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Al freddo e al gelo: preview di Miami Dolphins@Denver Broncos

Nuova sfida per i Dolphins: nel freddo di Denver, lontanissimo da Miami li attendono i Broncos, in cerca di soddisfazioni tra le mura amiche


Un noto proverbio consiglia di battere il ferro finché è caldo e i Miami Dolphins farebbero bene ad affidarsi alla saggezza popolare, dato il buon momento che stanno vivendo, con una striscia di vittorie che è arrivata a 5 consecutive. Certo, il ferro in quel modo di dire potrebbe davvero essere l’unica nota calda nella domenica pomeriggio di Denver, presso lo storico Mile High Stadium – il quale per motivi di sponsorizzazioni milionarie si chiama ora Empower Field, ma resta comunque uno dei più caratteristici templi dedicati allo sport nel mondo, con la sua altezza di un miglio – nella città che è situata non lontano dal cuore delle Rocky Mountains. Per quanto affascinante possa essere l’idea, i Fins non vanno in Colorado per sciare ad Aspen, ma per sfidare i Broncos al loro stadio.

Concentrazione e serenità

Quando domenica pomeriggio – alle 22, ora italiana – Dolphins e Broncos scenderanno in campo per dare il via alle ostilità – sportive, naturalmente – sulle due rispettive sideline siederanno (o meglio, saranno in piedi) Brian Flores e Vic Fangio, due capi allenatori entrambi ingaggiati nel 2019. In questi 2 anni, le franchigie hanno seguito un percorso simile. Sia l’una sia l’altra sono nel pieno di una ricostruzione aggressiva che ha il divieto di fallire, sia l’una sia l’altra hanno selezionato un giovane QB nelle prime 40 selezioni durante gli ultimi due draft. Denver è ancora alla ricerca della sua prima vittoria in casa (il suo record tra le mura amiche, impietoso, dice 0-4), mentre Miami è 3-1 lontana dal Sud della Florida.

Flores, però, non si fida tanto di queste statistiche: “Hanno fatto un buon lavoro sfruttando le caratteristiche di ognuno dei loro QB, dunque sarà senz’altro un test complicato. Inoltre hanno molti ottimi skill players giovani e un buon backfield. Non sarà una passeggiata.” Il compito della squadra sarà senza dubbio agevolato nel caso in cui lo special team si dimostri la stessa garanzia delle ultime uscite. Nei ranking del sito web di statistica avanzata Football Outsiders, la terza formazione di Miami occupa il primo posto, in seguito alle ottime prove intavolate nel corso dei recenti impegni. Il coordinatore del reparto per i Fins, Danny Crossman, ha dato il merito di questo successo anche a Flores, dal momento che il capo allenatore ha un solido background nella terza fase, dovuto al suo passato a New England.

Il mese di novembre, così come quello di ottobre, sono stati davvero buoni per la franchigia di Miami. Indubbiamente i ragazzi arriveranno sereni, senza troppe pressioni a questa partita. Auguriamoci che mettano in valigia anche la grinta che ha permesso loro di imporsi, nelle ultime sfide affrontate.

Senza troppi acciacchi

Dagli allenamenti settimanali abbiamo constatato che i Dolphins sono piuttosto in forma, registriamo soltanto due partecipanti limitati: Kyle Van Noy e Solomon Kindley. Ci si attende che riescano a giocare entrambi. Occorrerà poi verificare se Christian Wilkins, in lista COVID, sarà in grado di scendere in campo.

I Broncos invece hanno 7 giocatori che non si sono allenati appieno o hanno proprio saltato l’ultima sessione di cui ho notizia al momento in cui scrivo, quella di giovedì; tra di essi vi sono nomi importanti come quello del QB Drew Lock, del ricevitore Jerry Jeudy e del CB A.J. Buoye. Tutti sono day by day e sapremo soltanto prima della gara, nel sabato americano al più presto, chi giocherà e chi no.

I Miami Dolphins e i Denver Broncos schierati nel secondo tempo di una loro sfida risalente a qualche anno fa, a Denver. Foto: AP Photo/Jack Dempsey

Fare molta attenzione

Faremmo un grosso errore a considerare questa partita come già vinta in partenza dai Dolphins. La sfida di Denver si preannuncia infatti tutt’altro che in discesa, per una cospicua serie di ragioni. Innanzitutto c’è il meteo. Denver non è Miami. Si trova in piena montagna: fa freddo, c’è vento, di questi periodi spesso nevica – non dovrebbe essere il caso domani, stando alle previsioni – e quando cala la sera, ovvero nel secondo tempo di una gara alle 16 americane, bisogna correre con il pallone. Questa è una cosa che i Fins non sanno fare. Nelle ultime partite la squadra ha corso meglio, l’ingresso di Salvon Ahmed ha portato una ventata di freschezza importante e ha migliorato molto il reparto. È proprio per questo motivo che Jordan Howard è stato svincolato, via waivers, l’ex Chicago e Philadelphia era utile in red zone ma non guadagnava primi down. Quando rientrerà Myles Gaskin, dovrà giocarsi il posto con Ahmed. È davvero importante avere un attacco equilibrato, per evitare di giocare monodimensionalmente e facilitare il compito alle difese avversarie.

La linea difensiva di Denver non è perfetta, tanto che ruota moltissimo. Nessun tackle arancione è stato in campo per oltre il 37% degli snap. Ammesso che il running attack di Miami sia in giornata, il QB Tagovailoa dovrà nutrirsi di queste corse, per restare intelligente ed efficace sui passaggi. La offense di Miami deve giocare meglio che contro i Chargers, ora c’è più affiatamento dopo aver vinto assieme un’altra battaglia.

Sappiamo bene che a Denver manca il suo giocatore principale, il linebacker Von Miller, che salterà l’intera stagione, la franchigia ha però a disposizione dei nomi importanti in difesa: Alexander Johnson (LB), Justin Simmons (FS) e Bryce Callahan (CB). Questo trio primeggia nei run stops e sa mettere in seria difficoltà gli attacchi avversari. Ci sarà da fare molta attenzione con questi orgogliosi difensori.

Identikit dell’avversario

I Broncos sono una squadra piuttosto giovane, a partire dal loro QB. Se poi Lock, il titolare, non dovesse farcela – è in dubbio per la sfida – e al suo posto giocasse Brett Rypien, cambierebbe poco dal punto di vista anagrafico (sono entrambi classe ’96) ma i Fins affronterebbero un giocatore sul quale possiedono meno informazioni. La difesa di Miami ha dimostrato di sapere il fatto suo quando si tratta di imbrigliare i QB avversari – chiedere a Justin Herbert per conferma o al suo ricevitore, Keenan Allen, che al termine del match di domenica sera ha ammesso che il suo reparto è stato un pò confuso all’Hard Rock Stadium – dunque dobbiamo augurarci che conceda il bis a Denver, indipendentemente da chi piloterà l’attacco di casa. Servirà portare pressione intensa e continuata al QB, dandogli pochi punti di riferimento e presentandosi con schemi sempre diversificati, mettendo in continue difficoltà il timoniere avversario. I Broncos amano inondare il campo di TE per bloccare con più uomini, motivo per il quale Flores e Josh Boyer dovranno considerare questo aspetto quando chiameranno quei surprise blitz che stanno facendo le fortune di questa squadra.

Il backfield di Denver può rivelarsi insidioso, tanto con Melvin Gordon quanto con Phillip Lindsay (852 scrimmage yards combinate e 6 TD) e, nella linea, teniamo a mente il nome del left tackle Garrett Bolles, il quale sta facendo molto bene: dal suo lato, quest’anno, non sono arrivate sacks.

Statisticamente, Denver non è la più temibile avversaria possibile. I Broncos sono 28esimi per punti segnati a partita; 26esimi in total offense; 19esimi sulle corse e 23esimi nei passaggi. È un attacco tutt’altro che irresistibile il loro. La difesa si colloca a metà classifica per blitzing tentati e numero di volte in cui utilizza un rusher extra. Gli schemi di Fangio, coach dalla mentalità difensiva, mettono sempre sotto pressione il QB avversario, il 26% delle azioni che difendono, secondo Pro Football Reference. In questa speciale classifica sono i quinti nella lega.

Le chiavi della sfida

Prima di chiudere questa presentazione, al solito, esaminiamo quelle che probabilmente saranno le chiavi principali della sfida. Innanzitutto servirà imporsi fin da subito, il modo migliore per farlo è creare occasioni da TD fin dall’inizio. La cosa bella dei Dolphins è che non devi per forza attendere di vedere l’attacco in campo per contare di avere dei punti a tabellone; la difesa, infatti, è capacissima di segnare.  Miami ha trovato tantissimi modi di fare punti in questa stagione, con l’attacco, con la difesa e anche con lo special team. È chiaro però che, perché una squadra funzioni al meglio, è la offense che deve prendersi l’onore e l’onere di muovere il segnapunti, mentre le altre due formazioni devono darle sempre la migliore posizione possibile in campo. Questo è football complementare, questo fanno le franchigie vincenti. Tagovailoa e i suoi compagni sono molto efficienti nella red zone – e questo non sempre è scontato – dunque l’attacco è in grado di fare il suo lavoro; se le tre fasi armonizzeranno tra loro, i Dolphins avranno grandi possibilità di successo domani.

Il capo allenatore Brian Flores a dialogo con la sua difesa. Foto: Palm Beach Post

In secondo luogo – e di questo abbiamo già parlato – bisognerà portare pressione, pressione e ancora pressione. Indipendentemente da chi finirà per schierarsi dietro il centro, il front seven di Miami dovrà dargli il minor tempo possibile per scrutare il campo e leggere le tracce dei ricevitori. Fino a questo punto della stagione i Dolphins sono stati eccellenti nel mascherare i propri blitz, scorrendo lungo la linea di scrimmage all’unisono e marcando senza ombre l’attaccante assegnato; in questo modo si è dato poco spazio sia a Herbert domenica scorsa, sia a Jared Goff tre settimane fa. La strategia è stata meno efficace contro QB molto mobili, come ad esempio Kyler Murray nella trasferta a Glendale. Di settimana in settimana Boyer ha aggiunto qualcosa al suo schema, dopo aver esaminato i nastri degli attacchi avversari e ha individuato le caratteristiche migliori nei suoi giocatori: Emmanuel Ogbah, Andrew Van Ginkel, Raekwon Davis e Zach Sieler, tutti hanno portato un grande contributo difensivo. Contiamo di scrivere ancora di loro, nelle prossime settimane.

Abbiamo elencato prima le statistiche offensive, assieme ad alcune difensive, per i Broncos. Quel che non è stato detto è che, nel complesso, quelle offensive di Miami non sono troppo differenti. Spicca soprattutto la statistica avanzata del tasso di conversione da terzo down. In questo particolare indicatore, padroni di casa ed ospiti sono appaiati al ventisettesimo posto, con il 38.5%.  Come sappiamo, il terzo è il tentativo più importante nel football moderno, quello dove meglio si distinguono grandi e piccole squadre. Il miglior modo di essere efficaci in tale frangente è gestire terzi down corti, in modo da non dare alla difesa facili letture di passaggio e semplificare la vita al proprio QB. A Denver, data l’altitudine, l’aria è più rarefatta e dunque si aggiunge un problema inedito: la stanchezza. Chi viene dalla costa, o addirittura dai tropici com’è nel caso di Miami, ha spesso difficoltà nello sforzo fisico di una partita tra professionisti. Anche questo aspetto andrà tenuto a mente: spesso i Dolphins mettono in difficoltà i loro sfidanti a causa dell’umidità e del caldo che caratterizzano l’intera area tagliata dal Tropico del Cancro; anche i Broncos sono in grado di farlo a causa della rigidità del clima dalle loro parti. La rapidità e la visione di gioco di Ahmed saranno davvero importanti nel facilitare il compito di Tagovailoa sui terzi down; il RB rookie sta giocando bene, deve continuare così.

Sarà una battaglia a Denver, questo è innegabile; eppure una squadra che vuole ambire ai playoff deve vincerle queste sfide. Forza Dolphins.

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