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L’ora di vedere chi siamo: preview di Chiefs@Dolphins

Domenica davvero impegnativa quella che attende i Miami Dolphins, i quali dovranno vederela con i campioni di Kansas City; la presentazione della sfida.


Ci aspetta una partita tutt’altro che facile. Dopo un mese di novembre non esattamente proibitivo a livello di avversari affrontati, ora nelle ultime quattro settimane il livello della sfida si fa ben più alto per i Miami Dolphins. Andando a ritroso, la franchigia chiuderà la stagione contro i Bills a Buffalo, nei primi giorni di gennaio; una settimana prima se la vedrà con i Raiders nel loro gioiellino nuovo di zecca, l’Allegiant Stadium di Las Vegas; dopo aver affrontato in casa i New England Patriots tra 8 giorni, dopo il match di domani, probabilmente il più difficile di tutti, contro i campioni del mondo, i Kansas City Chiefs.

Che cosa attendersi

Se parlassimo di wrestling, grande passione degli americani che si sta diffondendo anche da questa parte dell’Atlantico, la partita dei Fins di domani sarebbe probabilmente il main event di giornata. Non potrebbe essere diversamente, all’angolo blu abbiamo i padroni di casa, una squadra in trasformazione che sta attirando la curiosità di molti, dati i suoi miglioramenti esponenziali; mentre all’angolo rosso c’è la squadra più forte della lega, quei Chiefs divertentissimi da vedere, una franchigia che ha giocato 12 partite e ne ha vinte 11, da 7 giorni già sicura di partecipare ai prossimi playoff.

La forza di Miami, lo sappiamo ormai bene, è la propria difesa, un’unità che concede 17.7 punti a partita ai suoi avversari, media vicinissima a quella della migliore defense della NFL, quella dei Pittsburgh Steelers (17.6 PPG). Questo buon reparto però troverà pane per i suoi denti domani sera dal momento che – cosa ve lo dico a fare – dovrà vedersela con uno dei migliori attacchi non di questa stagione, non degli ultimi tempi, non del decennio, bensì della storia di questo sport.

Di stagione in stagione, di mese in mese, di partita in partita, il volto della NFL Pat Mahomes e il suo reparto migliorano, diventando sempre più pericolosi. Il numero 15 è fresco di Super Bowl e fu l’mvp di lega due stagioni fa. In estate ha firmato il contratto più esoso della storia degli sport professionistici e a 25 anni è già ricchissimo, comproprietario tra l’altro dei Kansas City Royals, la squadra di baseball della città che lo ha eletto a idolo assoluto della propria gente. Nulla di tutto ciò gli è stato regalato. Mahomes è un fenomeno, un’iradiddio, un giocatore da applaudire per quel che riesce a fare con l’ovale tra le mani. Senza di lui, i Chiefs non sarebbero una squadra imbattibile ma dal momento che lo possono schierare come QB sono una schiacciasassi inarrestabile. Qualche settimana fa, i Chiefs hanno giocato – e vinto – contro i Tampa Bay Buccaneers. Su quel campo abbiamo visto affrontarsi due campioni assoluti: da una parte c’era quello che sarà probabilmente ricordato come il più grande ad aver mai calcato il gridiron nella storia del football americano, dall’altra c’era Tom Brady. Dite che esagero? Ne riparleremo tra qualche anno.

Patrick Mahomes. Foto: Athlon Sports

“Hanno un grande allenatore, un QB straordinario, ottimi giocatori in difesa. Hanno anche un gioco di calci eccezionale. Sarà una sfida enorme per noi. Nel nostro spogliatoio abbiamo tanti giocatori tosti e pronti a competere. Dobbiamo fare un grande lavoro preparatorio.” Ha detto Brian Flores in settimana. La partita di domani sarà una grande opportunità per i Dolphins di dimostrare il loro valore contro i migliori. “Parliamo di un attacco davvero talentuoso, ad ogni livello. Dobbiamo giocare il nostro football. Guardate il loro QB, il loro TE, la velocità pazzesca dei loro ricevitori, sappiamo bene quale sarà il livello della sfida nella partita che porta in città i campioni del mondo in carica.” Ha dichiarato Gerald Alexander, allenatore dei back difensivi per i Miami Dolphins.

Lista infortunati

I Fins hanno qualche problema fisico, basti considerare che ben 10 giocatori sono stati limitati nelle sessioni di allenamento settimanali. Tra questi Salvon Ahmed (RB), Ereck Flowers (guardia offensiva), Elandon Roberts e Kyle Van Noy (LB), tutti titolari. Dovrebbe invece essersi rimesso appieno il QB Tua Tagovailoa, il quale potrebbe riuscire a giocare senza la fasciatura attorno al polso e pollice sinistro che ha indossato contro Cincinnati.

Tua Tagovailoa in azione la settimana scorsa contro i Cincinnati Bengals. Foto: Kansascity.com

Per quanto riguarda Kansas City, invece, l’unica preoccupazione riguarda Damien Wilson (LB) che non si è allenato con regolarità in settimana.

Capi di nome e di fatto

La parola chief in inglese significa capo. Il riferimento è ovviamente agli indiani, come si evince anche dal fatto che il logo della squadra è la punta di una freccia – e anche il loro stadio si chiama Arrowhead, giusto per specificare. Come sappiamo, nella lega, c’è stato chi ha dovuto cambiare nome perché il riferimento agli indiani d’America non era troppo gradito. In Missouri – è quello lo Stato ove si trova Kansas City, non lasciamoci ingannare dal nome, esso si riferisce al fiume Kansas e non al territorio – non hanno avuto alcun problema a questo riguardo. Forse il nome Redskins e il logo con il capo indiano sono più offensivi della punta di una freccia, però sempre dello stesso concetto si parla. Ad ogni modo, siamo qui per concentrarci sul football e non su quel che ci gira attorno.

La franchigia comanda di nome e di fatto. I Chiefs sanno come si fa ad accumulare yards, In questa stagione, soltanto in una occasione non hanno eclissato le 300 yards. Andy Reid, il corpulento capo allenatore di KC, ha l’imbarazzo della scelta quando si tratta di armi offensive e sta premendo tutti i pulsanti giusti. Per ben 6 volte, quest’anno, i campioni in carica hanno messo a verbale oltre 400 yards offensive; in 2 occasioni addirittura più di 500. Non so se ci sia un modo per fermare un treno in corsa lanciato a tutta velocità, spero che Flores e Josh Boyer abbiano una risposta. Complessivamente Kansas City ha accumulato 5.131 yards di total offense, 317 di più dei Green Bay Packers, secondi in questa classifica; è come se avessero giocato una partita in più.

Il RB Clyde Edwards – Helaire festeggia con i compagni un TD. Foto: Sun Sentinel.

Come si possono battere questi mostri? Se lo sapessi allenerei in NFL ma diciamo che un buon inizio sarebbe quello di dominare in red zone, tanto in attacco quanto in difesa. Alla fine, se i punti non sono messi a tabellone, importa poco muovere molto la palla.  La partita di domani sarà probabilmente il più importante test per questi Dolphins, sicuramente lo è fino a questo punto della stagione. La secondaria di Miami, composta da Xavien Howard, Byron Jones e Nik Needham, i tre con le statistiche migliori all’inizio di dicembre, ha saputo tenere il passo di ricevitori come Cooper Kupp, Keenan Allen, Jamison Crowder e Tyler Boyd. Domenica li aspettano Tyreek Hill e Sammy Watkins, oltre a una delle principali armi offensive della NFL: il TE Travis Kelce. Non dimentichiamoci poi di Mecole Hardman. Il problema principale per il reparto però, sarà naturalmente Patrick Mahomes. Con lui nessun play è morto, ogni snap è un’opportunità per fare punti e non esistono brutte giornate, solo partite in cui si domina un pò meno del solito. L’attacco aereo è impressionante. E se per caso si riuscisse a trovare la kryptonite per questi signori? Reid potrebbe affidarsi ai suoi corridori: Clyde Edwards – Helaire e Le’Veon Bell non sono gli ultimi arrivati. Mettete in caldo i popcorn per domani sera.

Possibili chiavi tattiche

È davvero molto difficile trovare le chiavi ad una partita del genere. Sulla carta, Miami è inferiore in ogni zona del campo, in alcuni casi anche nettamente. Ci proveremo comunque lo stesso, quantomeno per dare la giusta completezza a questa presentazione. Nel caso in cui riuscisse a vincere, Miami troverebbe la sua nona vittoria e coronerebbe una stagione positiva. Non solo, battere i campioni avrebbe anche un’importanza straordinaria a livello psicologico. È però inutile sottolineare quanto Miami sia decisamente sfavorita in questa partita. Può darci speranza il fatto che nelle ultime tre stagioni, i Dolphins hanno sempre sconfitto i campioni della AFC in carica – si trattava sempre dei New England Patriots, contro i quali giochiamo due volte all’anno. Magari questa statistica ci porterà fortuna.

L’unico modo per rallentare la Ferrari Kansas City è quello di eseguire in maniera perfetta in difesa. Per limitare i ricevitori, impedir loro di guadagnare terreno dopo la ricezione e mettere pressione a Mahomes – sempre che sia possibile mettergliene – non si potrà lasciare nulla al caso. Attenzione soprattutto ai terzi tentativi, i Chiefs sono abili a convertirne un gran numero. D’altra parte, i Fins sono la squadra che impedisce il maggior numero di conversioni da terzo nella lega, dunque questo matchup potrebbe rivelarsi interessante.

Per tenerla viva, servirà segnare spesso e volentieri. Bisognerà realizzare TD, non field goal. Sappiamo che questi ultimi non sono un problema, Jason Sanders è praticamente un robot, ma chiudere i possessi con soltanto 3 punti non servirà a molto contro una squadra che, quando in vena, entra in meta a comando. Contro i Bengals ci è bastato il numero 7 e la sua gamba, contro i campioni del mondo, squadra di razza e che punta ad aprire una dinastia nella lega, servirà ben altro. Kansas City non si perde in dettagli; che sia sopra 20 punti o dietro due possessi, il suo attacco è in grado di girare al massimo, in maniera quasi automatica. Le grandi squadre fanno così, se i Dolphins vogliono tenere il passo devono mettere in fila tante segnature. Dobbiamo darci l’obiettivo di chiamare Sanders solo per segnare punti addizionali dopo il TD, domenica.

Mike Gesicki festeggia un TD con i suoi compagni di reparto. Foto: KC Kingdom.

Potrei fare un elenco della lavandaia di statistiche dei Chiefs ma servirebbe soltanto a spaventarci e a rendere l’articolo troppo lungo; Kansas City è migliore di Miami ovunque, inutile rimarcarlo, c’è però una voce statistica differente, sulla quale si può costruire un insperato successo: il margine dei turnover. Big play difensivi e dello special team, yards nascoste sui ritorni, la concentrazione di una squadra disciplinata che non regala nulla all’avversario, tutte queste voci diventano fondamentali in una partita di questa difficoltà. Quella più importante di tutte, però, potrebbe davvero essere il turnover margin. Fumble ricoperti e intercetti sono una panacea per ogni squadra di football. Non solo minano la fiducia dell’attacco avversario, a partire dal suo QB, essi danno anche campo corto al proprio attacco. Bisogna fare in modo di mettere le mani su Mahomes, di toglierli l’ovale, in modo da caricare l’intera squadra e non far scappare via i Chiefs. Siamo allo sprint finale, quello in cui si dividono i ragazzi dagli uomini, le franchigie che giocheranno i playoff e quelle che li guarderanno da casa. Non credo Kansas City sia alla nostra portata, voglio essere molto realista ma qualora questa sfida dovesse finire nella colonna delle sconfitte, mi auguro almeno che i ragazzi la mantengono aperta fino all’ultimo. Partire prevenuti, comunque, non serve a nulla perché ancora non si è giocato. Forza Dolphins.

 

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