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NCAA vs Sars-CoV-2: la “fine” degli sport collegiali?

La situazione del contagio negli USA non accenna a fermarsi, questo obbliga alcune istituzioni universitarie a tagliare i programmi sportivi.

Conference tournament in Greensboro, N.C., Thursday, March 12, 2020. (AP Photo/Ben McKeown)

La Ivy League ha ufficializzato che non si giocheranno gli sport autunnali, pertanto non vedremo le 8 sorelle (Harvard, Princeton, Yale, Cornell, Brown, Columbia, Dartmouth e Penn) giocare a football quest’anno. Piccola nota a margine: se per caso pensavate di iscrivervi ancora a Harvard, l’Università vuole che versiate pur sempre la quota completa, 50’000 $ l’anno, per frequentare i corsi.

Se per l’Ivy League Conference il discorso è praticamente chiuso, e la stagione del football è finita anzitempo (o vedete voi se considerarla “mai iniziata”), si pone lo spinoso problema di tutte le altre università che dal Maine alle Hawaii devono in qualche modo far sopravvivere i programmi sportivi, senza dover rinunciare a chiuderli del tutto, mandando a casa gli allenatori (con alcuni dei contratti più onerosi), lo staff atletico, e peggio ancora, tutti gli studenti che sono li grazie ad una borsa di studio sportiva.

Un’altra vittima sportiva del Covid-19 è Stanford (università privata in California, a Palo Alto), che ha annunciato che taglierà 11 programmi sportivi, nello specifico: scherma maschile e femminile, hockey su prato, canottaggio leggero, canottaggio maschile, vela femminile e il programma misto (che prevedeva equipaggi maschili e femminili), squash, nuoto sincronizzato, pallavolo maschile e lotta libera. A rendere la cosa ancora più triste è che 20 persone facenti parte dello staff dei Cardinals sono state sollevate dai loro incarichi per la riorganizzazione delle strutture.

Per ora il football è salvo, ma la lista dei programmi tagliati, in giro per gli States è lunga. Ci sono università che magari non sono portate affatto per alcuni sport, mentre altre sono persino fucine di medaglie olimpiche, e per quest’anno devono rimandare al 2021 i loro sogni di gloria.

Nel solo 2020, e parliamo dei primi 7 mesi dell’anno in effetti, sono stati tagliati: 15 programmi di tennis, 5 di golf, 5 nel nuoto, 5 nell’atletica leggera, 4 nella scherma, 3 nel baseball (rientrato proprio nel 2020 nel programma olimpico), 3 nello squash, canottaggio e calcio; 2 nella corsa campestre, vela e lotta libera; e 1 per pallavolo, sci, softball, lacrosse, sport equestri e il sopracitato hockey su prato (che afferisce dunque a Stanford).

La situazione in America non è di sicuro in miglioramento, ma proprio per niente. Al netto del fatto che ci sono anche situazioni in cui gente fa code chilometriche in auto per il tampone drive-in, e alcuni si tolgono dalla fila, per essere poi richiamate con la diagnosi di positività senza averlo mai fatto, al 7 luglio 2020 i nuovi positivi sono 50’304, e con un trend in piena crescita (fonte: Center of Disease Control). Siamo quindi in una situazione in cui il Sars-CoV-2 è in piena espansione in tutti i 50 stati dell’unione. Trump minimizza, Fauci prova a tappare buchi con le dita che sono grandi come voragini, e nel frattempo l’epidemia negli Stati Uniti non accenna a fermarsi.

Celebri le parole del Presidente, che nelle prime fasi dell’epidemia, disse che voleva di nuovo rivedere un LSU contro Alabama e uno stadio di 120mila persone che tifano come forsennati: tutto questo potrebbe essere un autentico ricordo, per lui e anche per le università coinvolte: LSU ha messo in quarantena 30 giocatori positivi dell’area football, e poi Clemson ha annunciato il caso di 23 atleti positivi, finanche a Kansas State che ha 13 atleti positivi, fino ai 5 positivi di Alabama.

La curva del contagio pertanto, dopo un periodo in cui sembrava potesse “appiattirsi” è tornata pericolosamente a livelli critici: la curva è diventata una chicane, come quella della Formula 1, che punta sempre più in alto, e di una cosa siamo sicuri: gli assembramenti non aiutano. È un caso, secondo voi, che i casi a Tulsa, Oklahoma, siano aumentati proprio dopo il comizio flop di Donald Trump?

Tutto ciò che riguarda gli affari sportivi sono anche un giro d’affari miliardario, tra gli affari veri e propri della NCAA, oltre che l’indotto del settore turistico-alberghiero che da fine agosto a inizio febbraio fa affari “d’oro”: verrebbe quasi da pensare che un pilota di una linea aerea che collega Atlanta a New Orleans abbia lo stesso identico valore dell’arbitro che potrebbe prendere lo stesso aereo che lo porterà a dirigere la contesa in Louisiana.

Insomma, se l’Italia ha un enorme problema di come ripartire, in sicurezza e con decisione, dopo i mesi difficili in cui sembrava di essere sull’orlo dell’Apocalisse, gli Stati Uniti navigano ancora a vista, con nuove chiusure, possibili nuovi lockdown, e un futuro incerto per tanti studenti-atleti.

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