Non è facile scrivere un articolo sui Miami Dolphins di questa stagione. Non lo è perché la franchigia sta affrontando il più importante rebuilding in lega, nonché il più rilevante della sua storia recente.
Jeff Hafley si trova nelle stesse condizioni di Brian Flores nel 2019: ha un roster inesperto, ricchissimo di giovani e con poche certezze. Vi sono alcune ancore e un unico faro, che 7 anni fa si chiamava Xavien Howard e giocava come CB, mentre oggi è De’Von Achane, RB che ha già terminato la sua stagione, dopo essersi rotto il legamento crociato contro i Kansas City Chiefs.
Quel che rende questa ricostruzione peggiore è l’inferno salariale con cui il nuovo general manager, Jon-Eric Sullivan, si trova ad avere a che fare. Mentre scriviamo questo articolo, Miami sta pagando di più per i giocatori non più parte della squadra che per quelli che fanno parte del roster.
Un pessimo inizio di stagione, ma quanto contano davvero i risultati?
L’ex QB Ryan Fitzpatrick, ex timoniere dei Fins e oggi analista di football americano per Amazon Prime, fu brutale prima dell’inizio della stagione, affermando che se Miami non avesse vinto al debutto stagionale contro i Las Vegas Raiders, sarebbe andata 0-17 nella stagione, dal momento che la franchigia ha il secondo calendario più difficile della NFL ed è la rosa maggiormente sottodimensionata della lega. I Dolphins quella partita l’hanno persa malamente. Ancor peggio sono usciti sconfitti dalla gara di Santa Clara, contro i lanciati San Francisco 49ers, prima di perdere anche l’home opener contro i Chiefs, pur giocando molto meglio rispetto alle prime due uscite.
La prospettiva di finire 0-17 e macchiare così la leggenda degli imbattuti del 1972, quando l’atmosfera nel Sud della Florida era ben diversa, è reale. Se può consolare, comunque, perderle tutte è piuttosto difficile in una lega ben bilanciata come la NFL e i Dolphins incontreranno, con ogni probabilità, una franchigia in giornata no, o falcidiata da infortuni, o magari che sta facendo riposare tutti i titolari perché già qualificata ai playoff, nel corso del torneo.
La questione, comunque, non è tanto quale sarà il record della franchigia all’Epifania, bensì quanti dei giocatori oggi a roster saranno parte della squadra del 2027, nel secondo anno di rebuilding, che dovrebbe essere già sensibilmente più competitiva di quella che abbiamo ora. Per tornare a competere in breve tempo, ad ogni modo, è necessario impostare fin da subito delle solide basi, per non dover azzerare il lavoro tra uno, due o tre anni, ma poter aprire un ciclo, idealmente decennale, che porti la franchigia a competere quantomeno per la division e a giocarsi le sue chance nei playoff, anche se da seed basso. Affinché questa realtà si materializzi, è necessario lavorare con un piano, che a Miami hanno, e trovare i giusti giocatori, alcuni dei quali sono già in città.
Le luci più brillanti
La stagione sarà deprimente, per i tifosi, e dobbiamo essere pronti ad avere a che fare con un numero di vittorie che potrà essere davvero molto risicato. Ciò non significa che non ci sia nulla da fare di qui alla prossima stagione, perché la squadra è giovanissima e il front office ha dato le chiavi del gioco, in attacco come in difesa, in mano ad atleti che, fino a pochi mesi fa, competevano presso la loro università e attendevano di diplomarsi.
Questi ragazzi vanno testati, esaminati e giudicati, sotto il profilo mentale e atletico, per vedere chi sia in grado di stare a questi livelli e chi no. Dell’attuale nucleo di 53 giocatori potrebbero restarne 40 per la prossima stagione, 25 o magari soltanto 10. Non importa. Quel che conta è che coloro i quali vestiranno ancora il verde acqua nella stagione 2027 siano le fondamenta di un sistema e di una franchigia pronta a fare il salto che l’ambiente attende da 30 anni.
È presto per sbilanciarsi su chi sarà parte del progetto nella prossima offseason ma, sicuramente, vi sono già dei nomi che si sono messi in vista.
Jacob Rodriguez
Non possiamo che cominciare dal linebacker ex Texas Tech, draftato come quarantaduesimo assoluto in aprile e già capitano e leader sul campo della difesa. Un fortunoso intercetto ha messo a verbale la sua prima INT, a danno del volto della NFL, Patrick Mahomes, in week 3, ma il difensore ha fatto ben di più di quanto riportano le statistiche. Con i suoi 28 tackles dopo 3 gare sfiora una media di 10 contrasti a partita, che dimostrano quanto sia centrale negli schemi difensivi di Jeff Hafley e del suo DC, Sean Duggan. Con ogni probabilità, Rodriguez diventerà un perno di questo reparto, di importanza comparabile a quella di Jordyn Brooks, più anziano di 5 anni.
Caleb Douglas
Il ricevitore undrafted che ha giocato al college con Rodriguez ha saltato la sfida ai Chiefs a causa di un problema fisico, ma al debutto, contro i Las Vegas Raiders in W1, aveva messo assieme ben 94 yards in ricezione, dimostrando che tutto quel che di positivo aveva messo insieme in preseason non era un episodio, ma frutto del suo impegno e della sua concentrazione. Il playbook offensivo di Miami si basa molto sulle corse, data l’atleticità di Malik Willis e le doti di De’Von Achane, ma ora che il RB sarà fuori fino al prossimo anno, Douglas potrebbe diventare un pezzo più centrale di questa offense.
Kadyn Proctor
Il tackle offensivo da Alabama è stato chiamato molto presto, allo scorso draft, come dodicesimo assoluto, con ancora numerosi nomi disponibili, alcuni dei quali erano stati associati con insistenza ai Dolphins, nelle settimane precedenti all’evento di Pittsburgh. Proctor è stato inserito in una linea comandata dal centro Aaron Brewer e comprendente numerosi giovani che hanno molto da dimostrare, come Austin Jackson e Patrick Paul. Il reparto è apparso piuttosto inaffidabile in W2, a San Francisco, con una prova a dir poco terrificante di Jackson, sempre in ritardo, ma ha poi mostrato coesione, integrità e grinta in W3, nella sfida casalinga contro Kansas City. L’unità dovrà crescere insieme e mostrare di avere talento, per poter proteggere al meglio il quarterback che guiderà la rosa nel prossimo futuro, sia esso Willis o un nuovo nome, magari selezionato al prossimo draft, nel quale i Fins avranno una scelta molto alta.
Le sensazioni sui tre giocatori citati sono molto buone, ora non resta che vedere che cosa faranno nel prosieguo della campagna, sperando che questo elenco possa allungarsi considerevolmente, nel corso della stagione.
Crediti fotografici: Deporte Total.




