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Bears vs Bengals: le tigri nella tana degli orsi

Il Soldier Field sarà teatro di una delle sfide più interessanti di Week 2, in cui i Bengals reduci dal successo sui Vikings faranno visita ai Bears.

Bears vs Bengals week 2 NFL 2021

Week 2 in rampa di lancio, ancora presto per lanciare allarmi o eccedere in elogi ma è chiaro che Chicago Bears e Cincinnati Bengals arrivano alla sfida del Soldier Field con umore diametralmente opposto. Se le tigri di Cincinnati possono guardare con ottimismo ai segnali positivi emersi dalla vittoria in overtime sui Minnesota Vikings al debutto stagionale, gli orsi di Chitown si sono dovuti leccare le ferite dopo la sconfitta per mano dei Los Angeles Rams nel primo Sunday Night dell’anno.

I due nostri insiders direttamente interessati, Federico Aletti (sponda Bears) e Sandro Anfuso (sponda Bengals) ci presentano la gara attraverso alcuni spunti di interesse.

Week 1 ha avuto un esito opposto per Bears e Bengals. Se doveste citare un punto positivo e la preoccupazione più seria emersi dalla prima stagionale, su cosa vi soffermereste?

FA: I Bears non sono quasi mai apparsi in partita contro i Rams, se non durante un lungo drive che ha largamente “mangiato l’orologio” del terzo quarto. Più in generale, ha preoccupato tremendamente la difesa, una delle peggiori che i Bears abbiano messo in mostra dai tempi di Mel Tucker, coordinatore della difesa durante il “regime” di Marc Trestman come capo allenatore. Non si placca, non si esercita pressione sul quarterback a dispetto della presenza (teoricamente) intimidatrice di Khalil Mack e poi la secondaria…beh, non fatemi parlare della secondaria, dove oltre ad un paio di cornerback assolutamente ancora non all’altezza, si è pure perso per strada Eddie Jackson, una delle safety meglio pagate della lega e grande protagonista in passato nella difesa diretta da Vic Fangio, a cavallo delle gestioni Fox e Nagy. Punti positivi non è che se ne siano visti in abbondanza, però sono rimasto incoraggiato dagli aggiustamenti fatti da Nagy al game plan offensivo durante l’intervallo, cosa quasi mai riscontrata prima d’ora nel suo triennio da head coach con piena responsabilità sull’attacco. Oltre a questo, merita una menzione speciale David Montgomery, che zitto zitto, quatto quatto sta emergendo come un top 10 running back. Se non è ancora riconosciuto come tale, meglio così, vorrà dire che avrà motivazioni extra per continuare a giocare con la “garra” impressionante che ha messo in campo al SoFi Stadium.

SA: Punti di forza? Facile: l’attacco tornato sotto la guida di Joe Burrow. Grazie ad un game plan conservativo, Burrow ha lanciato con sicurezza e accuratezza e tutta la squadra ha reagito corrispondentemente, sia per il gioco aereo che per le corse del forte Joe Mixon. La ri-connessione con Ja’marr Chase, il quale ha stabilito il record ogni tempo di yarde ricevute per un rookie all’esordio con i Bengals, fa ben pensare che anche sul terzo e lungo Cincinnati abbia trovato quell’arma in più che stava cercando. Preoccupazioni? Beh, ancora l’incolumità di Burrow, pertanto la capacità della offensive line di proteggerlo adeguatamente. Quando nella scorsa partita dopo un sack, Burrow è apparso “shaken up”, l’istinto protettivo del coaching staff ha cambiato le scelte offensive per limitare i rischi, scelta comprensibile ma che i Bengals non possono permettersi a lungo. Si prevede pertanto un’altra partita con il fiato sospeso ogni volta che la pass rush avversaria si avvicinerà o penetrerà la tasca costruita intorno a JB.

Quali saranno gli aspetti più importanti della partita che potrebbero fare decidere da che parte penderà l’ago della bilancia?

FA: La linea offensiva dei Bengals era la grande incognita dell’offseason e si sa quanto l’argomento sia delicato, visto il pesante infortunio subito da Joe Burrow nella sua stagione da rookie. Diciamo che, se effettivamente la protezione del giovane QB non fosse esattamente impenetrabile, allora la partita potrebbe offrire un’occasione quasi d’oro per Mack e Robert Quinn di risvegliare i loro istinti da “cacciatori di quarterback” e cercare di rendere Burrow un non-fattore. Questo, a sua volta, avrebbe l’effetto cruciale di aiutare e non poco una secondaria di cui abbiamo già parlato sufficientemente male. La quale secondaria avrà un compito tutt’altro che semplice, contro un Ja’Marr Chase che in Week 1 ha rispolverato l’intesa dei bei tempi di Louisiana State con Burrow, facendo dimenticare i numerosi drop del precampionato (e senza scordarsi il resto del corpo di ricevitori di Cincinnati, di buonissimo livello). Quindi la chiave per Chicago è, a mio modesto parere, nella difesa, anche perché non mi aspetto chissà cosa dall’attacco. Non è questa la sede per addentrarsi ulteriormente nella querelle Justin Fields subito o tra un po’ o l’anno prossimo ma la questione più interessante per la prestazione dell’attacco non è nemmeno strettamente tecnica, bensì “emotiva”: se Andy Dalton saprà trovare ritmo, potrà sicuramente mirare a prendersi una rivincita sulla sua ex-squadra, altrimenti il Soldier Field potrebbe non mostrare molta comprensione e cominciare a brontolare ed invocare Fields a gran voce sin dai primi drive.

SA: Il QB Andy Dalton, nei suoi 9 anni a Cincinnati è stato abituato ad avere fiducia e continuità, cosa che da quest’anno con Justin Fields a scalpitare sarà molto difficile da sentire. D’altro canto, Fields quando avrà il pallino dell’attacco, avrà bisogno di dimostrare subito quello che vale, non fare errori e convincere il coaching staff ad affidarsi a lui con continuità e fiducia. La parola chiave, pertanto, sul fronte dell’attacco di Chicago a mio avviso sarà la pressione interna. Come ha detto il mio collega Federico, la difesa dei Bears è chiamata a mostrare gli artigli e graffiare con convinzione la determinazione dei Bengals a replicare il successo della prima giornata. Se riuscirà in questo intento, la partita potrebbe mettersi bene per la squadra locale. Anche per Cincinnati, a mio avviso, sarà la difesa che potrà far pendere la bilancia verso il successo della propria squadra. I nero -arancio nella prima partita hanno stupito difensivamente per concretezza sia nel contenere il gioco di corsa che nella protezione data dalla secondaria. Da ultimo la linea di difesa è sembrata molto concentrata ed è riuscita diverse volte a placcare il QB avversario, facendo della pressione un aspetto che pochi nella Queen City si aspettavano. Se la difesa di Cincy sarà all’altezza della performance della prima settimana, darà tempo e occasioni al suo attacco di macinare gioco dopo gioco e prevalere alla fine.

Chiudiamo con uno sguardo ai due “quarterback del futuro”: uno, in realtà, è già QB del presente, ossia Joe Burrow; l’altro, Justin Fields, ha già un touchdown segnato su corsa all’attivo in Week 1 ma ancora non si sa quando diventerà a tutti gli effetti il nuovo “pilota” dell’attacco dei Bears. Forse non tutti sanno che la carriera universitaria di entrambi passò per Ohio State, con esiti diversi. Due sicure stelle nel firmamento della NFL del prossimo decennio o meglio andarci con i piedi di piombo?

FA: Già, Joe Burrow fu redshirt freshman ad Ohio State nel 2015, riserva nel 2016 e 2017 di JT Barrett (oggi senza squadra dopo alcune stagioni passate rimbalzando fra varie practice squad) e poi decise di trasferirsi a Baton Rouge per giocare nei Louisiana State Tigers (le tigri evidentemente sono una costante della sua carriera…). Viceversa, Giustino Campi, come ho cominciato scherzosamente a chiamare Justin Fields, accettò una borsa di studio dalla University of Georgia, dove rimase per un anno soltanto (2018), per poi trasferirsi ad Ohio State, dove con i Buckeyes visse due annate assolutamente eccellenti, nel 2019 e 2020. Certo, il 2019 di Burrow con LSU, coronato con il titolo nazionale, fu quasi leggendario (senza il quasi…) ma questo non può sminuire l’ottima carriera di Fields a Columbus. Entrambi questi ragazzi hanno il potenziale per fare cose splendide ma, come sappiamo, occorrono condizioni al contorno ben precise che permettano loro di maturare per imporsi al vertice. In primis, più che andare con i piedi di piombo sulla valutazione del loro potenziale di diventare stelle di prima grandezza tra i pro, i piedi di piombo li uso nei confronti dei loro rispettivi allenatori, tanto capi, quanto coordinatori, quanto di posizione, da cui dipende eccome una certa parte del loro sviluppo e la cui opera dovrà essere scrutinata con la massima attenzione, prima di dubitare dell’operato dei due giovani quarterback. “In secundis”, come direbbe qualcuno (bravo chi riconoscerà questa citazione di un grande classico della commedia italiana anni ’80), conterà anche il loro cast di supporto e sappiamo quante polemiche abbia generato la scelta di Chase nel primo round dell’ultimo draft, per ricreare il duo con Burrow che tanto bene fece a LSU ma che ignorò le ovvie necessità dei Bengals a livello di linea offensiva, da migliorare per garantire una protezione più efficace a Burrow. Morale: se i Bengals non faranno i Bengals quando si tratterà di investire in allenatori e free agents di primo livello e se i Bears si scrolleranno di dosso tutta la negatività di una storia costellata di clamorosi fallimenti nella posizione di quarterback, il potenziale è enorme per entrambi e credo che potrebbero tranquillamente diventare due dei “volti” dell’NFL per i prossimi 10-15 anni.

SA: Rispetto all’ottima analisi fatta dal mio collega, posso sottolineare qualche elemento di contesto attuale. Se Joe Burrow è stato adottato da tifosi e ambiente già nella sua stagione da rookie come “il salvatore” della squadra, il franchise QB, l’uomo su cui costruire il futuro, dall’altra parte Justin Fields ha ancora tutto da dimostrare, ha grande talento ma gioca in una squadra che deve ancora dimostrargli amore e fiducia, nonostante le speranze dei tifosi. Non so se Chicago sarà in grado di “scaldarsi” fino a quel punto, ma di certo aiuterebbe Fields a crescere e mostrare il suo valore dicendo la sua fin d’ora, in questo periodo in cui tante squadre NFL si stanno affidando a QB di poca esperienza contando di crescere insieme a loro e fare la storia.

Federico Aletti & Sandro Anfuso

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