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Stasera grande spettacolo: Ryan Fitzpatrick doma i 49ers

Miami Dolphins impeccabili a Santa Clara: dominano San Francisco in lungo e il largo aggiudicandosi una partita mai in discussione

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Ci avrebbero scommesso in pochi. I Miami Dolphins in ricostruzione, con un record poco invidiabile di 1 – 3 arrivano a San Francisco per affrontare i vicecampioni in carica. I 49ers sono enormemente rattoppati a causa di una lunga serie di infortuni che sta minando la loro stagione ma sono pur sempre nell’aristocrazia della lega. Pressoché ogni analista, compreso io, dava la banda di Kyle Shanahan come favorita. Naturalmente, una vittoria di Miami non era inconcepibile; ma un dominio indiscutibile dall’inizio alla fine in una partita che, de facto, non dura neppure 45 minuti era uno scenario troppo roseo anche per i più ottimisti tra noi tifosi Dolphins.

Il tabellone dirà 43 a 17 quando il cronometro raggiungerà i doppi zeri. Nessuno aveva mai segnato 43 punti al Levi’s Stadium nella ancora breve vita dello stadio. Nessuno pensava che potessero farlo i Dolphins. Evidentemente Ryan Fitzpatrick aveva altre idee.

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Myles Gaskin sfugge a Brian Allen nel primo quarto della sfida al Levi’s Stadium di Santa Clara. Foto: Nhat V. Meyer/Bay Area News Group

Un grande inizio

Il fatto di trovarsi al cospetto dei vicecampioni non ha spaventato proprio nessuno. Fin dall’inizio Miami fa capire di non essere venuta a Santa Clara per respirare l’aria del Pacifico.

Il primo possesso è per i padroni di casa; guidati da un Jimmy Garoppolo al rientro dopo due settimane sulla sideline per infortunio e con un Raheem Mostert, dato in dubbio, che si schiera tra i titolari, i 49ers fanno 3 e fuori. Il possesso passa a Miami e i Dolphins appaiono chiaramente eccitati da questo game day in the Bay. Il primo play della partita è una bomba di Fitz per Preston Williams: 49 yards di passaggio ricevuto. Poi Isaiah Ford porta gli ospiti in red zone, Myles Gaskin si avvicina alla linea di meta e Adam Shaheen, TE poco chiacchierato ma sempre concreto, segna il primo TD della gara: 7 a 0 per Miami dopo il PAT di Jason Sanders, il quale ovviamente è perfetto ma ormai che ve lo racconto a fare.

Torna in attacco San Fran e lo fa soltanto per accorgersi che la difesa dei Dolphins vuole partecipare alla festa: Nonostante Brandon Aiyuk, promettente ricevitore matricola, guadagni un buon primo down, il drive muore presto, ucciso da Zach Sieler – uno di quelli che a fine stagione potrebbero rivelarsi protagonisti non annunciati – che porta un sack ai danni di Jimmy G. Riparte Miami nel segno di DeVante Parker e poi finalizza tutto Gaskin: con una ricezione porta i suoi sulle 2 offensive e con una corsa regala loro un altro TD. Altro giro altro regalo per i 9ers. Deebo Samuel guadagna un primo, poi Elandon Roberts con il sack obbliga il punting team di casa a tornare in campo. Sul ritorno un Jakeem Grant in giornata no sporca la ricezione e costringe Fitzpatrick a ripartire dalle proprie 5. Con le spalle al muro il QB ha poco margine di manovra, punt anche per i Dolphins.

I padroni di casa beneficiano di un campo corto dato che Matt Haack ha dovuto calciare dalla sua end zone; neppure 50 yards da percorrere. La posizione viene sfruttata al meglio: una sontuosa corsa di Mostert mette Garoppolo in end zone e da lì Kyle Juszczyk, FB dal cognome impronunciabile, accorcia le distanze: 14 a 7 ora.

Christian Wilkins e Jimmy Garoppolo in una immagine che ben sintetizza la sfida. Foto: Sacbee.com

Consolidamento del vantaggio

Fitzpatrick in scramble trova il primo down, due ricezioni in rapida sequenza di Mike Gesicki e Williams valgono altrettanti primi down, poi è una penalità a regalare il primo a Miami. I Fins si trovano in end zone e la difesa di casa questa volta è compatta, tanto che limita l’attacco costringendolo ad un terzo e goal dalle 22. Ryan il grande però stasera è proprio in palla e pesca Parker per il terzo TD di gara; Miami gioca sul velluto. Segue un punt di San Francisco e un big play memorabile per Gesicki: 70 yards tra ricezione e yards after catch; si tratta della più lunga REC in carriera per il TE. Sfortunatamente gli ospiti non la massimizzano e devono accontentarsi di un calcio di Sanders, altri tre punti per i Dolphins.

Garoppolo gioca male, forse è rientrato troppo presto dall’infortunio o, semplicemente, è in giornata no, fatto sta che tira 2 brutti INT nei suoi successivi due possessi, la prima volta ne approfitta Bobby McCain, la seconda Xavien Howard, naturalmente. X è in top 3 per intercetti ininterrottamente dal 2017, e ha saltato 15 partite a causa di infortuni. A entrambi i big play difensivi risponde il destro di Sanders, altri due FG prima del termine del primo tempo, si va all’intervallo con gli ospiti sopra 30 a 7.

Nel secondo tempo Miami ha il compito di chiuderla, mentre San Fran deve affidarsi al tutto per tutto. Lo fa giocando la carta C.J. Beathard al posto di Garoppolo. La motivazione ufficiale dice che la scelta si deve a motivi sanitari per i quali Jimmy G non ha i 60 minuti nelle gambe. Poi ci si può credere o meno, il QB non stava certo disputando la sua migliore gara. La prima in attacco è Miami ma gli ospiti sono costretti al punt a causa di un brutto drop di Grant. Beathard guida i suoi in end zone grazie a due penalità consecutive chiamate a Nik Needham su terzi down. Chissà nei due frangenti che parole avrà dovuto nascondere la mascherina nera di Brian Flores. Dalla zona rossa prima George Kittle – TE superstar molto poco coinvolto oggi, onore al merito difensivo di Eric Rowe – avvicina i suoi e poi il WR Kendrick Bourne trova i 6 punti, TD San Fran.

I padroni di casa non vogliono arrendersi e tengono bene in difesa, bloccando i Dolphins e costringendoli a giocare un quarto e 1. Il primo arriva grazie ad un fake punt ben giocato dallo special team, nonostante gli avversari lo avessero intuito e poi uno screen per l’ex di giornata, Matt Breida, apre la porta ad un big play fantastico: TD lungo 36 yards sull’asse FitzMagic – Preston Baby: siamo 37 a 14 e non potremmo esserne più felici.

Cala il sipario

La spike di Adam Shaheen dopo il suo TD che ha aperto le marcature. Da lì in poi, Miami non ha mai lasciato il vantaggio. Foto: Thephinsider.com

Ormai è garbage time. San Francisco in attacco si muove lungo il campo praticamente solo grazie a penalità contro la difesa, aspetto che dovrà essere sottolineato in allenamento, durante la settimana. Si vede Kittle con una ricezione da primo down, e poi si vede Jerome Baker che porta un sack su Beathard. I 9ers sono comunque vicini e possono calciare: Robbie Gould non sbaglia e segna tre punti per i suoi. Il 17 sul tabellone sarà il numero finale per San Francisco, le altre due segnature di gara saranno entrambe per i Dolphins e porteranno la firma dell’automa Sanders. Anche ieri, come 7 giorni fa, 5 su 5 per lui che fanno 14 su 14 per iniziare la stagione.

La partita finisce 43 a 17 come dicevamo in apertura e occorrerà vedere fin dove arrivino i meriti dei Dolphins e i demeriti dei 49ers. Se Però Miami dovesse dimostrarsi questa squadra per il resto della stagione, accomodiamoci che ci sarà da divertirsi.

L’analisi

Un deluso Jimmy Garoppolo guarda i replay sul maxischermo dopo essere stato sostituito. Foto: Newsfeed.media

È un compito ingrato quello di dover trovare problemi in una giornata in cui la tua squadra domina e vince di 25 punti ma lo faremo lo stesso perché abbiamo altre 11 partite da disputare e non ci si può certo accontentare. Partiamo da cosa non ha funzionato – riformulo, da quello che ha funzionato male. Troppe penalità in difesa. Certo, oggi ce lo potevamo permettere ma le bandiere gialle sono una malattia terminale, una volta che si insinuano diventa difficile debellarle, meglio rimediare subito e sono sicuro che Flores ci starà già pensando. In secondo luogo bisogna valutare la performance di Jakeem Grant. Il ritornatore non ha giocato bene ieri e non è la prima volta che gli capita quest’anno. Sappiamo bene quanto sia veloce ma lo stesso vale per Breida. Siamo sicuri di voler continuare con lui come ricevitore dei calci? È il caso di pensare ad una sua sostituzione? Terza questione, non legata in alcun modo ai Dolphins ma pur sempre un potenziale problema: aggiornamento del calendario.

Originariamente Miami doveva giocare in week 6 a Denver. Ora però, visto che Patriots e Broncos non hanno giocato ieri a causa dell’allarme COVID tra le file di New England, Saranno i ragazzi di Belichick ad affrontare gli arancioni la prossima settimana mentre i Dolphins sfideranno, a Miami, i New York Jets. In week 7 Miami anticiperà il proprio bye e la sfida con Denver sarà recuperata in week 11, data dell’originario bye per i Dolphins. Come ha detto Flores: “Dobbiamo adattarci ed è esattamente quello che faremo.”

Più fitto è l’elenco di quel che ha funzionato bene, e molto, nel pomeriggio di Santa Clara. Il protagonista principale è stato Fitzpatrick, inutile girarci intorno. Grande carica, grande precisione, grande spirito, grande braccio, ottime decisioni. Fitz ha fatto tutto quello che deve fare un buon QB: passa bene, corre efficacemente, sa quando prendersi un sack in red zone per dar modo al suo kicker di fare punti piuttosto che forzare un grounding o, ancor peggio, un intercetto, Questo è quel di cui parliamo quando diciamo che Tua deve ancora imparare: i cosiddetti intangibles, quei valori che non puoi misurare con una percentuale statistica e vanno a comporre il football IQ del QB. Indipendentemente dal talento di cui dispongano, tutti i timonieri matricola devono adattarsi alla NFL prima di poter stare in un huddle. Fitzpatrick è un grande maestro per Tagovailoa; non affrettiamo il suo debutto perché non ce n’è bisogno con questo Fitz. Come non citare poi gli altri playmaker dell’attacco di Miami, tutti presenti in California: DeVante Parker, Preston Williams, Mike Gesicki, Myles Gaskin e pure Matt Breida hanno incorniciato al meglio la giornata di grazia del loro QB. Prima di passare alla difesa fatemi parlare anche di Robert Hunt, rookie partito titolare perché Austin Jackson ha dolore al piede e tornerà solo a novembre. Hunt è stato impeccabile. Si è fatto davvero un buon lavoro al draft quest’anno.

In questa lega vinci solo se hai entrambi i reparti principali che giocano bene, attacco e difesa – a meno che tu non sia i Seattle Seahawks naturalmente, in quel caso trascura pure l’importanza della parte difensiva – e Miami ha spolverato entrambe le facce della medaglia contro i 49ers. Grande importanza ha avuto naturalmente il rientro di Byron Jones. Non ha intercettato nulla dunque non avrà la stessa attenzione, da parte dei giornalisti, dei suoi compagni Howard e McCain, ma l’ex Dallas ha concesso un solo completo sulle sue marcature. Con X sempre più in forma e Jones abile e arruolabile, la secondaria può tirare un bel sospiro di sollievo. A Noah Igbinoghene farà sicuramente bene ritornare ad essere più indietro nella rotazione, il ragazzo è giovanissimo e guardare dalla sideline non gli farà certo male. I Dolphins hanno totalizzato 3 sacks e hanno continuamente portato pressione ai QB avversari, indipendentemente dal nome riportato sulla maglietta. Questa è l’intensità che ci aspettiamo da questa difesa. Fitzpatrick non si troverà di fronte difese tenute su con il nastro adesivo ogni domenica com’è stato il caso a Santa Clara, dunque avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile da parte dei suoi compagni nell’altra formazione.

Abbiamo assistito ad una grande vittoria di squadra contro San Francisco, che ci mette a più 23 nel differenziale tra punti segnati e subiti – a pari merito con quei Buffalo Bills che sono la squadra migliore nella AFC East (e hanno giocato una partita in meno rispetto a Miami) – e con una sola partita di ritardo rispetto al settimo seed valido per i playoff nella AFC. Domenica prossima verranno a trovarci i Jets, in una partita nella quale partiamo favoriti. Abbiamo una grande occasione di arrivare al bye di week 7 con un record di 3 – 3 che non sarebbe affatto malvagio.

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