Sono 59 gli anni che Indiana ha dovuto aspettare. I Hoosiers tornano a vincere a Michigan Stadium per la prima volta dal 1967 e lo fanno nel modo meno spettacolare possibile: 13-6 dopo un tempo supplementare, con una sola meta in tutta la partita, segnata da un quarterback che a metà gara rischiava di finire in panchina. I campioni nazionali in carica, numero 6 del ranking AP, salgono a 7-1 (4-1 in Big Ten) e dopo la sconfitta di misura con Ohio State evitano il primo doppio passo falso dell’era Cignetti. Michigan scivola invece a 4-3 (1-3) e continua a cercare un attacco.
Una partita di difese e di field goal
Il copione si capisce già nel primo quarto. Le due difese comandano, gli attacchi faticano a superare la metà campo e i punti arrivano soprattutto dagli errori altrui. Il primo regalo lo fa Michigan: Tommy Carr, alla prima partenza da titolare in carriera al posto di Bryce Underwood, forza un pitch su una speed option e perde il pallone, recuperato da Isaiah Jones sulle 28 yards dei Wolverines. Indiana arriva a ridosso della endzone ma non sfonda, e Nico Radicic apre le marcature con un field goal da 22 yards.
Nel secondo quarto tocca ad Amare Ferrell, che intercetta Carr e riporta il pallone fino alle 21 yards di Michigan. L’attacco dei Hoosiers guadagna appena 5 yards, ma Radicic firma comunque il 6-0 da 34 yards. Prima dell’intervallo entrambe le squadre sbagliano un calcio lungo: Trey Butkowski da 53 yards, dopo un sack di Rolijah Hardy che aveva spinto Michigan fuori dal raggio comodo, e Paddy McAteer da 56.
Le occasioni sprecate da Michigan
La partita dei Wolverines si decide in due drive, il primo del terzo quarto e l’ultimo del quarto. In apertura di ripresa Michigan costruisce la sua azione migliore: 14 giochi, 61 yards e più di 8 minuti di possesso, con un 4° & 1 convertito da Jordan Marshall e una ricezione di Jalen Hoffman che porta il pallone sulla linea di una yard. Su 3° & goal Tobi Osunsanmi arriva su Carr e lo abbatte per una perdita di 13 yards. Butkowski sbaglia poi anche il field goal da 32 yards, e un drive che doveva valere il pareggio non porta nulla.
Michigan accorcia poco dopo grazie a un errore di Indiana: Josh Hoover lancia un intercetto per Zeke Berry, che corre fino alle 13 yards avversarie. L’attacco non va oltre il field goal da 29 yards di Butkowski, che vale il 6-3.
L’ultima occasione arriva a 7:32 dalla fine. Michigan mette insieme 13 giochi e 53 yards, trova una ricezione da 24 yards di Channing Goodwin su 3° & 10 e arriva sulle 3 yards di Indiana nell’ultimo minuto, con la possibilità di vincere la partita. Su 3° & goal Hardy firma il quarto sack della giornata su Carr, e i Wolverines devono accontentarsi del 6-6 con il field goal da 26 yards allo scadere. È il riassunto di un pomeriggio con un difetto di autolesionismo evidente: due volte a meno di 5 yards dalla linea della endzone, zero mete.
Hoover, dalla panchina sfiorata alla meta decisiva
Hoover non era al meglio. Ha lavorato in modo limitato per tutta la settimana e in campo si è visto: nel secondo tempo ha tentato appena un passaggio, quello intercettato. Cignetti ha ammesso che nello staff si è discusso a lungo di un cambio con Grant Wilson, il backup al settimo anno di college, ma alla fine ha scelto di restare con il suo titolare.
La scelta ha pagato nel supplementare. Michigan vince il sorteggio e lascia il primo possesso a Indiana. Al primo snap Hoover trova il tight end Brock Schott per 21 yards, fino alla 4, dove lo ferma la safety Chris Bracy. Al secondo snap il quarterback tiene il pallone e corre in endzone per la meta del 13-6, poi trasformata da Radicic.
Nel possesso di risposta Michigan parte con una corsa di Savion Hiter fermata con 4 yards di perdita, tiene vivo il drive con uno scramble di Carr su 4° & 5 e arriva sulle 13 yards. Sull’ultimo 4° & 9 il passaggio di Carr per Salesi Moa cade a terra appena fuori dalla endzone, e la Big House ammutolisce.
«Non è stata una bella vittoria, ma è stata una vittoria di grinta, tanta grinta»
Così Cignetti ha descritto la partita a fine gara, aggiungendo che ora la squadra si gode il risultato.
I numeri della partita
Le statistiche raccontano una gara povera da entrambe le parti: 212 yards totali per Indiana, 224 per Michigan. Hoover chiude con 8 passaggi completati su 18 per 81 yards e un intercetto, più 7 yards e la meta su corsa. Il peso dell’attacco dei Hoosiers ricade sulle corse, 131 yards in tutto, con Turbo Richard a quota 68 e Lee Beebe Jr. a 56.
Michigan ha un problema ancora più serio sul terreno: 57 yards su 42 portate, 1,4 di media, un dato appesantito dai sack che nel college football si contano come corse. Carr completa 20 passaggi su 32 per 167 yards, con un intercetto e un fumble perso, e a fine gara si è preso tutta la responsabilità dei due turnover. Il suo bersaglio preferito è JJ Buchanan, con 6 ricezioni per 57 yards.
In difesa Indiana ha imposto la sua legge, una legge fatta di pressione e di stop nei momenti decisivi: Hardy chiude con 8 placcaggi e 2 sack, Osunsanmi con altri 2. Per Michigan la migliore è la safety Chris Bracy, con 13 placcaggi. Le percentuali sul terzo down dicono tutto: 4 su 14 per Indiana, 6 su 20 per Michigan.
Cosa resta per le due squadre
Indiana porta a casa una vittoria storica ma esce da Ann Arbor con qualche domanda, la prima sulla salute del suo quarterback e la seconda su un attacco che non ha mai trovato ritmo. Cignetti lo ha detto senza giri di parole, ammettendo che l’attacco ha faticato a dir poco. La difesa, la migliore della Big Ten, ha però dimostrato di poter vincere una partita quasi da sola.
Per Michigan la sconfitta pesa soprattutto per come è arrivata. La squadra di Kyle Whittingham, al primo anno ad Ann Arbor, ha giocato quasi solo partite decise nell’ultimo possesso, e stavolta la difesa aveva fatto abbastanza per vincere. Il nodo resta in attacco: né Carr né Underwood hanno trovato soluzioni, sulle corse come sui lanci. Whittingham ha comunque difeso il suo freshman e ha rivendicato la prestazione della squadra.
«Se quella è la numero 6 del paese, allora siamo piuttosto bravi»
Sabato prossimo Indiana ospita Minnesota a Bloomington, mentre Michigan fa visita a Rutgers nella notte di Halloween.




