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Che serataccia, il recap di Miami Dolphins – Buffalo Bills

Una pessima giornata per i Miami Dolphins: in casa, perdono 35 a 0 contro dei Bills superiori e dominanti. Com’è andata? Come reagire?


Partiamo dalla fine. Intervistato dai giornalisti alla fine della gara all’Hard Rock Stadium tra Miami Dolphins e Buffalo Bills, una serata in cui tutto è andato nella peggiore maniera possibile per i padroni di casa, Xavien Howard ha risposto “È come se fossimo ad un funerale.” La domanda postagli era che tipo di ambiente si vivesse nello spogliatoio dopo che i Bills avevano chiuso la partita strapazzando Miami e concludendola con un perentorio 35 a 0. Contro Buffalo la striscia di sconfitte arriva ora a 6 consecutive. Si tratta del peggior risultato mai ottenuto contro i rivali divisionali dal 1966, anno di fondazione dei Fins.

Una partita in cui tutto gira al peggio

Josh Allen non è stato il migliore della sua carriera nella sfida ma ha comunque guidato i suoi a una vittoria importantissima. Foto: Touchdown Magazine.

Nello sport ci sono anche queste giornate, quelle in cui a una squadra va tutto bene e all’altra tutto male. Sfortunatamente la seconda in questione, in occasione di questa sfida, è stata proprio quella dei Miami Dolphins. Ciò rende davvero complicato il mio compito di fare una sintesi di una partita che è stata tanto drammatica per i miei colori. Per onorare la cronaca, ad ogni modo, lo farò ugualmente. Non sorprendetevi se il racconto sarà a senso unico.

L’ambiente di Miami tornava finalmente a incontrare la squadra al proprio stadio, dopo le limitazioni pandemiche del 2020, e ci si aspettava un risultato positivo. In realtà succede esattamente l’opposto. Fin dall’inizio si capisce come sarebbero andate le cose. In attacco partono i Dolphins e il loro QB, Tua Tagovailoa, in 3 play subisce 2 sack, uno da parte di Ty Johnson e l’altro portato da Micah Hyde. La risposta di Buffalo è un TD lungo 46 yards, in corsa, che porta l’autografo di Devin Singletary ma anche una buona parte di responsabilità difensiva.

La risposta di Miami sembra incoraggiante, in quanto Myles Gaskin corre per 18 yards e un primo down, poi però l’attacco stagna e si conclude con un brutto colpo che la difesa rifila a Tagovailoa, il quale dovrà abbandonare la partita al suo secondo drive a causa di una botta rimediata alla costola di cui scopriremo la gravità nei prossimi giorni, dopo che il QB avrà sostenuto tutti gli esami medici del caso. Non dovrebbe essere nulla di compromettente comunque, a quanto è parso durante la sfida. L’attacco successivo dei Bills vale altri 7 punti: il TD arriva stavolta su passaggio di Josh Allen e la firma la mette il suo gregario più pericoloso, Stefon Diggs. Miami schiera il QB2, Jacoby Brissett, il quale inizia come Tua aveva concluso, con un 3 e fuori. Sull’attacco successivo di Buffalo grande azione difensiva: Jerome Baker forza un fumble e Brandon Jones lo ricopre. Le partite con almeno un takeaway di Miami diventano ora 24 consecutive. Almeno abbiamo qualcosa di cui essere fieri.

Levi Wallace intercetta Brissett e gli attacchi cominciano a stagnare un pò. Sotto i riflettori per Miami finisce Jaylen Waddle, dopo un buon debutto in week 1 la matricola si prende nuovamente l’occhio di bue; lo fa sia nel bene – facendosi trovare sempre pronto quando lo chiamano in causa – sia nel male, causando fumble su un ritorno. Mike Gesicki trova delle buone ricezioni, dopo che al debutto era rimasto all’asciutto ma l’attacco è troppo disattento, quelle poche volte che Brissett riesce a lanciare, poiché la linea di Buffalo è sempre trionfante sui linemen offensivi dei Dolphins – quasi inguardabili in questa gara, ci sarà molto da lavorare in settimana – i suoi ricevitori droppano; lo fa DeVante Parker in meta e Albert Wilson su quello che sarebbe stato un buon avanzamento.

Jakeem Grant, in giornata decisamente, no perde l’ovale dopo averlo ricevuto vicinissimo alla end zone e Buffalo lo ricopre. Sul ribaltamento di fronte Howard intercetta Allen, dimostrando di valere tutti i milioni che ha richiesto in estate. La partita va avanti con le difese che la dominano integralmente, fino alla fine di un primo tempo nel quale, tutto sommato, Miami rimane in partita. Al riposo lungo si va sul 14 a 0 per Buffalo, con gli ospiti che però mostrano un calo, specialmente in attacco, mentre Brissett sembra acquistare confidenza così come la difesa. I tifosi Dolphins più ottimisti sono portati a credere che negli ultimi due periodi si potrà riavvicinare il risultato; sfortunatamente saranno presto smentiti.

30 minuti d’inferno

Il secondo tempo è tutto di Buffalo. Era lecito attendersi un calo fisico degli ospiti, in una giornata in cui a Miami era caldo, umido e afoso; condizioni pessime per chiunque per giocare a football, specialmente se chi viene a trovarti arriva dal Nord degli States. Invece sono i Dolphins ad accusare di più il meteo – forse, o semplicemente lo strapotere degli avversari. Cole Beasley, Emmanuel Sanders, ancora Diggs e infine Dawson Knox, TE, per il TD, così si apre il secondo tempo, che Buffalo apre in attacco. La risposta dei padroni di casa sta in un primo down interessante di Parker ma poi il drive stagna e i Bills ricominciano a martellare.

Josh Allen corre per un primo e un sack di Emmanuel Ogbah uccide il drive. Onore alla defense di Miami che fa il suo per non far scappare Buffalo, l’attacco però va cercato con il lumicino. Il duo di coordinatori offensivi di Miami composto da George Godsey e Eric Studesville – entrambi sulla graticola, in queste ore – butta nella mischia Preston Williams, al rientro dopo una stagione sfortunata che è durata soltanto due mesi, nel 2020, per dare brio al reparto. La fisicità del ricevitore, però, servirà a ben poco. In cattedra nel garbage time sale l’altro RB di Buffalo, Zach Moss, il corridore appare quasi inarrestabile nei 2 TD in corsa che mette a segno in rapida successione: trova buchi, resiste ai contrasti e guadagna 12 punti; maiuscolo, anche se la difesa di casa aveva mollato. Finisce 35 a 0 con dei Bills dominanti, altra squadra rispetto a quella sconfitta a sorpresa durante il debutto casalingo contro i Pittsburgh Steelers.

Miami deve leccarsi le ferite, riconoscere di non essere all’altezza della miglior squadra della sua division e trovarsi ridimensionata con un record di 1-1, a pari merito con gli stessi Bills e i New England Patriots, trionfatori a New York contro dei Jets che non sono all’altezza della NFL, almeno per il momento. Ahinoi, nella sfida qui raccontata anche Miami ha dato questa impressione.

Ripartire subito

Devin Singletary trova un lungo TD in apertura della sfida ai Miami Dolphins. Foto: USA Today.

È poco utile puntare le dita contro qualcuno. Lo è anche preoccuparsi troppo dopo una sconfitta, per brutta che sia stata. Ogni domenica è diversa in questo ambiente e dunque è veramente presto per lamentarsi. Questa sfida doveva servirci per capire se potevamo giocarcela con i migliori della classe, per vedere chi eravamo. Abbiamo compreso come Miami, a questo punto della stagione, sia ben lontana dalle franchigie che si giocano il Super Bowl. Questo, però, già lo sapevamo. Il nostro obiettivo sono i playoff, nulla di più perché non siamo ancora all’altezza.

Se vogliamo cercare responsabili però non dobbiamo far altro che guardare sulla sideline. Per la seconda partita consecutiva, Brian Flores è stato battuto – outcoached come dicono in inglese. A Foxborough la fortuna gli aveva sorriso, in questa sfida no. La gara è sembrata preparata molto male: linea offensiva in ritardo, QB perennemente sotto pressione – bravo Brissett che ha resistito e guardato in faccia le avversità, terminando con statistiche neppure troppo brutte – e un’aggressività eccessiva che ci ha fatto chiudere con 0 punti. Mi riferisco ai tentativi di conversione su numerosi quarti tentativi che potevano valere FG da 3 punti, data la precisione del kicker Jason Sanders. Flores deve fare attenzione: capi allenatori che sbagliano continuamente queste decisioni di gestione, non hanno vita lunga in questa lega; non puoi permetterti di regalare buone posizioni agli avversari in maniera sistematica.

Il presidente Stephen Ross esigerà spiegazioni in questi giorni, a partire dalla domanda sul come mai la linea offensiva di Miami sia così fiacca, nonostante gli enormi investimenti portati avanti negli ultimi due draft per migliorarla. E domenica andiamo a Las Vegas per affrontare dei Raiders infervorati, che hanno vinto entrambe le prime due partite. Se Miami sarà questa, beh, non fatichiamo a immaginare il risultato finale.

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