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Showdown sulla neve: recap di Miami Dolphins@Buffalo Bills

Al termine di una gara combattuta, i Dolphins escono sconfitti a Buffalo contro una grande franchigia e in un clima ben poco clemente.


Degna conclusione del Saturday Showdown, format che la NFL ha creato due anni fa per aumentare la sua proposta di gare nel periodo vicino alle ferie invernali, quando le partite sono veri e propri macigni in ottica playoff, la sfida al freddo e al gelo tra Miami Dolphins e Buffalo Bills non ha certo deluso gli appassionati.

Essendo andata in scena nella giornata della più vasta rimonta della storia di lega, ovviamente la sfida dell’Highmark Stadium at Orchard Park non ha catalizzato l’attenzione del pubblico ma ha sicuramente accontentato i tifosi della squadra di casa, vincitrice, che ha staccato così il biglietto per i quarti playoff consecutivi, così come quelli ospiti, naturalmente delusi dal risultato ma soddisfatti di aver ritrovato la squadra che avevano lasciato a Miami, prima di questo terzetto di trasferte che si è concluso con un en plein di sconfitte. Quest’ultima però è parsa incoraggiante, data l’involuzione messa in campo durante la trasferta californiana, abbiamo finalmente visto una franchigia che ha interesse a lottare e a prendersela questa postseason che sembrava garantita tre settimane fa ma oggi appare in equilibrio instabile, con una striscia di sconfitte che ha già raggiunto quota 3, nell’attesa del matchup contro Aaron Rodgers in programma per il giorno di Natale.

Equilibrio e spettacolo

Sebbene Buffalo sia stata la squadra migliore per ampi tratti della partita, il risultato è sempre stato alla portata degli ospiti, i quali hanno anche condotto la sfida tra il terzo e quarto quarto di gioco. La vittoria dei padroni di casa si è concretizzata soltanto nell’ultimo periodo di gioco, sotto la tormenta.

Nelle primissime fasi di gioco, le due compagini si sono principalmente studiate. Ad aprire le otilità è stato Raheem Mostert, guadagnandosi il primo down in corso prima del punt di Thomas Morstead che ha restituito palla ai padroni di casa, i quali hanno mostrato il buon affiatamento tra Josh Allen e i suoi ricevitori Stefon Diggs e Dawson Knox, che gioca da TE ma è principalmente chiamato in causa in situazioni di passaggio, senza richiedergli di bloccare spesso. Dopo due primi down, anche i Bills vanno al punt.

Miami si ricorda come si fa ad attaccare lanciando, come ha fatto fino alla fine di novembre, e trova un buon gioco sulle corse, endemicamente assente dagli schemi offensivi di questa squadra. Vista la rigidità del clima, Mike McDaniel, capo allenatore e coordinatore offensivo ospite, si affida molto spesso al run game, chiamando sovente in causa Mostert e il RB2 di giornata, Salvon Ahmed. Un primo down arriva grazie al FB, Alec Ingold, poi si alza una bandierina contro Robert Hunt, per falsa partenza, ma il RB1 non ha problemi a muovere la catena su ricezione, anche se deve prendere 15 yards invece delle consuete 10. Jaylen Waddle riceve e guadagna un nuovo set di down, Mostert converte da quarto tentativo e 1, poi la defense si stanca un pò della libertà concessa a Tua Tagovailoa e lo stende grazie a un sack di Shaq Lawson: per mettere a tabellone dei punti occorre la gamba di Jason Sanders, che piazza un FG lungo 39 yards dando il vantaggio ai Dolphins. Bel drive completo da parte di Miami: l’ultima volta che ne abbiamo visto uno del genere non era ancora dicembre e invece che al Natale pensavamo alle offerte del Black Friday.

La segnatura smuove la offense di Buffalo. Allen va da Knox per un guadagno di 45  yards, Devin Singletary accorcia il campo ancora e infine è Quintin Morris a chiudere il possesso con un FG per i padroni di casa. La risposta ospite è efficace perché Mostert sfonda a destra, correndo per 68 yards e mettendo l’ovale su una mattonella facile per Sanders che, dopo alcuni errori dell’attacco, piazza tra i pali un secondo calcio, lungo 21 yards. L’attacco di casa è molto ben oliato: Gabriel Davis guadagna 21 yards, James Cook corre per un primo e poi Diggs conclude magnificamente uno schema di run-play option che vale un nuovo set di down. Con il campo corto, il terzo RB dei Bills, Nyheim Hines, riceve per il TD.

Con un vantaggio di 8 punti i tifosi di casa gioiscono ma lo fanno con troppa veemenza. La pioggia di palle di neve dagli spalti sul campo costa infatti un breve delay all’inizio del secondo quarto e fa sorridere perché anche il pubblico televisivo può chiaramente sentire l’annunciatore dell’Highmark minacciare che se il lancio di sferoidi gelati dovesse continuare, Buffalo sarà penalizzata di 15 yards. Al termine del siparietto, Tua torna a guidare il suo reparto. Il big play arriva subito: ricezione di Waddle lunga 34 yards. Seguono due rapidi primi down chiusi da Tyreek Hill e infine la corsa in meta di Ahmed, che vale il primo TD stagionale per il runner con il numero 26 sulle spalle. La risposta di Allen è mettersi in proprio: QB draw per un primo down, poi Diggs, Singletary e Isaiah McKenzie. I Bills coinvolgono tutti i loro playmaker e sono aiutati da un paio di bandiere gialle. Poi è Cook ad allungare e portarla sul 21-13 per Buffalo grazie a una breve ricezione.

Josh Allen running with the ball

Josh Allen durante un’azione di gioco contro i Dolphins. Il QB è stato un grande protagonista nella sfida. Foto: The Phinsider.

La neve si prende la scena

Il secondo tempo inizia con un altro rinvio causa palle di neve e Buffalo in attacco con la possibilità del double-down, ovvero di mettere altri 7 punti sul suo totale dopo aver realizzato il TD in chiusura di secondo quarto. La strategia è ultimamente molto apprezzata: molte franchigie decidono di calciare alla vittoria dell’iniziale lancio della monetina. Il fatto di iniziare in difesa dà modo di avere la palla in mano in apertura del terzo quarto per cui, gestendo bene il cronometro, si possono mettere in fila due TD senza dar modo agli avversari di rispondere tra l’uno e l’altro. McDaniel ama comportarsi in questo modo e, a quanto sembra, anche Sean McDermott non disdegna procedere in questa maniera.

I punti non arrivano ma arriva… il punt, in quanto Zach Sieler con un tackle rallenta la corsa dei Bills generando un quarto down. È ancora Waddle a prendersi la scena e lo fa con i fuochi d’artificio, involandosi per un TD lungo 67 yards ma poi  gli ospiti si arenano senza convertire la conversione da 2 punti, restando sotto. Buffalo deve tornare al calcio libero a seguito di un drive viziato da alcune penalità. Miami fa lo stesso e trova un punt ottimo: il calcio di Morstead rimbalza favorevolmente e Allen deve partire dalle proprie 1, da lì fa 3 e fuori e restituisce l’ovale ai Fins sulla linea di centrocampo.

Nonostante l’ottima posizione, un sack di Matt Milano consente ai suoi di riprendere il possesso o, meglio, così ci aspetteremmo ma, incredibilmente, Mac Lewis colpisce il punter, che è il giocatore più fragile quando ha la gamba alzata perché non può proteggersi e dunque viene tutelato, con una penalità di 15 yards che vale il primo Miami e non causa cambio di possesso. A ringraziare è Hill, che riceve un buon lancio da Tua e lo riporta in meta: con la marcatura, gli ospiti si portano in vantaggio 26 – 21. Segue un punt per parte e poi la più importante giocata difensiva di Miami della nottata: strip sack di Jaelan Phillips e fumble di Allen ricoperto da Christian Wilkins. Al turnover non segue alcun primo down e ci si deve accontentare della realizzazione di Sanders lunga 47 yards. Si tratta dell’ultima marcatura per i Dolphins del match e, con il senno di poi, probabilmente di quella decisiva: in caso di realizzazione di TD i Bills non avrebbero potuto portarla a termine nella maniera in cui hanno fatto. Non è però con i se che si fa la storia e ci limiteremo a discutere di com’è andata, senza pensare a quale che sarebbe potuto essere poiché non servirebbe davvero a nulla.

Con l’arrivo della tormenta, attesa da inizio partita secondo le previsioni meteo, Miami va in difficoltà. I giocatori di Buffalo, naturalmente più abituati a condizioni così avverse, si fanno invece forza e guadagnano 16 yards con Cook e poi un TD firmato Knox, dopo un fallo personale chiamato contro Elandon Roberts ai danni di Allen, figlio probabilmente della frustrazione per non essere riuscito a rallentarlo. Il pareggio viene raggiunto grazie a iniziativa del QB che si lancia in meta e viene stoppato sulla linea dalla difesa, dopo un pò di confusione in campo, la prova tv assegna la marcatura a Buffalo e restituisce l’ovale a Miami. La neve è ormai copiosa e i Fins si perdono: Cedrick Wilson mette a segno una buona ricezione sul casco del suo marcatore e muove la catena ma poi la difesa ha vita facile. Il punt che chiude il drive uccide le speranze di vittoria di Miami perché da modo a Buffalo di gestire l’ultimo possesso.

A questo punto, i Fins potrebbero mantenersi conservativi e puntare a portarla in overtime ma un episodio li condanna: su lancio lungo di Allen, Kader Kohou si rende colpevole di una sanguinosa interferenza che porta i padroni di casa sulle 10 offensive. È un peccato perché la difesa stava tenendo: Sieler aveva firmato un sack mentre McKenzie e Singletary erano stati fermati subito dopo la linea del primo down. I Bills avrebbero tentato il calcio da ogni posizione ma sotto la bufera, un conto è calciarlo da lontano e un altro farlo da vicino. Per fortuna di Allen e dei suoi, la matricola ha consentito il tentativo corto e, dunque, un’opportunità ben più agevole a Tyler Bass, il quale realizza e scivola a terra per fare l’angelo nella neve, celebrando una vittoria sofferta che vale l’ingresso nei playoff per la sua franchigia. Miami, invece, dovrà lottare nelle ultime tre settimane per potersi giocare le sue chance a partire dal wildcard weekend.

Attenzione a prendercela con Darth Kader. Il ragazzo è un undrafted rookie che sogna di fare l’ingegnere ed è arrivato a Miami un pò per caso, divenendo in breve un punto di riferimento per la secondaria. Ha avuto la sfortuna di incappare in un errore mentale in un frangente così importante ma non si ricordano altri errori di questa gravità nella sua stagione, In questa gara poi, possiamo tranquillamente affermare che sia stato più importante lui di Xavien Howard, che come già accaduto a Los Angeles contro i Chargers è sembrato essere fuori dal gioco, quasi disinteressato alle sorti della partita. X è tra i migliori giocatori di franchigia ma la sua stella pare essersi opacizzata in queste ultime due settimane.

Dobbiamo preoccuparci?

A caldo, direi di no. Uscire sconfitti, il 17 dicembre, è sempre un dramma nella NFL, soprattutto se arrivi da altre due L. Ciononostante, questa sfida è stata – di gran lunga – la migliore giocata dai Fins dalla bye week ad oggi. Semplicemente, Allen è distruttivo. La difesa ospite ha sbagliato poco oggi, facendosi trovare impreparata soltanto sulla penalità di cui abbiamo già passato e un paio di corse. Per il resto, lo script di Josh Boyer, defensive coordinator di Miami, era stato preparato bene. Quando però ti trovi ad affrontare un QB che lancia con precisione, anche in corsa, allontanandosi da una tasca collassata e che può infilarsi con le sue corse tra i blocchi aperti dalla linea, si fa davvero difficoltà a limitarne l’impeto. L’attacco ha qualcosa in più da recriminare ma, anche in questo caso, come possiamo puntare dita quando un reparto si trova a dover affrontare non solo una difesa da Superbowl, bensì anche un meteo inclemente?

Le tre unità di gioco hanno fatto del loro meglio in questa partita e sono arrivate a una bandiera gialla da un possibile showdown in overtime. La cattiveria agonistica dei Dolphins ha ricordato quella delle sfide memorabili di inizio stagione, contro Baltimore e la stessa Buffalo, nel mese di settembre. C’è ancora una porzione importante di regular season da giocare, perché mancano 3 sfide, 2 delle quali scontri divisionali. Se i Fins che vedremo in campo durante le ferie invernali saranno quelli di Orchard Park, possiamo essere fiduciosi. Una sconfitta di misura a Buffalo, sotto Natale, è accettabile. C’è ben più da recriminare per quanto avvenuto al SoFi Stadium a mio avviso, dove davvero si è gettata via un’opportunità. Poco importa comunque, ora va mantenuto – e possibilmente migliorato – il seeding per la postseason, senza curarsi di quanto avvenuto in precedenza.

 

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