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Old Fashioned Football (Bears 14 @ 49ers 9)

I Bears tornano da San Francisco con un’altra vittoria dopo una gara molto equilibrata contro i 49ers.

Mack vs Mullens

Come avevamo avuto modo di dire in altri contesti, il livello dei 49ers, squadra dalla grande tradizione, non rispecchia assolutamente il poco decoroso record di 4 – 10 con cui attendono i nostri Bears. Inoltre, quelle quattro partite sono state vinte tutte in casa, collezionando anche scalpi importanti come quello dei Seattle Seahawks, sconfitti la settimana prima. La squadra è giovane, abbastanza ben costruita, con del talento sparso un po’ per tutto il roster, che purtroppo è stato pesantemente colpito dall’”injury bug” che ha fatto finire prematuramente la stagione a molti dei titolari, su tutti il QB Jimmy Garoppolo, il RB titolare McKinnon e la sua riserva Mostert e gran parte della secondaria. L’attacco di Coach Shanahan è in mano a Nick Mullens, che ha saputo sfruttare bene l’opportunità di sostituire Garoppolo e che ha trovato nel TE Kittle uno dei playmaker principali, coadiuvato dal duo dei RB Breida e Wilson. Ottima la linea offensiva con il veterano Staley a sinistra e a destra il rookie McGlinchey, preso con il nono pick e proveniente da Notre Dame, e quindi prodotto di Coach Hienstand.

I Bears si trovano senza Eddie Jackson e Aaron Lynch, che probabilmente avranno modo di tornare in campo nel Wild Card Game e con un Allen Robinson sicuramente non al 100%.

Il football giocato inizia con la palla in mano agli ospiti. Dopo due punt a testa, la partita vede il primo drive dei Bears chiudersi con un field goal sbagliato da Parkey dalle 37.

Un vero peccato perché le azioni che ci hanno portato vicino alla redzone avevano visto un Trubisky in buona forma e un Robinson in gran spolvero con una ricezione in tuffo di un lancio da 43 yards.

I Niners arrivano in field goal range grazie alle corse di Breida e alle ricezioni di Pettis e Kittle e, loro, hanno un kicker che invece dalle 33 yards non sbaglia e si chiama Robbie Gould. Nel suo ruolo, ha scritto la storia dei Bears, detenendo tuttora il record di punti fatti.

Credo che tutti a Chicago si stiano chiedendo se Parkey, che pure aveva dimostrato voglia di migliorare e che dopo la famosa partita dei quattro pali aveva anche mostrato segnali di miglioramento, può essere l’anello debole di una squadra che potrebbe dover puntare sulla sua solidità per vincere una partita di playoff, magari fuori casa e in una situazione di pressione.

Purtroppo la replica dei Bears, dopo 3 corse di un ottimo Howard che nelle ultime partite le chiamate di Nagy lo stanno portando a ripercorrere i fasti che lo hanno contraddistinto nelle scorse stagioni, è scemata in un fumble di Cohen su uno shovel pass laterale non proprio cristallino di Trubisky recuperato da Buckner (scemata nel senso di sfumata ma la si può anche leggere come aggettivo riferito alla giocata).

L’attacco dei 49ers parte dalle nostre 26 yard. La nostra difesa concede la chiusura di un down e nulla più se non il secondo field goal trasformato da Robbie Gould.

6-0 Niners.

Sembriamo poco concentrati, distratti e non necessariamente cinici.

Per due volte abbiamo perso la palla e per fortuna che Burton e Robinson avevano già toccato terra e a fine gara i turnover di San Fancisco saranno maggiori dei nostri: prima volta nella stagione.

Ad ogni modo la replica dei Bears alla trasformazione dei due calci di San Francisco è stata quello che ci si aspettava: touchdown.

Se la prima play aveva visto un sack ai danni di Trubisky, il secondo è stato un lancio del nostro quarterback, che con l’elusività che lo contraddistingue, uscendo dalla tasca collassata in scramble trova nel profondo lungo la sideline la catch di Mizzell per un guadagno di 26 yards.

Seguono altri lanci per Howard e Braunecker che guadagnando rispettivamente 16 e 18 yards e che ci portano a 31 yards dalla endzone.

Il lancio successivo è un intercetto di Williams in endzone. Ci salva una flag e così bisogna aspettare il 3rd and 4 per mettere a referto i primi punti della giornata.

Touchdown pass di Trubisky per Miller, segue danza in endzone.

7-6 Bears.

Il tempo per un altro tentativo dei Niners per arrivare all’intervallo in vantaggio c’è tutto e un buon Mullens (3° QB di San Francisco che oltre a Garoppolo ha in Injury Reserve anche la sua riserva Beathard) con ottimi lanci per Goodwin e Taylor arriva al 3rd and 8 sulle 13 yards di Chicago.

Mullens lancia per Bourne che viene placcato da Trevathan.

Apparentemente il down non pare conquistato e restano solo 5 secondi da giocare per San Francisco che ha terminato i time out e non potendo fare una spike per fermare il tempo non può permettersi di fare entrare in tempo utile lo special team per il field goal.

È Natale e così gli arbitri fermano il tempo rivedendo la giocata, assegnando una generosa chiusura del down.

Gould, trasformando il 3° field goal, segna tutti e 9 i punti della propria franchigia e chiude la prima parte di gara e qui, per certi versi, si chiude anche la partita di San Francisco.

Half time 9-7 Niners.

Al rientro in campo col primo possesso i Bears passano in vantaggio con 12 plays e utilizzando praticamente metà del tempo del terzo quarto.

Anche qui l’attacco non aveva iniziato nel più sereno dei modi con un fumble recuperato ai danni di Robinson ma che il replay annullava.

Dopo ciò, Trubisky iniziava così a macinare lanci per tutti i suoi target (Gabriel, Robinson e Burton) coadiuvato dalle yards su corsa di Howard.

Il touchdown del numero 24 è la degna conclusione di un drive giocato con la concentrazione e la determinazione necessaria.

14-9 Bears

L’ultima frazione inizia con i Bears in vantaggio sul punteggio di 14-9 e, nonostante i Niners riescano ad arrivare a ridosso delle 20 yards della metà campo di Chicago, Danny Trevathan, intercettando l’ovale ipoteca la fine della partita a nostro favore, mancando al termine meno di 6 minuti.

L’ipotesi di gestire il tempo fino allo scadere sarebbe stata realizzata se Moore non avesse spizzicato la palla dalle mani di Robinson che, dopo una ricezione, stava correndo in diagonale verso l’endzone.

A meno di due minuti dal termine l’attacco di San Francisco ha l’opportunità di andare a vincere una partita che non li aveva mai visti entrare in endzone.

Le speranze e i buoni propositi dei 49ers si scontrano contro la difesa dei Bears (McManis e Bush in particolare – back up degli infortunati Jackson e Callahan) che ha di fatto riconsegnato la palla a Trubisky che non fa altro che inginocchiarsi per un paio di volte e chiudere con delle statistiche di tutto rispetto (25/29 per 246 yards, 1 TD pass e 0 intercetti) la pratica San Francisco 49ers.

I Bears vincono una partita che, come quella di New York, poteva diventare molto insidiosa. Emergono dei problemi in ball security (ma considerato che durante tutto l’anno abbiamo sempre vinto la battaglia dei turnover, per una volta ce lo possiamo anche permettere, e anche la recidiva della poca solidità di Parkey che come detto potrebbe crearci problemi più avanti. Un ottimo Trubisky ha saputo gestire la partita in maniera perfetta, e la sua accuracy è lì a dimostrarlo. Howard, come sempre contro San Francisco riesce a trovare una delle sue partite migliori.

Ottima come sempre la difesa che non concede TD, con Mack autore di un duello all’ultimo sangue con Staley, e Floyd che impegna McGlinchey. Ne risulta favorito Roquan Smith, autore dell’unico sack di giornata per i navy orange. Gigantesco Hicks in DL, autore di ben tre pass deflections, seguito da Danny Trevathan con due.

Unica nota stonata di tutta la partita, la rissa che si scatena dopo che Trubisky, in slide, è soggetto ad un late hit da parte del rookie Harris, protagonisti Miller e Bellamy da una parte, e Richard Sherman dall’altra. Il late hit era assolutamente gratuito e Harris, per sua fortuna, ne esce immacolato. Anche la reazione dei due giovani WR dei Bears può essere, anche se non giustificata in nessun modo, almeno compresa (Miller dopo la partita dichiarerà che proteggere il suo QB è una cosa naturale e che lo rifarebbe senza esitare; questo a dimostrare la coesione e il rispetto che aleggia attorno al giovane numero 10 dei Bears). Sherman invece, un veterano con un Anello al dito, un giocatore di grandissimo passato ed esperienza, si è trovato in mezzo alla rissa come un rookie qualsiasi, dimenticandosi che in queste situazioni sono quelli come lui che dovrebbero far valere la loro esperienza per riportare i più giovani alla calma.

Ora i Vikings in Minnesota, con un occhio al Memorial Coliseum di Los Angeles, dove i Rams riceveranno i 49ers. In palio il secondo seed, con Chicago che ha oggettivamente poche speranze di poterlo acciuffare in extremis. Il risultato dei Rams potrebbe influire sulla decisione di Nagy di far riposare gli starters almeno per una parte della partita. Ma ora come ora è tutto in mano al Destino.

Cesare Menini - Chicago Bears Italia

Stefano Fagioli Chicago Bears Italia


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