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Una sfida da vincere, la preview di Bengals@Dolphins

A Miami arrivano i Cincinnati Bengals; una squadra in cerca di sè e che sconta il grave infortunio al suo QB, Miami deve vincere per inseguire i playoff.


L’anno scorso questa sfida ci divertì davvero molto. Da una parte c’erano i Miami Dolphins allenati da Brian Flores, dall’altra i Cincinnati Bengals di Zac Taylor: due head coach debuttanti per due squadre in piena ricostruzione. Quella partita si giocò all’antivigilia di Natale 2019, in un mondo che non conosceva ancora la pandemia e si stava preparando alle festività. Da una parte c’era il QB Ryan Fitzpatrick e dall’altra Andy Dalton. La sfida si risolse all’overtime, tenendoci con il fiato sospeso per oltre 60 minuti effettivi. La spuntarono alla fine i Dolphins in quello che venne chiamato il Burrow – Bowl, tra due franchigie che erano in cerca del loro franchise QB del futuro in un periodo nel quale l’investimento migliore era considerato il prodotto di LSU.

La sconfitta dei Bengals consegnò praticamente loro il QB con il numero 9, selezionato con la prima assoluta da una squadra che concluse il campionato con un record di 2 – 14 e dunque, si aggiudicò la possibilità di precedere tutte le altre nella chiamata dei rookie. A poco meno di un anno di distanza molto è cambiato ma non la sfida che andrà in scena domani: all’Hard Rock Stadium arriva Cinci.

Due franchigie in crescita

Nella loro seconda stagione, ambedue i capoallenatori stanno facendo crescere le loro squadre. L’impatto del lavoro di Flores è sotto gli occhi di chiunque, è appena alla sua seconda stagione e già i Dolphins lottano per un posto nei playoff: il miglioramento è stato tangibile. Taylor ha già raggiunto il numero di vittorie dello scorso anno, con ancora un mese di partite di fronte. Naturalmente, non è troppo complicato arrivare a 2 misere vittorie ma ci sono possibilità di fare meglio con 5 sfide ancora da giocare. Certo, il mattone della perdita di quel Joe Burrow appena citato è pesantissimo – stagione finita per la matricola, dopo aver rimediato un brutto infortunio contro il Washington Football Team – ma mai dire mai.

Nelle ultime 7 partite, Miami ha racimolato 6 vittorie, un risultato non da poco, che potrebbe migliorare ancora, fino a 7 su 8, vincendo contro questi Bengals. Flores non si culla troppo su questi numeri. Anzi, a sentir lui, non è cambiato davvero nulla rispetto all’inizio della stagione, soprattutto in termini di approccio. “Non puoi andare dove vuoi arrivare se non cominci a superare gli ostacoli che hai di fronte mentre cammini. Forse qualcuno ci riesce ma a me non è mai capitato. Non arrivi subito alle cerimonie, non succede così. Devi occuparti di quel che hai di fronte, questo è sempre stato il mio approccio.”

Ryan Fitzpatrick e Christian Wilkins gioiosi dopo la vittoria dell’anno scorso sui Cincinnati Bengals. Foto: The Phinsider

Il record dei Bengals recita 2-8-1 e non è certo invidiabile ma la franchigia è stata competitiva per larghi tratti della stagione, almeno finché poteva schierare Burrow. Ovviamente perdere il tuo QB in questa maniera non è facile per nessuno e non so quanto possa essere consolante al momento la considerazione che il futuro per i Bengals appaia luminoso, con tanti giovani giocatori che si stanno mettendo in mostra in attacco e in difesa.

Aggiornamenti dall’infermeria

Nei Dolphins non si sono allenati il RB DeAndre Washington (tendine del ginocchio) e l’ibrido offensivo Malcolm Perry (infortunio al petto) mentre la guardia Solomon Kindley (piede), l’altro RB Salvon Ahmed (spalla) e il QB Tua Tagovailoa (pollice) sono stati limitati. Per quanto riguarda la partita, dunque, i primi due saranno probabilmente fuori mentre gli ultimi 3 vanno valutati in giornata. È stato dichiarato out anche il RB Matt Breida, inserito in lista COVID.

Nelle file dei Bengals, invece, sono stati molti i giocatori che hanno saltato l’allenamento settimanale principale, quello di mercoledì: Geno Atkins (DT), Tony Brown (CB), Mike Daniels (DT), A.J. Green (WR), Clark Harris (long snapper), Alex Redmond (OG), Auden Tate (WR) e Brandon Wilson (S). A questi vanno aggiunti i due giocatori che hanno sostenuto la sessione in maniera limitata: Christian Covington (DT) e Mike Thomas (WR). Non è una bella situazione per Cincinnati, che in questa lista annovera numerosi dei suoi giocatori chiave. Naturalmente, la squadra cercherà di recuperarne quanti più possibile entro domani ma è certo che qualcuno finirà per restare fuori dalla partita.

Chi sono i Bengals

Il record all-time tra le due franchigie arride a Miami, che ha 16 vittorie e 4 sconfitte contro i Bengals, compresa la vittoria in postseason, nell’unica volta in cui le due squadre si sono incontrate durante i playoff. Vincendo domani, i Dolphins raggiungerebbero il record di 8 – 4, come non capita dal 2001 (9 – 3 a questo punto della stagione). Andiamo però ad approfondire chi sono questi avversari e quali sono le loro forze e debolezze.

Data l’assenza di Burrow, il QB titolare di Cincinnati sarà Brandon Allen. I due timonieri attivi nelle file dei Bengals, al momento, sono lui e Ryan Finley. Quest’ultimo sembrava il candidato più affidabile a traghettare i suoi fino al termine della stagione ma poi Taylor ha optato per Allen. Ciò si deve al fatto che questo QB conosce meglio gli schemi dell’allenatore, essendo già stato con lui anche ai Los Angeles Rams nel 2017 e 2018. Le armi a sua disposizione non vanno sottovalutate. Partiamo da quella che ha impressionato di più: Tee Higgins. Si tratta di una matricola che sta facendo benissimo in questa stagione; guardiamo soltanto le sue statistiche come WR: 48 ricezioni per 637 yards e 5 TD. Niente male. Accanto a lui c’è il compagno di reparto Tyler Boyd, il quale guida la squadra in ricezioni, ne ha 72, e receiving yards, 725. A suo nome troviamo 3 TD. Come già riportato, A.J. Green è in dubbio e non sta certo attraversando la miglior stagione della sua carriera, ciò non toglie comunque che sia uno dei migliori nel suo business: quello di ricevere palloni. Giovani Bernard è invece un RB però non disdegna certo qualche ricezione, e infatti Taylor non ha problemi a considerarlo su schemi di passaggio: il nativo di West Palm Beach – suppergiù 1 ora di macchina dall’Hard Rock Stadium – ha già registrato 484 yards dalla linea di scrimmage e 4 TD. La difesa di Miami – e soprattutto Nik Needham – dovranno fare molta attenzione a Boyd, il ragazzo è rapido ed efficace dalla slot, nella parte centrale del campo. Oltre l’86% degli snap che gioca lo vedono schierarsi in questa posizione. Da questo ruolo il ricevitore ha guadagnato 623 yards. Meglio di lui nella NFL solo Cole Beasley, ricevitore di Buffalo che già fece impazzire i Fins a settembre.

Cincinnati ha anche altre frecce al suo arco. Jonah Williams ad esempio, tackle offensivo al secondo anno, è uno che ha concesso solo 21 pressioni al proprio QB su 406 snap che ha giocato. È un ottimo giocatore ma, sfortunatamente, predica nel deserto visto il basso livello dei suoi compagni in linea, ampiamente responsabili del brutto infortunio subito da Burrow. Anche nella defensive line c’è un primo violino: Carl Lawson, che ha portato pressione al QB avversario 36 volte, il doppio del primo inseguitore nella sua linea (Sam Hubbard). Attenzione anche alla safety Jessie Bates III. Il ragazzo sta diventando rapidamente uno dei migliori quando si tratta di agguantare l’ovale: ne ha già intercettati 3 e, trovandosi di fronte al miglior difensore della lega in termini di INT – e probabilmente non solo – ovvero sua maestà Xavien Howard, il re dell’intercetto, potrebbe decidere di imitarlo. Tra parentesi, correte a votare X per il Pro Bowl, appena finito di leggere l’articolo.

Xavien Howard. Foto: Bocamag.com

Le statistiche di squadra per i Bengals ci dicono che Cinci è ventiseiesima in punti segnati, ventiquattresima in total offense, ventinovesima sulle corse e diciottesima sui passaggi. Come detto in apertura, è una squadra migliore del suo record. Taylor, che ha avuto un passato a Miami, dove ha lavorato con i QB durante la – poco memorabile – gestione di Joe Philbin, tra il 2012 e il 2015, ama impiegare la formazione di attacco nota come 11 – personnel, quella che schiera 1 TE, 1 RB e 3 WR. Nel 76% dei loro possessi i Bengals scendono in campo in questa maniera. In difesa, Cincinnati è ventiduesima per segnature, ventiseiesima in total defense, trentesima contro le corse e ventiduesima contro i passaggi. Il punto debole del reparto è probabilmente la pressione che portano al QB avversario; i Bengals sono infatti trentunesimi in questa speciale classifica. Sarebbe la partita ideale per Tua, per farlo abituare al meglio ai ritmi della lega. La sensazione però, nel momento in cui scrivo, è che sarà nuovamente Fitz a giocare titolare.

Qui Miami

Possiamo trovare alcune somiglianze tra i New York Jets affrontati una settimana fa e questi Cincinnati Bengals. Si tratta di due squadre in chiara difficoltà, evidentemente, le quali faticano eccome a muovere la catena. Questo può giocare nettamente in favore della difesa di Miami, la quale si sta comportando in modo egregio, trascinando la squadra al pari dei suoi compagni dello special team. L’attacco invece latita ed è necessario si dia una svegliata, perché dopo questa partita abbiamo 4 finali, contro squadre che non si chiamano certo Jets o Bengals – con tutto il rispetto per loro, naturalmente.

Jason Sanders realizza il field goal che vale la vittoria nell’overtime della sfida dello scorso anno a Cincinnati. Foto: WCPO.com

Se l’attacco vuole ingranare, non può affidarsi solo alle braccia dei suoi QB; ha infatti bisogno che anche i RB facciano la loro parte. Importante, sotto questo punto di vista, potrebbe essere la presenza di Myles Gaskin domani. Ahmed sarà infatti probabilmente non al massimo e riattivare il runner che stava facendo tanto bene – pur senza dominare, chiariamoci – prima di finire in lista infortunati, non sarebbe affatto male. Una decisione sul suo impiego è attesa entro la giornata di oggi. È comunque l’intero reparto a dover migliorare. Chan Gailey, il coordinatore offensivo, lo sa bene, e infatti ha detto alla stampa, nell’incontro di mercoledì con i media locali: “Come attacco devi essere in grado di reagire a quello che fa la difesa, devi riuscire ad avvantaggiarti degli schemi difensivi. Penso che il gioco di corsa bilanci la offense e quindi continuerò a proporlo. A volte non è produttivo come vorremmo ma dobbiamo semplicemente trovare altri modi per eseguire meglio.” Di difesa abbiamo parlato, di attacco pure, di special team no. La terza formazione corre troppo spesso il rischio di passare in secondo piano anche quando, come nel caso dei Dolphins, è uno dei migliori reparti della squadra. Non a caso, il kicker Jason Sanders è stato incoronato miglior special team player del mese per la AFC, a causa delle sue ottime performance di novembre.

Quali saranno le chiavi tattiche della sfida? Difficile da dire ma, come sempre, tenteremo. Data la poca esperienza di Allen e la grinta e coesione della difesa di Miami, probabilmente il primo tema della gara sarà proprio questo: riuscirà l’unità di Josh Boyer a restare dominante come si è dimostrata nelle ultime partite disputate? Il reparto ci ha mostrato di saper trovare molti modi per mettere in difficoltà il QB avversario e segnare dei punti. Serve continuare su questa strada. Per vincere nel football moderno, però, occorre essere complementari. L’attacco dei Fins deve smetterla di contare solo sulla sua difesa. Se mancano gli attaccanti capaci di impensierire gli avversari – siamo una squadra che ha subito diversi infortuni da quella parte della palla e che ha un QB al primo anno – bisogna comunque tentare di stressare la difesa avversaria su ogni fronte: linea, pacchetto intermedio e secondaria. Infine, naturalmente, sarà necessario segnare punti, perché è in questo modo che si vincono le partite. I Dolphins stanno giocando bene nella red zone. Rispetto allo scorso anno, quando troppo spesso ci dovevamo accontentare dei 3 punti giunti all’interno delle ultime 20 yards, quest’anno la squadra è sempre stata in grado di segnare dei TD. Si tratta di una delle aree in cui i ragazzi sono migliorati di più, a mani basse. La squadra lo ha fatto con molta immaginazione, affidandosi soprattutto ai passaggi, viste le ataviche difficoltà nella corsa che accompagnano la gestione Flores – e che ci auguriamo siano presto risolte. Per banale che possa apparire questa conclusione, trovare 6 punti (7 se hai Jason Sanders in squadra, che segna PAT in maniera pressoché automatica) quando sei sulle 20, le 15 o le 10, è un boost morale pazzesco per tutta la squadra, non certo solo per il QB e il realizzatore. Ritengo che questi siano i principali punti di svolta della sfida, le situazioni sulla quale l’una o l’altra squadra possono giocarsi la vittoria.

A Cincinnati si sta probabilmente già pensando al prossimo anno, i Bengals non hanno alcuna ambizione di playoff. Miami invece è ancora in corsa e ha assolutamente bisogno di rispedire i suoi avversari di domani nella Città della Regina con la coda tra le gambe, se vuole sperare – almeno – di rimanere ancora in quella conversazione. Forza Dolphins.

Zac Taylor ha qualcosa da ridire a un arbitro, in una foto dalla scorsa stagione. Foto: Bryan Woolston/Getty Images

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