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Super Bowl 54: un deja vu al 48

Dal Super Bowl 48 sono passati 6 anni, ma le premesse per il Super Bowl di quest’anno sembrano molto simili: l’eterna sfida tra attacco e difesa.

Super Bowl 48

Siamo ormai entrati nella settimana del Super Bowl, e tutti sappiamo cosa ci attenderà domenica notte: il grande attacco aereo degli Chiefs sfiderà l’efficiente difesa dei 49ers. Pensando alle caratteristiche così opposte delle 2 squadre in campo, la mente torna subito al Super Bowl 48, dove i Denver Broncos di Payton Manning, forti dell’attacco più prolifico della storia, sfidavano in quel di New York la Legion of Boom dei Seattle Seahawks, considerata una delle difese più forti di sempre. Vediamo assieme le somiglianze tra queste 4 squadre, provando a cercare indizi sul come andrà domenica notte.

I Broncos di Manning: il miglior attacco di sempre

Iniziamo dalla premesse: ci sono stati tanti Super Bowl in cui si sono sfidati grandi attacchi contro grandi difese, ma il concetto non è mai stato così estremizzato come nella 48esima finalissima della NFL. Entrambe le squadre erano arrivate alla finalissima dopo 2 stupende regular season da 13-3 di record, ma le loro caratteristiche erano più che mai agli antipodi: i Broncos arrivavano forti del loro titolo di miglior attacco della storia della lega, con 606 punti segnati, e guidati dall’MVP Payton Manning, capace di passare per 5477 yards e un record di 55 touchdown nel corso della regular season. Il cast di supporto era stato spettacolare per tutta la stagione, con 2 WR sopra le 1000 yards (Demarius Thomas ed Erick Decker), un TE in grande forma come Julius Thomas e  uno slot reciver a fine cariera ma con ancora molto da dare che si chiama Wes Walker. aggiungete a tutto ciò la migliore OL della lega e un running game di buon livello e l’attacco perfetto è servito. Tutto questo talento però ha un costo: la difesa non brillava certamente per qualità. 19° in yards-per-game, 22° in points-per-game, e nessun giocatore degno di nota all’infuori di Von Miller. La difesa dei Broncos però, aveva retto bene le 2 partite precedenti di playoff, frenando gli attacchi dei Chargers di Rivers prima e dei Patriots di Brady poi, per poi lasciare fare il lavoro grosso all’attacco e permettere a Denver di arrivare al loro primo Superbowl in 15 anni.

I Seahawks di Pete Carroll: Legion of Boom e Marshawn Lynch

Seattle si presentava a quel Super Bowl con una squadra agli antipodi rispetto a Denver: il punto forte era sicuramente la difesa, considerata una tra le migliori di tutti i tempi e guidata dalla secondaria più forte di sempre: la Legion of Boom del trio Sherman-Thomas-Chancellor. Il dominio sul campo nel corso della stagione era stato totale: primi in yards concesse, primi in punti concessi e primi in tournovers (i primi a guidare tutte le tre statistiche dai Bears del ’85), e ciò li aveva portati a uno straordinario record di 13-3. In difesa spiccavano anche altri nomi di rilievo, come Michael Bennett, Bobby Wagner e il futuro MVP del Super Bowl Malcom Smith. L’attacco invece non figurava tra i migliori della lega, ma si era dimostrato brillante nel corso dell’intera stagione. In primis grazie ad uno straordinario Marhawn Lynch, capace di correre per più di 1200 yards e 12 touchdown nel corso della stagione, mentre in cabina di regia trovavamo un giovanissimo Russell Wilson al secondo anno, non paragonabile a quello di oggi, ma che svolgeva efficientemente il suo lavoro, sia su passaggio (3357 yards, 26 TD e 9 INT), sia su corsa (539 yards), cosa al tempo ancora anomala nella NFL. Il resto dell’attacco era composto da una buona OL (forse l’ultima avuta da Seattle), e un discreto ma equilibrato corpo di WR, dove comparivano molti nomi di qualità, ma nessun vero WR1 (Baldwin, Kearse e Golden Tate).

I Chiefs di Mahomes: attacco inarrestabile

Nonostante l’attacco abbia reso di meno rispetto allo scorso anno a beneficio di un miglioramento in difesa, la somiglianza tra gli Chiefs di quest’anno e i Broncos del 2013 è palese. La squadra è guidata dal magistrale Patrick Mahomes, senza dubbio il miglior passatore della lega, che nonostante l’infortunio subito a metà stagione, è tornato ancora più in forma, e ha guidato i suoi al Superbowl grazie a 2 incredibili prestazioni contro Texans e Titans. I meriti vanno anche al resto dell’attacco, in cui spiccano una OL che fa bene il suo lavoro, un TE di caratura assoluta come Travis Kealce, e un corpo di WR infinito guidato da Tyreek Hill e capace di giochi in profondità fuori dal normale. Il punto che li differenzia di più dai Broncos è l’aver investito in offseason per avere una difesa di buon livello, guidata da personaggi come Mathieu e Frank Clark, che garantiscono a KC una buona copertura anche in quella fase del gioco. La potenza di Kansas City si è vista principalmente nelle 2 partite di playoff, dove hanno prima rimontato e asfaltato i Texans con una prestazione da 51 punti, e poi hanno interrotto il sogno dei Titans con un secco 35-24, facendo brillare in entrambe le partite sia le prestazione dell’attacco, sia quelle della difesa, il che li rende una squadra si sbilanciata verso l’attacco, ma più equilibrata rispetto ai Broncos del 2013.

I San Francisco 49ers: la meravigliosa creatura di Shanahan

Quando Shanahan arrivò a San Francisco nel 2017 per guidare i Niners, in molti si aspettavano la costruzione di una squadra prettamente offensiva, data la sua passata esperienza a Washington prima, ma soprattutto con il grande attacco di Atlanta poi. E invece ha sorpreso tutti, creando negli anni una squadra unica nel suo genere, molto simile a quella di Carroll. La protagonista è sicuramente la difesa asfissiante, che ha il suo punto di forza nel puss rush, composto da interpreti di estrema qualità quali Nick Bosa e Dee Ford. Anche il resto della difesa si è sempre comportato bene per tutto il corso della stagione, soprattutto grazie alla rinascita dell’ex membro della Legion of Boom Richard Sherman, e ciò li ha portati ad un cammino verso il Super Bowl senza troppi ostacoli, frenando facilmente 2 ottimi attacchi come quelli dei Vikings e dei Packers. L’attacco invece è un qualcosa che non si vedeva probabilmente da quei Seahawks del 2013, vale a dire formato da un gioco di corse devastante, coadiuvato da un passing game efficace al momento giusto. Nel gioco di corsa dei Niners non brilla un unico interprete, ma convivono 3 protagonisti (Breida, Coleman e Mostert), che si alternano nel corso della partita e creano infinite variabili al gioco di Shanahan. In cabina di regia troviamo Jimmy Garoppolo, sicuramente non un QB delle meraviglie come Mahomes, ma un puro gestore del gioco, che commette pochi errori risulta molto efficiente se chiamato in causa. Cast di supporto molto bilanciato, composta da una solida OL, 2 WR equilibrati tra di loro come Sanders e Samuel, e un fenomeno di TE quel’è Kittle. L’ultima somiglianza con i Seahawks del 2013 sta in un membro del coaching staff dei 49ers: infatti il coordinatore difensivo dei 49ers Robert Saleh, era menbro anche del coaching staff di Pete Carroll nel 2013, in qualità di assistente difensivo per il controllo della qualità, posizione che dopo quella stagione lo lanciò verso ruoli più importanti.

Super Bowl 54: che partita ci aspetta?

Date le premesse molto simili al Super Bowl di 6 anni fa, la speranza di tutti è non vedere una partita come quella di New York, ma assistere al Super Bowl che tutti stavano aspettando quell’anno, vale a dire uno scontro alla pari di attacco contro difesa. Le premesse ci sono tutte, perchè l’attacco dei 49ers si è dimostrato capace di tanti punti in molteplici occasioni, e la loro difesa a bisogno di poche presentazioni. L’unico dubbio è se la secondaria di San Francisco riuscirà a contenere le infinite armi a disposizione di Reid, che può contare anche su una difesa di qualità sicuramente superiore a quella di Denver nel 2013, il che rende KC una squadra più equilibrata e probabilmente più temibile. Le premesse per un Super Bowl coi fiocchi ci sono tutte, e speriamo domenica di assistere alla partita meravigliosa di attacco contro difesa ce stavamo aspettando da 6 anni.


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