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Via al dicembre di fuoco: la preview di Miami Dolphins – Buffalo Bills

Dicembre è il mese del destino nella NFL, in queste settimane si scrive la storia di una franchigia e si aprono o chiudono le porte dei playoff.

Adam Gase and Ryan Tannehill

Nella vita, come nello sport, che di vita è grande maestro, si inciampa e si cade. Le cadute non sono tutte uguali, a volte si perde l’equilibrio per poi riacquistarlo subito, altre volte si finisce a terra con un tonfo fragoroso. Una squadra che nelle ultime 8 partite ne ha perse 6, che dopo un inizio stupefacente – per quanto inaspettato – che aveva portato a tre vittorie consecutive e ad un record di 3 -0, si trova ora con più sconfitte che vittorie in stagione, che dopo ogni match deve leccarsi le ferite in infermeria tanto è decimata dagli infortuni, non è inciampata, è caduta rovinosamente. Quella squadra, naturalmente, sono i Miami Dolphins.

Non che qualcuno di noi si aspettasse di poter arrivare a dicembre con un record di 11 – 0, naturalmente, ma certo, per come sono andate le partite, non sarebbe stato scandaloso trovarsi ora 7 – 4, perchè a Cincinnati si è buttata via una partita dominata, e domenica scorsa ad Indianapolis si è riproposto lo stesso penoso spettacolo. E’ un dato di fatto che la franchigia poteva avere un record migliore, che questi ragazzi e i loro allenatori hanno gettato alle ortiche situazioni e, conseguentemente, partite, che la squadra vale più del record che detiene. E’ altrettanto un dato di fatto che la NFL non è il flag football estivo che impazza sul litorale atlantico della Florida del Sud e che Andrew Luck e Aaron Rodgers, giusto per citare gli ultimi due campioni che hanno punito i Fins, non sono certo due che ci stanno a perdere, e fanno il loro fino al fischio finale, come ci hanno dimostrato.

Non è con i sè, né con i ma che si scrive la storia, e ripensare ora ai singoli episodi serve davvero a molto poco, bisogna guardare avanti e cercare in ogni modo di raddrizzare una stagione che non è ancora fuori binario, ma che sta già visibilmente sbandando sulle rotaie.

Il calendario ci dà una mano, in questo senso, dandoci subito modo di rifarci con due partite in casa consecutive, contro due diretti avversari interni alla AFC East: domenica pomeriggio (13.00 americane, 19.00 italiane) ci verranno a trovare i Buffalo Bills e la settimana successiva i New England Patriots.  Andiamo subito alla consueta preview del match settimanale.

Una squadra in ricostruzione

I Bills sono esattamente questo, una franchigia in divenire, un grande cantiere con numerosi tasselli da sistemare, ma qualche tessera già ben salda. Il record di squadra di Buffalo (4 – 7, una partita dietro Miami nella classifica divisionale) non rende onore al merito di una difesa che è, statistiche alla mano, la migliore della lega contro i lanci. In 11 partite giocate, i Bills hanno concesso solo 15 TD ai loro avversari; grazie a queste ottime prestazioni difensive, sono riusciti ad aggiudicarsi due vittorie consecutive.

Per vincere però occorre che entrambe le unità facciano il loro dovere, ed è proprio questo che stanno cominciando a fare a Buffalo, con l’attacco che sembra aver finalmente trovato una sua dimensione timonato dal QB matricola Josh Allen. Il rookie sa essere molto pericoloso anche sulle corse, in alcune partite ancor più che sui lanci, ed è coadiuvato on the ground da un signore che ha rovinato diverse domeniche a noi tifosi di Miami: Shady LeSean McCoy. Va da sè che, per riuscire ad ingabbiare Buffalo, sia imperativo arginare quanto più possibile queste quattro gambe, rendendo Allen quanto più possibile monodimensionale, costringendolo a lanciare, perché il QB ha un buon braccio, ma non è Rodgers né Luck.

Canalizzare la rabbia

Sembrerebbe siano volate parole grosse, domenica scorsa, negli spogliatoi degli ospiti del Lucas Oil Stadium di Indianapolis, e sembrerebbe che siano state quasi tutte contro il capo allenatore Adam Gase, per via delle sue chiamate troppo conservative durante il maledetto quarto quarto contro i Colts. Da parte sua, Gase ha strenuamente difeso il suo playcalling, argomentandolo come “la soluzione che mi sembrava più sicura per far scorrere il cronometro.” Se stiamo qui a parlarne in questi termini, naturalmente è perché il piano non ha esattamente portato buoni frutti. Giocatori, tifosi, dirigenti e chiunque sia, per qualunque motivo, vicino a questo team, non può che aver trascorso una settimana come la mia: infernale. Domenica scorsa si doveva vincere per restare nella scia dei playoff, si doveva vincere per come era stato gestito lo script della gara, si doveva vincere per quello che diceva il tabellone all’inizio dell’ultimo periodo e, invece, si è clamorosamente perso.

Ora bisogna rialzarsi, come si è scritto in apertura. Lo si deve fare da subito, dal momento che il calendario ci dice che per sperare in un gennaio sul campo sia necessario vincere 4 delle ultime 5 partite, e visto che a dicembre si incontreranno squadre come Patriots, Vikings e i feriti Jaguars (oltre che nuovamente i Bills, a Buffalo), non è proprio il caso di perdere domenica.

Per farlo occorrerà che Ryan Tannehill ripeta la sua buona prova di Indianapolis, magari aiutandosi con le gambe quando i difensori gli impediranno la soluzione su passaggio, e che Kenyan Drake e Frank Gore macinino yards sotto le loro suole; avremo bisogno della maggior versatilità possibile da parte del ricevitore Kenny Stills, il quale potrebbe essere utilizzato come slot receiver, qualora Danny Amendola non dovesse farcela a recuperare in tempo per il match e servirà che Leonte Carroo, Mike Gesicki e il nuovo acquisito WR Isaiah Ford, fresco di promozione dalla squadra di allenamento, dopo che Jakeem Grant è stato posto sulla lista degli infortunati, giochino una partita pulita e concreta. Naturalmente poi, non guasterebbe se DeVante Parker giocasse finalmente da WR1.

Ovviamente, per dare tempo e modo all’attacco di esprimere tutto il suo potenziale, sarà impossibile fare a meno di una buona prestazione difensiva. Tale performance dovrà essere guidata dai due veterani della difesa verde acqua: Cam Wake e Reshad Jones. Ottime giocate, però, è lecito aspettarsele anche dai loro due più promettenti vassalli: Minkah Fitzpatrick e Xavien Howard, il quale, la scorsa settimana, si è esibito nello sgradevole, ma ahimè molto comune nella NFL, gesto del “pay me!”, ovvero lo sfregamento di indice e medio sul pollice per chiedere un aumento di stipendio a chi di dovere, e dunque ora deve dimostrare di meritarseli quei dollari in più che pare esigere. Come può fare? Probabilmente, un’altra giornata con due intercetti farebbe proprio al caso suo. Non dimentichiamoci poi del numero 47, Kiko Alonso, LB che l’anno scorso trascorse una stagione sulla graticola, a causa di numerose prestazioni sotto tono e dello sciocco fallo sul QB dei Baltimore Ravens, Joe Flacco, dopo che era già scivolato a terra. ma che quest’anno appare in forma smagliante, e sta probabilmente giocando il miglior football della sua carriera. Si dà il caso, tra l’altro, che Alonso fu draftato proprio dai Bills.

Anche lo special team è chiamato a fare la sua parte, ma sono sicuro che la farà, dal momento che, nel corso di questa stagione, tanto il kicker Jason Sanders quanto il punter Matt Haack non sono certo stati parsimoniosi, in termini di belle giocate. E le loro unità sono sempre state all’altezza dei rispettivi skill players.

La partita è ampiamente alla portata dei Fins, che io vedo come favoriti per domenica, in quanto i Bills hanno svariate lacune da colmare, probabilmente troppe per vincere in maniera continuativa in una lega così competitiva. Buffalo è comunque una squadra che la stagione scorsa fece i playoff e, dunque, non va sottovalutata.

Siamo ormai a dicembre e la forma non conta più nulla, ora quel che serve è il contenuto. Un vecchio detto, coniato dalla leggenda degli Oakland Raiders, Allen Davis, e usatissimo sui campi di football, da quelli della più profonda provincia americana ai più importanti templi della NFL recita, in maniera efficace e concisa: “Just win, baby!” ed è esattamente quel che deve ripetersi Miami nelle tre ore di domenica all’Hard Rock Stadium. Forza Dolphins.


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