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Fiesta Bowl 2019: Clemson batte Ohio State con una rimonta spettacolare

Il Fiesta Bowl 2019 ci regala una partita spettacolare, Ohio State domina all’inizio poi Clemson rimonta e vince nel finale.

Fiesta Bowl 2019 Clemson vs Ohio State

Touchdown Magazine ha seguito per voi dal vivo, allo State Farm Stadium di Glendale, Arizona il Playstation Fiesta Bowl, una delle due semifinali del College Football Playoff di una stagione di football universitario che, come sempre, ha riservato grandissime emozioni e ancora ce ne regalerà negli ultimi bowl stagionali e nel National Championship Game.

Sabato 28 dicembre 2019, State Farm Stadium, Glendale, Arizona. La casa degli Arizona Cardinals lascia per un giorno spazio al college football, ospitando il Playstation Fiesta Bowl che vede opposti i Clemson Tigers e gli Ohio State Buckeyes, rispettivamente campioni di ACC e Big Ten. In palio un posto nel National Championship Game del prossimo 13 gennaio a New Orleans contro i Louisiana State Tigers, reduci dalla distruzione degli Oklahoma Sooners nell’altra semifinale del college football, il Chick-fil-A Peach Bowl conclusosi ad Atlanta poco prima del calcio di inizio in Arizona.

Pronti, via e la tensione si taglia con il coltello in uno stadio dove è predominante la presenza dell’armata rossa dei supporters di Ohio State, una delle tifoserie che maggiormente si mobilita per seguire i propri beniamini nelle trasferte di Big Ten ma anche e soprattutto nei bowl games. Peraltro, la crescita esponenziale di Clemson delle ultime stagioni (3 partecipazioni alle ultime 4 finalissime, con due anelli in cascina per il programma guidato da Dabo Swinney) è anche testimoniata da un afflusso importante, ancorché minoritario, di tifosi arancio-viola.

La partita si apre, per il primo quarto e mezzo, nel segno di Ohio State. Mentre Justin Fields alterna buone giocate a passaggi ben poco ispirati, chi si prende i Buckeyes in spalla è J.K. Dobbins, uno dei running back più elettrizzanti della nazione. Una sua corsa per TD da 68 yards è però l’unica circostanza in cui Ohio State concretizza con 7 punti un big play del suo corridore principe. Per il resto, nel primo tempo solo 3 field goals a dispetto di un chiaro predominio che tuttavia non si traduce in punti. Il tutto mentre i Clemson Tigers mostrano una difesa sorprendentemente soft e soffrono l’incapacità di entrare in ritmo di Trevor Lawrence e dell’attacco, pur riuscendo a limitare fortemente lo spauracchio di una delle più pericolose macchine da sacks della nazione, il defensive end Chase Young, che raramente riesce a fare paura a Lawrence.

I momenti che definiscono il cambio di inerzia nel primo tempo sono la temporanea uscita di scena di Dobbins per un problema alla caviglia e l’espulsione per targeting ai danni di Lawrence decretata nei confronti di Shaun Wade. Anziché però fare fuori il QB di Clemson, il colpo subito da Wade sembra svegliare Lawrence, il quale tira fuori dal cilindro una inattesa corsa da 67 yards prima della fine del tempo, che si conclude con un 16-14 che non racconta adeguatamente il predominio dei Buckeyes.

Purtroppo per Ohio State, però, nel secondo tempo continua la crescita di Clemson. Le tigri della Sud Carolina sono oramai definitivamente entrate in partita e sia il ritmo finalmente trovato nel gioco aereo da Lawrence, sia una difesa capace di stringere significativamente le maglie rispetto all’approccio molle dei primi venti minuti circa di gara, proiettano Clemson in testa per la prima volta nel terzo quarto. Lawrence diviene a poco a poco quasi chirurgico, se confrontato con il primo tempo, mentre Fields macchia la propria prestazione con due intercetti, di cui il secondo, decisivo ai fini del risultato di 29-23 con cui si conclude l’incontro, arriva in endzone di Clemson a pochi secondi dalla conclusione del tempo di gioco.

A New Orleans insomma andrà in scena un duello tra tigri nell’arena del Mercedes-Benz Superdome. Da un lato le tigri del Bayoux, guidate da Ed Orgeron sulle sidelines e da quel fenomeno di Joe Burrow, il quarterback prodigio oramai in rampa di lancio per l’NFL e recente vincitore dell’Heisman Trophy; dall’altra, le tigri del South Carolina, condotte da Dabo Swinney e da uno dei sophomore QB più forti che si ricordi in tempi recenti, quel Trevor Lawrence di cui abbiamo parlato sopra. Una sfida che meriterà la nostra massima attenzione. Se LSU è apparsa inarrestabile contro Oklahoma, ai campioni uscenti di Clemson occorre riconoscere l’esperienza di chi ormai è una presenza fissa ai playoff e nelle finali per il titolo (per loro sarà la quarta in cinque anni), nonché una difesa che forse ha le carte in regola per essere l’unica veramente in grado di impensierire l’attacco atomico di LSU.

Concludiamo con una nota che esula dal gioco e dal campo. Come sempre, l’organizzazione di questi eventi ha reso questa Fiesta Bowl un’esperienza indimenticabile per chi, come noi, si è recato in Arizona da spettatore neutrale affamato soltanto di buon football collegiale. Fra lo spettacolo sugli spalti offerto dalle due marching band (fenomenale come sempre l’esibizione di quella di Ohio State) e dalle cheerleaders, a quello in campo, il football NCAA si è confermato anche ai suoi massimi livelli come uno show imperdibile, tanto quanto e forse (probabilmente?) anche di più che la NFL. Un’esperienza che auguriamo di potere fare almeno una volta nella vita anche a tutti i nostri lettori.

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