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Atto quinto: la preview di Miami Dolphins@San Francisco 49ers

Domani sera i Miami Dolphins affrontano i San Francisco 49ers in una sfida che va vinta per non perdere altro terreno. Presentiamo la sfida e le sue chiavi tattiche.


Sta finendo un’altra settimana, sta arrivando un’altra domenica, si avvicina week 5. Quinta Sunday Funday per la NFL nella quale i Miami Dolphins sono chiamati ad attendere degli affari out west, come si dice negli States; la franchigia vola a Santa Clara, nel bellissimo Levi’s Stadium per affrontare i vicecampioni del mondo dei San Francisco 49ers. Quest’anno la AFC East dove giocano i Fins incontra l’intera NFC West. Per tal motivo domenica scorsa ce la siamo vista con i Seattle Seahawks e questa settimana ci toccano i 9ers. Più avanti, ad inizio novembre, avremo anche Los Angeles Rams e Arizona Cardinals.

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Una foto del 13 settembre, quando Jimmy Garoppolo e i suoi affrontarono gli Arizona Cardinals al Levi’s Stadium di Santa Clara. Foto: Nhat V. Meyer/Bay Area News Group

Una settimana amara

Gli ultimi giorni non sono stati dei più sereni a Davie, sede del centro di allenamento dei Dolphins. La sconfitta rimediata contro gli Hawks ha lasciato brutti strascichi. Chiariamoci, non erano molti quelli che si aspettavano di vincere contro una squadra in forma come Seattle, eppure, come abbiamo riportato anche su queste pagine, La delusione riguarda le difficoltà riscontrate in gara, specialmente sul fronte offensivo.

Miami ha segnato soltanto un TD durante quella sfida e lo ha fatto in garbage time, quando gli avversari avevano già la testa al lungo volo di ritorno per Seattle. Per il resto, la partita è stata equilibrata solo ed esclusivamente grazie alla gamba di acciaio di Jason Sanders, 5 su 5 tra i pali, di settimana in settimana sempre più vicino al podio dei migliori kicker della lega e alla serata non troppo di grazia di Russell Wilson – il quale comunque ha piazzato qualche big play dei suoi che non si consigliano a nessuna difesa. Quella relativa ai TD è una statistica impietosa, i Fins giocavano in casa. Anche la difesa ha di che rammaricarsi; a fronte di qualche sparuta bella giocata, si è resa responsabile di errori marchiani, lasciando praterie a DK Metcalf. Ok che l’erculeo ricevitore di Pete Carroll sia fenomenale ma se gli lasci pure delle praterie non gliela fai neanche sudare. Così facendo il gioco si fa facile anche per David Moore, WR di quelli che solitamente non fa notizia in un simile attacco ma che è venuto a Miami a fare la superstar, a danno dei Dolphins naturalmente.

Il gioco dell’assassino

Dopo performance rivedibili, a dire poco, come quelle di domenica scorsa, noi tifosi siamo sempre molto bravi a puntare il dito. Non so se sia un brutto vizio che ci è stato trasmesso dal – pessimo – tifo calcistico o semplicemente se è parte della forma mentis del tifoso medio questo dover sempre e comunque attaccare qualcuno, questa intrinseca necessità di dover trovare un colpevole, ogni volta che si perde. Questa specie di gioco dell’assassino, oltre ad essere poco piacevole, è quasi sempre sbagliata. Ne è un esempio lampante quel che è avvenuto in questa settimana.

I supporters di Miami, subito dopo la conclusione della sfida contro Seattle – ma anche durante la stessa in alcuni casi – si sono scagliati contro due giocatori, un attaccante e un difensore: Ryan Fitzpatrick e Noah Igbinoghene. Ora, io preferirei dedicare queste righe ad altro ma ritengo sia necessario dedicare un paragrafo a spiegare l’errore in questo atteggiamento.

Innanzitutto il football è uno sport di squadra, uno dei migliori se non il migliore in assoluto in termini di equilibrio e suddivisione dei meriti (e naturalmente anche delle colpe) tra tutti i componenti della squadra. Naturalmente, all’interno dei 54 giocatori che compongono ogni team quand’esso scende in campo, il ruolo del QB titolare è il più importante. È infatti in base alla correttezza delle sue decisioni che la difficoltà di ogni scontro si fa più o meno elevata. Dunque le critiche a Fitzpatrick sono parte del gioco. Attenti però a non dare il 37enne per finito, spacciato e capace solo di scaldare la panchina; non commettiamo l’errore di invocare Tagovailoa pensando che egli possa essere il salvatore della patria e il generale Diaz che ci fa riconquistare il fronte orientale dopo la disfatta di Caporetto. Se Brian Flores e il suo coordinatore offensivo Chan Gailey continuano a schierare Fitz è perché il veterano dà loro una maggiore sicurezza. Parliamo di professionisti che trascorrono ogni giorno accanto a questi ragazzi – uomini nel caso del numero 14 – e sono ben più capaci di noi di scegliere quel che è giusto per la squadra. Oltretutto, aggiungo io, non abbiamo ancora visto grossi big play da parte di Tagovailoa in allenamento e il ragazzo sta ancora apprendendo gli schemi e la velocità del gioco nella NFL che è molto diversa da quella a livello universitario. Durante il suo fruttuoso periodo come Crimson Tide ,Tua poteva contare su un parco di ricevitori di livello eccezionale per il campionato collegiale, i suoi slant erano automatici grazie all’estrema precisione e rapidità dei compagni e vederli era una gioia per gli occhi. Anche un simile giocatore può però trasformarsi in Sam Bradford o Tim Tebow (due professionisti che stimo enormemente, come ogni atleta in grado di arrivare in questa  difficilissima lega; nessuno dei due però ha mai sfondato come QB titolare, ecco perché li cito) se gettato in pasto ai lupi prima che abbia imparato come si usa il fucile. Trust the process, dicono gli americani e dobbiamo imparare a farlo anche noi che seguiamo il football da oltreoceano.

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Ryan Fitzpatrick e Tua Tagovailoa. Foto: Palm Beach Post

Gravi mi sono parse le accuse a Igbinoghene. Ho letto su Facebook e Twitter, i due social principali che utilizzo per informarmi sul football e ascoltare le voci dei tifosi, persone che si definiscono supporters dei Dolphins definire il rookie un sopravvalutato, uno che non doveva essere preso come trentesimo assoluto e anche un CB che non sa marcare. Ora, magari tutto ciò si rivelerà vero in futuro; ma veramente vogliamo già mettere in croce un ventenne – si tratta del giocatore più giovane nella lega – che ha giocato 4 partite in NFL e ha già dovuto marcare Stefon Diggs, Cole Beasley e DK Metcalf? Ritengo sia prematuro; attendiamo magari il mese di dicembre per tirare le somme su questa classe di matricole, sarò ben lieto di criticarli anche io qualora occorresse ma è davvero troppo presto.

California Love

Archiviato questo antefatto, a mio avviso necessario, entriamo nel merito e andiamo a occuparci del motivo per cui è stato scritto questo articolo: la partita di domani a Santa Clara. Il titolo del paragrafo non vuole essere una citazione gratuita al compianto Tupac – non soltanto, almeno – ma è anche il trattamento che ricevono i 9ers ogni volta che giochino in casa, in stagioni normali. Da Quando i Raiders sono migrati ad est, nella favolosa Las Vegas, abbandonando la baia e la nutrita community di tifosi del Black Hole che li supportavano no matter what, come si suol dire, San Fran è la squadra più seguita tra le californiane. Rams e Chargers devono ancora guadagnarsi un posto nel cuore dei residenti, e a Los Angeles ci sono pur sempre Lakers e Clippers (NBA) oltre Dodgers e Angels (MLB) a calamitare l’attenzione degli sportivi. Quest’anno, ahinoi, come ben sappiamo, il fattore stadio incide molto meno rispetto al consueto, anche se presto potremmo tornare a vedere gli stadi affollati – è notizia di mercoledì che l’Hard Rock Stadium riaprirà le porte a 65mila tifosi per la prossima casalinga dei Fins, il 25 ottobre.

I 49ers attraversano un brutto periodo a causa degli infortuni che li stanno falcidiando. Anche questa settimana hanno avuto 12 giocatori limitati in allenamento. I Fins sono partiti ieri per la California dove oggi si divideranno tra sessioni preparatorie e gli inevitabili test sanitari, obbligatori nel protocollo NFL per arginare il COVID-19 che ha cominciato a tenere in ostaggio la lega nelle ultime settimane.

Si tratta di un ritorno a casa per Matt Breida, RB che è stato parte dei 9ers nelle ultime stagioni prima di giungere a Miami in un draft-day trade lo scorso aprile. Difficilmente sarà lui a partire titolare domani. La posizione più alta nella depth chart sembra essere stabilmente in mano a Myles Gaskin, il quale ha già giocato 180 snap nelle prime quattro settimane. Breida sarà il suo numero 2. Nessuno sta regalando niente a Gaskin, il ragazzo si è guadagnato le sue portate – e anche le sue ricezioni – giustamente lo staff di Miami non guarda ai contratti quando fa le formazioni, bensì all’impegno.  Come QB, invece, avremo ancora Ryan Fitzpatrick. Flores ha fatto il misterioso ad inizio settimana, prendendosi un paio di giorni prima di confermare che avrebbe giocato Fitz. Come anticipavamo, ancora Tagovailoa non è visto come starter; di settimana in settimana, però, sembra che il suo momento si faccia sempre più vicino. Esclusi imprevedibili infortuni, ritengo possibile vederlo giocare entro Halloween.

L’avversario: una tigre di carta?

La scorsa stagione di San Francisco ce la ricordiamo tutti. La squadra giunse al Super Bowl e lo perse contro gli inarrestabili Kansas City Chiefs. Quella squadra si basava su un Jimmy Garoppolo – in dubbio per domani ma c’è ottimismo perché possa giocare – manager, sulle corse efficaci e sul suo primo violino: George Kittle. Quest’anno il TE ha saltato le prime partite per infortunio ma in week 4 è rientrato e ha subito mostrato di poter fare la differenza. San Fran è ancora alla ricerca della sua identità in una stagione che per il momento sta vivendo come una tigre di carta: con potenziale feroce ma risultati mediocri. Senz’altro ciò si deve più agli infortuni di primissimo piano che al cosiddetto Super Bowl slump, la mancanza di convinzione che a volte attanaglia le squadre sconfitte nella partitissima durante la stagione successiva, limitandone i risultati. Nei nostri power rankings, i 49ers sono appena fuori dalla top 10. Ciò non significa che sarà una passeggiata a Santa Clara.

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Jimmy Garoppolo è ancora in dubbio ma dovrebbe essere della partita. Foto: 49erswebzone.com

Il capo allenatore di San Francisco, Kyle Shanahan, è una delle più raffinate menti offensive della NFL ed è sempre in grado di far bene contando sul suo run game e sulle individualità di cui dispone: il già nominato Kittle, Deebo Samuel, Raheem Mostert (in forse per la partita, dato in recupero) e la matricola Brandon Aiyuk, velocissimo ricevitore. Certo, Shanahan è anche responsabile di un paio di brutte sconfitte al Super Bowl che ne hanno minato la reputazione; nonostante ciò resta comunque un cliente scomodo.

La situazione dei Dolphins

Come arriva Miami a questa sfida? Se guardiamo il record, non bene. La squadra è 1 – 3 e ha perso due partite in casa. Se non vinci nel tuo stadio, nella NFL, non vai da nessuna parte. D’altra parte però, le quattro squadre contro cui hanno giocato i Fins hanno un record combinato di 11 – 5 e un paio di queste hanno un piede nei playoff già in ottobre (Bills e Seahawks. È ancora presto per dirlo? Vedrete che a gennaio saranno entrambe in campo!), dunque era obiettivamente difficile fare molto di più. Tutte le partite perse, comunque, sono state all’interno dei due possessi di svantaggio, dunque ci sono anche aspetti positivi per questa squadra. La squadra sta giocando quantomeno meglio di quanto molti sui social vorrebbero farci credere.

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Sarà ancora Ryan Fitzpatrick a disporre delle chiavi dell’attacco. Foto: ninersnation.com

Sul fronte infortuni segnaliamo la buona notizia di Byron Jones, il quale si è allenato con i compagni in settimana e dovrebbe farcela a giocare la partita e la cattiva di Austin Jackson, linea offensiva matricola che stava giocando molto bene ma ha accusato una botta al piede domenica contro Seattle e non sarà in divisa domani sera. La linea è stata posta nella lista degli infortunati (injured reserve) dunque sarà lontana dal campo almeno per 3 settimane – il periodo di tempo minimo prima che un giocatore in IR possa tornare nel roster degli attivi.

In settimana Fitz ha passato molto in direzione di Mike Gesicki e Preston Williams – due obiettivi belli grossi – e ci auguriamo che lo faccia anche durante la sfida. Se è vero che DeVante Parker sta sorreggendo da solo l’attacco aereo dei Fins – ricordate quando lo giudicavamo un brocco, nel 2018? Per fortuna si è deciso di essere pazienti con lui! – è anche vero che non potrà farlo per quattro mesi. Deve essere aiutato e mi sembra piuttosto facile per chiunque vedere che Williams e Gesicki sono in grado di dare una mano. Alla stessa maniera possono farlo Jakeem Grant e Isaiah Ford; dunque non deve esistere un’altra settimana senza segnare TD.

Come si vince questa partita? Esaminiamo insieme quelle che potranno essere le principali chiavi di lettura del match.

Apriamo il playbook: come si battono i vicecampioni

Prima e principale chiave della sfida sarà George Kittle. Bisogna contenerlo senza sé e senza ma. La secondaria di Miami non è ancora a pieni giri come abbiamo visto nelle ultime uscite e il talentuoso TE può rappresentare la giusta occasione di riscatto. Contro i Philadelphia Eagles, in week 4, Kittle – rientrante – ha ricevuto tutti i 15 passaggi a lui indirizzati, per 183 yards e 1 TD. Con ogni probabilità sarà Eric Rowe ad avere il gravoso incarico di marcarlo e dovrà curarsi di impedire a Kittle di guadagnare YAC (yards after catch) come ama fare, le quali spesso diventano un’autostrada verso il successo dei suoi.

Altro importante punto sarà quello di riuscire a fare buon viso a cattivo gioco e ottenere il massimo da una OL che potrebbe essere piuttosto rattoppata. Di Jackson ho già scritto. Anche il suo compagno Solomon Kindley non è al meglio e questa è una pessima notizia perché la coppia aveva fatto davvero bene fino a questo punto. Potremmo dunque vedere giocare Julién Davenport e il rookie Robert Hunt. Non è mai positivo quando ti ritrovi con la linea offensiva acciaccata e devi rinunciare a dei titolari; il reparto è semplicemente troppo importante nella NFL. Ad ogni modo, questa è la lega più competitiva al mondo e gli infortuni sono all’ordine del giorno, bisogna saperli assorbire ed essere in grado di rispondere senza soffrirne troppo.

L’altra chiave di lettura, secondo me, sarà la stessa che avevamo già dato 7 giorni fa in occasione della sfida con i Seahawks. Dobbiamo limitare i big play avversari. Ogni settimana di questa stagione che sta entrando nel vivo i Dolphins hanno concesso alcune giocate esplosive che hanno portato ad una segnatura diretta o a dimezzare (almeno) la distanza dalla linea di meta. Soprattutto nel caso in cui fosse Garoppolo a timonare i giocatori in rosso e oro, la difesa dovrà fare moltissima attenzione: Wilson domenica scorsa ha messo assieme guadagni di 57, 37,35,23 e 21 yards. occorre impedire che ciò si ripeta. D’altra parte, sul fronte offensivo, non guasterebbe riuscire a mettere assieme qualcuno di questi grossi guadagni. Rispetto alla sfida in week 4, poi, sarà imperativo giocare meglio una volta superata la linea delle 50. Amo il nostro kicker Sanders e sono felice di vederlo in campo, ma gradirei farlo solo in occasione di PAT.

I 49ers partono leggermente favoriti a mio avviso ma non sono una squadra fuori dalla nostra portata, specialmente se si riusciranno a rispettare queste chiavi nel corso dei 60 minuti di battaglia sportiva, domani sera. Dal momento che li incontriamo in un momento dove sono vittima di tutti questi infortuni, dobbiamo approfittarne.

Ricordo che la partita sarà alle 22.05, poiché giochiamo nel fuso del Pacifico. Forza Dolphins.

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