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Houston abbiamo un problema: i Dolphins sono spariti

Un attacco pirotecnico passeggia sulla difesa dei Dolphins. Watson trova 5 touchdown, Miller scorazza liberamente, Hopkins e Watson segnano a ripetizione.

Adam Gase

Considerazioni sparse

Magari è stata solo la partita sbagliata nel momento sbagliato. 

Incontrare una squadra in forma con i Texans, in un pessimo momento per i Dolphins con tanti infortuni e pochi giorni di riposo per i veterani (questione apparsa cristallina nel quarto quarto, soprattutto per la difesa),non poteva che tradursi in un’abbuffata per Houston, e così è stato giovedì notte.

I Texans erano partiti 0-3, li davano per bolliti a settembre e poi hanno messo in fila 5 vittorie consecutive, alcune delle quali davvero convincenti, come proprio quella contro i Fins, e ora si ritrovano 5 – 3, in controllo della AFC South e in grado di far sentire la propria voce nell’ intera conference. 

I Dolphins erano partiti 3-0 e, nelle ultime 5 partite, hanno vinto una volta sola, trovandosi ora 4 – 4, con una squadra disastrata dagli infortuni e un piede già fuori dai playoff, perchè con un record di .500 a gennaio si sta sul divano, soprattutto se ti trovi in division con i New England Patriots e se squadre come i Los Angeles Chargers e una tra Baltimore Ravens e Cincinnati Bengals stanno già puntando fortissimo i due posti di wild card disponibili.

Ma magari la situazione è episodica, è ancora molto presto per parlare di posizioni playoff e il mese di novembre non appare troppo difficile per i Dolphins (partite contro Jets in casa, Packers a Green Bay, bye week, poi Colts a Indianapolis e Bills in casa, non esattamente un calendario proibitivo) e Adam Gase e i suoi collaboratori saranno in grado di raddrizzare la nave e riportarla su una rotta da record positivo.

Ma magari no. Magari questa squadra è davvero già finita perché la difesa non ha più benzina nel serbatoio e non è più in grado di fermare nessuno nè sulle corse – l’ex Lamar Miller ha superato le 100 yards sulle sue gambe giovedì – nè sui lanciDeShaun Watson ha messo a segno 5 TD a fronte di 4 passaggi incompleti, e il dato dice tutto – e se Tannehill resterà fuori a lungo, per il suo infortunio alla spalla, saremo costretti a vedere ancora in campo per molto Brock Osweiler, che non è esattamente un QB con cui puoi puntare i playoff, seppure stia facendo il suo, per quel che può.

Con una difesa scarica e un attacco spuntato, difficilmente si può competere per qualunque risultato diverso dalla migliore posizione possibile al prossimo draft, questo dobbiamo dircelo. Occorre un’inversione di tendenza e occorre già dalla prossima partita, sfruttando al massimo i 10 giorni di preparazione concessi dal TNF. Se si dovesse perdere anche in casa con i Jets, si finirebbe 4 – 5, in record negativo.

Il Tuesday Night in breve

La partita non parte male per i Dolphins, che vanno in vantaggio per primi grazie ad una corsa di 12 yards di Kenyan Drake, che riceve l’ovale e scatta a destra in meta, durante il primo quarto. I Texans però percorrono bene il campo e trovano il pareggio con una corsa breve, da 2 yards, portata da Lamar Miller. Prima che il periodo scada Osweiler ricorda a tutti perché non è un titolare facendosi intercettare un passaggio lungo per Danny Amendola dalla safety Justin Reid.

Nel secondo periodo i Texans sfruttano il loro possesso nato dall’intercetto e trovano il TD con un passaggio preciso da 13 yards di Watson per il TE Jordan Thomas. Seguono un punt a testa ed un FG di Miami, realizzato da Jordan Sanders, kicker talentuoso ma ancora a volte troppo acerbo, dalle 37. Dopo altri due punt si chiude un primo tempo equilibrato, con i padroni di casa in vantaggio di 4 punti, sul 14 a 10.

Il terzo quarto parte con il possesso Texans, il drive è ben orchestrato e Watson gioca bene con i suoi ricevitori, mentre Miller comincia a dimostrarsi una vera e propria spina nel fianco della defense. L’azione chiave è ancora firmata da Jordan Thomas, che riceve in meta dalle due yards e segna 6 punti. Miami riprende palla ma va al calcio libero in 6 giochi, prima di concedere a Houston soltanto un 3 e fuori. Durante il possesso successivo i Dolphins riescono ad entrare in end zone, e lo fanno non grazie ad un lancio di Osweiler, ma ad un trick play che porta Amendola a passare profondo, sulla destra, per Kenyan Drake, bella giocata e meta per i Fins.

Watson è però in serata di grazia, gioca ai livelli della scorsa stagione, prima di quel maledetto infortunio al legamento crociato che privò la lega di uno dei suoi più importanti giocatori, oltre che di un ragazzo perfettamente in grado di privare Alvin Kamara del premio 2017 per il rookie offensivo dell’anno. Il QB impiega infatti solo due giochi per spedire Will Fuller V in TD da 73 yards di distanza: è un prequel di quello che vedremo d’ora in avanti.

Un quarto quarto da dimenticare

I Dolphins riescono a mettere assieme un drive concreto, all’inizio dell’ultimo periodo, ma sono costretti a calciare; Sanders mette in cascina altri 3 punti. I Texans hanno però già ingranato la quinta e mettono gli ospiti nello specchietto retrovisore impiegando nuovamente soltanto 2 plays: Watson dallo shotgun spara e colpisce connettendo con il suo principale playmaker DeAndre Hopkins, sono 49 le yards percorse dalla palla prima di varcare la linea di meta. Hopkins si rende anche protagonista, durante questa partita, di una ricezione ai limiti del possibile: con la mano sinistra riesce ad agguantare l’ovale mentre sta cadendo e a rotolare per mantenerne il possesso, qualcosa di irreale. Il gioco è però buono solo per i fotografi perché una bandiera gialla per interferenza sul passaggio offensiva blocca tutto. La risposta di Miami è un altro field goal, tale segnatura è però buona solo per l’autostima e le statistiche di Sanders, perchè Houston può gestirla in tranquillità, accontentandosi di masticare cronometro. Watson ha però il braccio caldo e, aiutato da alcune penalità, piaga sempre presente tra le fila della difesa di Miami, specialmente in queste situazioni nelle quali la frustrazione di una partita persa si fa sentire, riesce a trovare ancora il suo amico Hopkins in TD. Questa segnatura fissa lo score sul 42 a 23 finale, perché nella partita non accade più nulla se non i due punt che la chiudono.

I Texans hanno viaggiato a velocità doppia rispetto a questi Dolphins e hanno infatti segnato il doppio dei loro punti, il punteggio descrive benissimo quel che si è visto in campo.

L’ultimo periodo ha mostrato due squadre molto diverse, con i padroni di casa decisamente più forti e concreti. Adam Gase si è reso protagonista di alcune chiamate rivedibili, ma non può essere incolpato lui della prestazione della franchigia, molto semplicemente, i Fins hanno mostrato di avere 45 – 50 minuti, al massimo, nelle gambe. Come sono cambiati i tempi rispetto ad un mese fa, cari lettori.

L’immagine della partita, a mio avviso, è il coordinatore difensivo Matt Burke che dopo aver rivisto una giocata scaglia a terra il suo tablet dei replay.

L’angolo delle statistiche dice che Osweiler ha completato 21 dei suoi n37 tentativi di passaggio, per 241 yards e la miseria di 0 TD a fronte di un intercetto. Kenyan Drake ha portato l’ovale 12 volte per un guadagno di 58 yards ed un TD mentre il redivivo DeVante Parker, oggi usatissimo sul gridiron, vista l’emergenza nel reparto dei ricevitori – o forse a causa delle parole al vetriolo del suo agente – ha ricevuto per 134 yards su 6 passaggi nella sua direzione.

Guardando al futuro

Dopo una nuova amara prestazione, dopo essere stati azzerati da questi Texans, autori comunque di una grande partita della quale bisogna render loro atto, non è pensabile evitare di trascorrere i 10 giorni che ci separano dalla prossima sfida dei Dolphins pensando a cosa accadrà nei prossimi match. Io non so dirvelo e, dal momento che non credo qualcuno di noi sia dotato di sfera di cristallo, non posso fare altro che riportare le parole di coach Gase il quale, con il tono che lo caratterizza da sempre, ha affermato: “Dobbiamo migliorare e in fretta. Voglio dire, ho appena terminato questa partita e mi sento abbastanza irritato adesso.” Non sei certo l’unico, Adam. “Rivaluterò ogni cosa durante il weekend.” A lui ha fatto eco una delle personalità di maggior carisma, tanto sul campo quanto all’interno dello spogliatoio, ovvero il formidabile, infinito numero 91 Cam Wake: “Dobbiamo guardarci allo specchio tutti quanti, tutti dal primo all’ultimo – non mi interessa se tu sei l’head coach o l’ultimo dei ragazzi all’interno del roster. Qualunque sia il tuo ruolo, tu stai eseguendo quel ruolo?

Ci sono 10 giorni per rispondere a queste domande, il campionato non termina alla fine di ottobre. Le seconde occasioni però, saranno sempre meno.

I Dolphins sono questi da ormai 50 anni amici tifosi, se non siete disposti a tollerarli così, andate pure a sostenere i Los Angeles Rams, la squadra è fortissima ma ha pochissimo seguito. Magari li avessero loro dei tifosi che, ogni domenica, nonostante tutto, si vestono in arancio e verde acqua e supportano i loro beniamini no matter what.


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