchio e compianto genio, stavolta della nostra musica, il grande Lucio Battisti: lo scopriremo solo vivendo.

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