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NFL 2019 Power Rankings – Week #1

Puntuali come le zanzare ad agosto, ecco i Power Rankings NFL della prima giornata, i due nella foto sono quelli da battere.

Tom Brady Bill Belichick

Ed anche quest’anno tornano i Power Rankings di Touchdown Magazine. Certi che li stavate aspettando con la massima ansia, andiamo a scoprire la griglia di partenza della stagione 2019.

Nota dell’autore: i Power Rankings di inizio stagione sono anche un esercizio a mò di gioco oltre che di analisi per ipotizzare una possibile griglia di partenza. Difficilmente si trova uno sport più imprevedibile del football pro. Capiterà sempre che una squadra data tra le grandi favorite (es. l’anno scorso i Jaguars) si riveli un flop clamoroso e viceversa una squadra snobbata e data senza speranza alcune (es. l’anno scorso i Bears) sorprenda in positivo, oltre ogni aspettativa. Scordatevi giochi di mercato, draft e preseason. Si inizia a fare sul serio solo tra qualche ora. Da lunedì ne capiremo meglio e queste graduatorie inizieranno a basarsi sulla reale prontezza dimostrata dalle squadre alla prima giornata.

#1: New England Patriots – Come sempre, manteniamo fede al nostro mantra. Il ruolo di favoriti d’obbligo, più un onere che un onore, va ai campioni uscenti. Tom Brady non sembra perdere un colpo a dispetto dei 42 anni suonati, Bill Belichick é sempre più calato nel ruolo di guru immortale del football NFL, però non si può che essere curiosi di sapere come ovvieranno alla perdita di Rob Gronkowski, ritiratosi a godere i frutti di una carriera che gli ha dato tanto ma anche lasciato un corpo martoriato dagli infortuni. In ogni caso, buona fortuna a chiunque pensa di disarcionare i Patriots. Restano loro la squadra da battere.

#2: Kansas City Chiefs – E la prima minaccia alla franchigia della Nuova Inghilterra arriva da un rivale di conference, i Kansas City Chiefs che si arresero proprio ai Patriots in una drammatica finale di conference, decisa solo all’overtime lo scorso gennaio. L’MVP della stagione 2018, il nuovo bambino prodigio della lega, Patrick Mahomes, potrà certamente costruire sull’esperienza accumulata alla prima stagione da professionista ma è chiaro che passi in avanti dovrà anche farne la difesa. Più di tutti, a fare la differenza quest’anno dovrà essere Andy Reid, uno dei coach più bravi e delle menti offensivi più brillanti degli ultimi 20 anni, la cui carriera resta ad oggi minata da una nomea di “eterno secondo” (o perdente, per le malelingue) che solo un anello potrà scrollargli dalle (larghissime in tutti i sensi) spalle.

#3: Philadelphia Eagles Calma, che già li sentiamo i mugugni del caso. Eh, ma Carson Wentz si fa sempre male…eh, ma quest’anno non c’è più Foles a togliere le castagne dal fuoco…eh, ma ma ma. Gli Eagles hanno vissuto un 2018 molto travagliato ma alla fine tutto sommato abbastanza buono, difendendo con onore il titolo conquistato nel 2017. Il roster è robusto e completo, Doug Pederson si sta consolidando sempre più fra i migliori coach della lega e dunque non c’è ragione di non credere che abbiano le carte in regola per tornare al big game. Certo, guai a non pensare che la salute di Wentz sia una variabile fondamentale ma in questi primissimi power rankings contano le previsioni sulla base di quello che tutti i 32 contendenti hanno da offrire. Ed in questo momento le Aquile della città dell’amore fraterno hanno, anche grazie proprio alla guida di Wentz, le più bellicose intenzioni possibili.

#4: New Orleans Saints Saranno i Santi della Louisiana (oggi va così con i nomi delle squadre…) la più credibile alternativa agli Eagles nella NFC? Anche qua non mancano i punti interrogativi e di certo il più accattivante ma anche inquietante gira intorno a Drew Brees. Inutile negare che l’anno scorso molti facevano il tifo per un Super Bowl che opponesse Brady e Brees ma poi l’NFC Championship Game premiò, non senza polemiche, i Rams. Il finale di stagione di Brees, dopo l’ennesima riscrittura di record vari, lasciò l’anno scorso qualche dubbio sulla condizione del suo braccio. Se non si è imbolsito, nessuno si illuda di non fare i conti con un altro (l’ultimo?) tentativo di Drew di regalare un secondo anello a New Orleans. Con Sean Payton pronto, chissà, ad andarsene da vincitore, direzione Northeastern Texas?

#5: Dallas Cowboys Un’altra seria minaccia per gli Eagles arriverà senz’altro dalla loro stessa division, dove i Cowboys metteranno in campo la loro difesa in forte crescita e la loro rocciosa linea offensiva come fulcri di un gruppo che conta su un ritrovato Zeke Elliott, reduce dalla firma del contratto più folle…cioè, volevamo dire più ricco mai siglato da un RB. Certo, con la linea che si ritrova davanti Zeke continuerà a mangiare come gli piace, non ne dubitiamo. Qualche dubbio in più ci resta sull’altro uomo dalle esose richieste, Dak Prescott. La offseason gli ha regalato il ritorno, direttamente dalla non esaltante esperienza nel booth di commentatore del Monday Night per ESPN, del tight end Jason Witten. Che sia il futuro hall of famer il pezzo mancante del puzzle della franchigia stellata?

#6: Pittsburgh Steelers – Ci piace essere classici, anche se magari un po’ prevedibili e forse chiusi alla prospettiva di accogliere novità attese e rinfrescanti. Senza dubbio i Browns sono la squadra che più suscita attese nella AFC North ma forse anche nella AFC o nell’intera NFL. Eppure, gli Steelers liberatisi delle fastidiose distrazioni che rispondevano ai nomi di Le’Veon Bell e di Antonio Brown, sembrano avere ritrovato coesione e Tomlin spera di salvare il suo posto da head coach grazie ancora a Big Ben, che al pari di altri vecchietti terribili già menzionati e non (Brady, Brees, Rivers) continua ad essere uno dei migliori quarterback in circolazione. Sicuramente il loro training camp è stato segnato profondamente dalla tragica ed improvvisa scomparsa di un allenatore molto amato e rispettato, il coach dei ricevitori Darryl Drake, ma chissà che questo non sia carburante ulteriore per i gialloneri.

#7: Los Angeles Rams – La delusione del Super Bowl è alle spalle e qualcosa è cambiato in seno alla franchigia della città degli angeli (la, non una delle due…vedere più avanti) ma la speranza è che Sean McVay si confermi il ragazzino terribile del coaching e si inventi qualcosa che migliori ulteriormente la propria squadra dopo le prime due stagioni stellari alla guida dei Rams (evitiamo in questo caso di chiamarli i caproni di Hollywood e dintorni…). I due uomini chiave dell’attacco si presentano alla stagione con umori opposti: Jared Goff galvanizzato dal recente rinnovo contrattuale multimilionario, Todd Gurley perseguitato dalle ombre dei suoi problemi cronici al ginocchio. Nessun dubbio invece sulla certezza rappresentata da una delle superstar della NFL odierna, il Defensive Player of the Year delle due ultime due stagioni, Aaron Donald.

#8: Chicago Bears – Entusiasmo alle stelle a Chicago intorno ai Bears dopo l’annata decisamente positiva dei ragazzi di Matt Nagy, che è stato incoronato coach dell’anno al suo debutto da capo allenatore. Questo sarà soprattutto l’anno in cui Trubisky, reduce da una seconda stagione certamente incoraggiante, dovrà fare un salto di qualità per dimostrarsi all’altezza delle aspettative suscitate, comprensibilmente, da una seconda scelta assoluta, tanto più alla luce dell’esplosione di Mahomes lo scorso anno. La difesa torna essenzialmente al completo ma con un nuovo condottiero. Al posto di Vic Fangio, approdato a Denver come capo allenatore, ecco Chuck Pagano, ex head coach dei Colts, il cui schema aggressivo dovrebbe essere di beneficio a Mack e compagni. La partenza col botto contro i Packers dirà già parecchio sulla stagione degli Orsi della Windy City.

#9: Cleveland Browns – Ebbene sì, dopo anni (decenni?) nei bassifondi, é il momento di catapultare I Cleveland Browns nella top 10. La cura Dorsey, il GM venuto dai Chiefs con l’esperienza di chi ha contribuito a costruire una delle franchigie più forti della NFL odierna, sta cominciando a dare i suoi frutti perlomeno in termini di roster. L’accoppiata Baker Mayfield – Odell Beckham si preannuncia fra i QB-WR combo più esplosivi della lega, anche se un po’ meno di chiacchiere specialmente da Mayfield forse farebbero bene alla causa, anche perché alla fine conterà il campo. Una delle maggiori incognite ancora da conoscere in pieno è forse il nuovo HC Freddie Kitchens, un discepolo di Bruce Arians alla prima esperienza da allenatore capo che dovrà fare quadrare il cerchio di un roster sicuramente molto talentuoso.

#10: San Diego Chargers of Los Angeles – Offseason agitata per i Chargers, che non ce la facciamo proprio a chiamare Los Angeles Chargers, che continueranno a giocare in uno stadio al di sotto di ogni standard accettabile per la NFL (prima di diventare gli inquilini in subaffitto del maestoso stadio di LA costruito dal padrone dei Rams, Stan Kroenke) e che non nutrono legittime speranze di vincere la “Battaglia per LA”, come loro stessi la avevano battezzata, già vinta dai Rams che hanno riconquistato la propria tradizionale e antica base di tifosi dopo le due ultime grandi stagioni appena disputate. Melvin Gordon (manco avessimo detto LaDainian Tomlinson…) ha intrapreso un duro holdout ma i Chargers confideranno nell’immortale Philip Rivers e nella crescita di un roster che, sotto la guida dell’ottimo Anthony Lynn, si è dimostrato davvero molto competitivo. Diciamo che sembra che ai Chargers manchi sempre qualcosa ma chissà che prima o poi le condizioni per la “volta buona” non si concretizzino.

#11: Seattle Seahawks – I Seahawks hanno continuato l’opera di rafforzamento e ringiovanimento del roster, pur ripartendo dai due punti fermi più logici, Russell Wilson e Bobby Wagner mentre hanno definitivamente dato l’addio all’ultimo reduce della “Legion of Boom”, lasciando partire Earl Thomas poi approdato a Baltimore. Il trade dell’ultim’ora con i Texans, che ha portato Jadeveon Clowney sotto il Mount Rainier per cifre degne di un affarone per Seattle, un po’ meno per Houston, corrobora i Seahawks come una franchigia che può tornare a contare presto. Il primo passo sarà insidiare la leadership divisionale dei Rams. Non impossibile ma è forse più accessibile pensare di arrivare ai playoff via wild card.

#12: Minnesota Vikings – Le cose nel 2018 sono andate abbastanza diversamente dalle aspettative suscitate dall’ingaggio di Kirk Cousins per cifre da capogiro ma il roster dei Vichinghi del Minnesota resta di primo piano e Mike Zimmer è un allenatore rispettato e capace. Certo, servirà soprattutto che Captain Kirk migliori significativamente le proprie statistiche e si renda capace di vincere le partite che contano soprattutto nella divisione e se possibile che Dalvin Cook rimanga sano ma i Vikings sono certamente allerta, qualora i Bears dovessero mostrare segnali di cedimento nella NFL North.

#13: Jacksonville Jaguars – Dopo il disastro del 2018, stagione cui erano approdati fra squilli di fanfara rivelatisi ingiustificati, i Jaguars hanno provato a ragionare a freddo su come migliorare. Si riparte dalla difesa, che a dispetto di varie prestazioni non positive nel 2018 resta comunque composta da elementi validissimi e soprattutto si è risolta l’annosa questione del QB. Dopo essersi finalmente disfatti di Blake Bortles, i Giaguari della Florida hanno portato a casa Nick Foles. Una garanzia quanto a QB capace di entrare in situazioni difficili ed emergere come un leader calmo e chirurgico. Quello che tanto servirebbe ad un roster competitivo ma con difficoltà di rispettare le aspettative che suscita quale quello dei giaguari di Jacksonville.

#14 Green Bay Packers – I Packers non possono mai essere sottovalutati e anche quest’anno sarà così, a partire dall’attesissimo match di apertura del Soldier Field contro i Bears, arcirivali di sempre che Rodgers e compagni cercheranno di disarcionare dalla vetta della NFC North. I temi intorno a cui si giocherà la stagione dei gialloverdi del Wisconsin si riassumono, tanto per cambiare, nei principali problemi vissuti da Rodgers di recente. Aaron prima di tutto dovrà curare la propria integrità fisica, evitando possibilmente di esporsi a rischi non necessari. In secondo luogo, dopo tantissime (ed inquietanti) polemiche sul conto del suo rapporto con l’ex head coach Mike McCarthy, la convivenza fra Rodgers e il di poco più anziano Matt LaFleur sarà sicuramente una sfida per i Packers, basti pensare agli scioccanti reports sul famoso “Don’t be the problem” pronunciato dal presidente dei Packers verso Rodgers dopo l’avvicendamento del coaching staff. Ci aspettiamo un Rodgers molto motivato ed efficiente ma come sempre sul ciglio del burrone che separa la fiducia del campione dall’arroganza del talento che si ritiene autosufficiente.

#15 Atlanta Falcons – I Falcons sembrano ancora un po’ suonati dopo il KO nel Super Bowl del febbraio 2017, eppure il potenziale del roster continua ad essere di primo piano. Sarà l’anno del ritorno ai vertici per Matt Ryan, Julio Jones & co? Difficile dirlo perché i Saints che l’anno scorso si sono presi il controllo della NFC South hanno il dente avvelenato dall’epilogo del 2018 e i Panthers (vedi sotto) restano una minaccia mai sottovalutabile. I Falconi della Georgia dovranno insomma prima di tutto fare i conti con la propria divisione, sulla carta sempre una delle più agguerrite. E poi, certamente, anche con i demoni del Super Bowl clamorosamente perso tre anni orsono.

#16 Indianapolis Colts – Complicato come per poche altre squadre il primo Power Ranking per la franchigia del ferro di cavallo. Siamo sinceri: fino a 10 giorni fa, prima che Luck sconvolgesse l’NFL con l’annuncio del suo ritiro, li si collocava facilmente nella top 10. Ora le incognite non mancano, anche se Jacoby Brissett è un giovane QB molto stimato dai Colts e non solo (un esempio per tutti, Bill Belichick). Frank Reich è però un coach molto bravo e non dubitiamo che saprà valorizzare le risorse a disposizione. Tuttavia, perdere uno dei migliori QB in circolazione non può essere visto come un evento qualunque, di fronte a cui la filosofia tanto comune nella NFL del “next man up” potrebbe non bastare. I Colts restano in corsa per il titolo della AFC South ma il punto di domanda sul loro 2019 resta grande.

#17 Carolina Panthers – Tanto per cambiare, ma è un pattern inevitabile nella NFL di oggi che tanto ha enfatizzato il passing game, anche le fortune delle Pantere delle Carolinas dipenderà non poco dalle condizioni di Cam Newton. Non vi è alcun dubbio che la difesa della squadra di Ron Rivera sia sempre un’unità solida, anche a dispetto degli alti e bassi che non hanno permesso di ripetere le grandi gesta degli anni migliori, come quello del Super Bowl perso contro i Broncos. Nondimeno, il talento purissimo di un jolly che è al tempo stesso runnigback/ricevitore/tuttofare/ironman come Christian McCaffrey è emerso prepotente nel 2018, dopo i dubbi sollevati sull’uso dell’ottava scelta assoluta nel draft 2017 per assicurarsi i suoi servizi. Sulle difficoltà intrinseche della NFC South abbiamo già detto sopra ma questo ranking iniziale potrebbe cambiare rapidamente verso l’alto se i Panthers ripartono con il piede giusto.

#18 Houston Texans – La AFC South è una divisione difficile da giudicare, alla luce soprattutto del ritiro di Andrew Luck e del trade di Clowney verso Seattle, entrambi verificatisi a ridosso della regular season. I Texans faranno comunque leva sul ritorno a pieno regime di DeShaun Watson e sulla vena del proprio attacco in cui spicca DeAndre Hopkins da un lato, mentre dall’altro confideranno che la difesa possa ancora una volta trovare ispirazione in JJ Watt, tornato l’anno scorso a livelli veramente bestiali. Su una cosa però sentiamo di doverci esprimere: le vite di Bill O’Brien dovrebbero essersi esaurite con le sue scommesse di quest’ultima offseason e preseason e a questo punto, per uno dei vari discepoli di Belichick che non ha riprodotto il successo del maestro, dovrebbe esserci il momento della verità: o quest’anno i Texans entrano nel novero dei pretendenti al titolo o potrebbe essere ora di cambiarne la guida tecnica.

#19 Baltimore Ravens – Siamo sinceri, non siamo ancora convinti del tutto che consegnare le chiavi della macchina a Lamar Jackson sia una scelta tempestiva in questo momento. Il ragazzo l’anno scorso ha confermato completamente tutte le deficienze immaginabili nel gioco di passaggio e servirà uno schema d’attacco cucito su misura per le sue comunque notevoli doti di atleta per esaltarne il potenziale ed aiutarlo a crescere anche come passatore. L’aiuto di un RB solido ed esperto come Mark Ingram, arrivato dalla free agency dopo gli anni produttivi ma non spettacolari di New Orleans, sarà certamente utile. E poi, quasi superfluo dirlo trattandosi di Baltimore, i Corvi del Maryland possono sempre contare su una difesa top che anche quest’anno sarò l’ancora del team.

#20: Tennessee Titans – La domanda, anche quest’anno è sempre la stessa: sarà quest’anno l’anno della consacrazione definitiva per Marcus Mariota? L’ex-QB di Oregon ha tutto il talento che serve per eccellere ma ha avuto troppo spesso la sventura di soffrire una fragilità fisica che ovviamente per un QB che fa della mobilità la propria dote migliore é un grossissimo limite. Per sua fortuna, il gioco di corsa dei Titani del Tennessee può offrire sostegno a Mariota, specialmente se Derrick Henry ripeterà alcune prestazioni semplicemente bestiali sulla scia di quanto mostrato un anno fa. Crediamo che i Titans, sotto la guida di Mike Vrabel, allenatore che forse può essere considerato il più promettente tra i seguaci di Belichick (ne parliamo di più in seguito ma ci limitiamo ad aggiungere che crediamo che il maggior successo di cui ha goduto Vrabel sia legato al fatto di essere stato a lungo giocatore per BB e non solo suo assistente) possano avvicinarsi sensibilmente a Jaguars, Texans e Colts per contendersi una delle divisioni più aperte della stagione 2019.

#21: San Francisco 49ers – Tutti ricordano come l’anno scorso avrebbe dovuto essere la stagione in cui il sistema di Kyle Shanahan andava a regime e nel quale una nuova, giovane stella avrebbe cominciato a brillare segnando il cammino di nuove vittorie per i 49ers. Poi sappiamo che l’infortunio al ginocchio di Jimmy Garoppolo significò un’altra annata di purgatorio per i tifosi rosso-oro. Ora, abbiamo sempre ritenuto improbabile la teoria della seconda venuta di Joe Montana nel corpo mortale di Jimmy G ma è chiaro che il ragazzo meriti una chance completa. Purtroppo i segnali dalla preseason sono stati inquietanti, consistendo perlopiù di intercetti lanciati a grappoli in allenamento e nelle poche apparizioni in partita. La prima vera sfida, lo sappiamo, è ritrovare fiducia nel ginocchio. Il resto richiederà tempo, anche perché è chiaro che Rams e Seahawks abbiano ancora, almeno sulla carta, qualche cosa in più rispetto alla franchigia di Santa Clara.

#22: Detroit Lions – C’è sempre qualcosa che sembra penalizzare e frenare i Leoni del Michigan. Non sappiamo se è un’aura di sventura, una nuvoletta fantozziana quasi, che li perseguita o qualche altra ragione ma di sicuro ci sentiamo di dire che i Lions non sono una squadra così scadente come qualcuno la dipinge. Al secondo anno di Matt Patricia ci si deve naturalmente attendere un miglioramento ma anche a Motor City, tanto per cambiare, gran parte delle sorti dipenderanno dalla luna di Matthew Stafford, un QB che ricorda per certi versi Jay Cutler o Jeff George, grande potenziale che per una ragione o per l’altra sembra sempre scontrarsi con l’incapacità di realizzarsi. Vedremo se Stafford saprà e vorrà prendersi in spalla i suoi per giocarsela almeno con i rivali divisionali.

#23: Denver Broncos – I Broncos non solo si prendono la responsabilità di provare a rivitalizzare la carriera di un ex-MVP di un Super Bowl (correva l’anno 2012) come Joe Flacco ma soprattutto si segnalando come una franchigia che sceglie una via “non di moda” per rifondare. Anziché puntare tutto su qualche giovane genietto dell’attacco, John Elway ha deciso di concedere la prima chance di guidare una squadra ad uno dei più stimati e decorati allenatori difensivi degli ultimi trent’anni, quel Vic Fangio responsabile di avere plasmato la difesa dei Bears in un’unità che incute timore agli avversari come pochissime altre. Fangio, che ben conosciamo, è un uomo di buonsenso e portatore di tanti di quei valori del vecchio football che, aldilà del fatto che il corso della storia probabilmente non si può arrestare, non potranno che fare bene a Denver, specialmente considerando il notevole potenziale di una difesa ancora guidata da un grande linebacker come Von Miller.

#24: Buffalo Bills – Ci piace il talento di Josh Allen ma crediamo che gli serva ancora del tempo per diventare un QB di alto livello. I Bills non dovranno farsi distrarre se le cose non andranno ancora particolarmente bene neanche quest’anno (d’altronde, con i Patriots in divisione, questa è la costante dell’ultimo ventennio per loro, per i Dolphins e per i Jets) e dovranno seguitare ad avere pazienza con il loro giovane signal caller. E in ogni caso, sarà comunque bene non dimenticarsi che le sorprese possono sempre verificarsi, come dimostrato dal primo, incredibile anno dei Bills sotto la guida McDermott (stiamo parlando di 2017, non preistoria), coinciso con il ritorno ai playoff dopo quasi un ventennio di secca.

#25: Tampa Bay Buccaneers – Non abbiamo la certezza assoluta che siano migliori di altre sei compagini (o magari, più semplicemente, sono quelli che vengono dopo che sono più scarsi) ma crediamo fermamente che: a) la squadra di Lovie Smith prima e di Dirk Koetter poi aveva miglior potenziale di quanto sia riuscita a quagliare con i due ultimi staff tecnici; b) la rinuncia alla pensione di Bruce Arians ed il suo arrivo alla guida dei Bucanieri della Baia di Tampa (condito dall’assunzione del suo pupillo Todd Bowles, uno dei migliori allenatori difensivi della NFL) sono una garanzia di valore indiscusso e della serietà dei propositi di ricostruzione e ritorno alla rilevanza dei Bucs. Ovviamente, come già detto, la NFC South è una divisone molto dura, ma Arians saprà dare filo da torcere ai suoi colleghi. E poi, diciamocelo, la NFL ritrova, oltre che uno splendido allenatore, uno dei personaggi più autentici, spontanei e dalla storia più affascinante nel mondo del football.

#26: New York Jets – I Jets hanno deciso prima di voltare pagina e chiudere l’esperienza di Todd Bowles come head coach e poi, con tempismo insolito, anche di dare il benservito al GM Mike Maccagnan, peraltro dopo avergli permesso di scegliere il nuovo head coach e guidare il draft. Soprattutto la scelta dell’allenatore è ciò che ha destato maggiori perplessità. Adam Gase riscuote la nostra grande ammirazione per il lavoro di livello da offensive coordinator per John Fox, prima ai Broncos e poi ai Bears ma quello che doveva essere un enfant prodige come head coach ha fallito abbastanza palesemente a Miami, secondo una parabola molto diversa da quella di McVay o Gruden. Ora, richiamarlo proprio in una divisione che ne ha conosciuto i limiti desta non poche sorprese, ma tant’è. La sua maggior sfida ora (e potrebbe essere proprio ciò di cui ha bisogno per riaffermare le proprie doti di “QB whisperer”, l’uomo che sussurra ai quarterback) sarà portare Sam Darnold a mantenere le promesse e diventare uno dei migliori QB della lega.

#27: Oakland Raiders – Per aiutare Jon Gruden nel lungo processo di ricostruzione dell’antica gloria dei Predatori della Baia, prossimi a trasferirsi nel deserto del Nevada per giocare all’ombra di Torre Eiffel, Statua della Libertà, Piramidi, Campanile di San Marco ed altre amenità che costellano lo skyline di Las Vegas, è stato chiamato a sorpresa per il ruolo di GM uno dei migliori (forse il migliore e più competente) analista di draft in circolazione, Matt Mayock. Non è la prima volta che un GM viene scelto a sorpresa e indubbiamente Mayock ha capacità, competenze e, elemento non secondario, una rete di contatti importanti all’interno dell’NFL. Purtroppo il training camp è stato segnato, come mostrato dagli schermi del reality di HBO “Hard Knocks”, dalle bizze della superstar portata a Oaklan dal duo Gruden-Mayock, quell’Antonio Brown di cui gli Steelers si sono sbarazzati volentieri. Sapete l’ultima alla vigilia della stagione? Un alterco (quasi, pare, anche fisico) di ieri o oggi stesso fra Mayock e Brown sembra che porterà alla sospension di AB. Crediamo che questo sia sufficiente a fare capire che i Raiders, dopo i trades discutibili di Gruden dell’anno scorso, siano ancora ampiamente un work in progress che giustifica questa posizione in graduatoria.

#28: Washington Redskins – Riteniamo Jay Gruden un tecnico sottovalutato e che talora ha fatto miracoli nel caos di una franchigia mal gestita e con personale non sempre di primissimo piano a livello di giocatori. I Pellerossa della capitale saranno chiamati a gestire la situazione a QB con un occhio al futuro, che si chiama Dwayne Haskins ma cercando di proteggerlo affinché non si bruci. Facciamo tutti il tifo perché Alex Smith recuperi al 100% dal terribile infortunio alla gamba ma saranno Case Keenum o eventualmente Colt McCoy per quest’anno a fare da chioccia a Haskins. Il tutto, senza dimenticarsi che Adrian Peterson lo scorso anno ha dimostrato di avere ancora delle cartucce da sparare. In ogni caso, nella NFC East sarà difficile coltivare velleità significative di disturbare la lotta che si prevede intensa tra Eagles e Cowboys.

#29: Cincinnati Bengals – Dopo tanti anni di promesse non mantenute sotto la guida tutto meno che impeccabile di Marvin Lewis, ecco un volto nuovo e giovane alla guida tecnica (Zac taylor, appena 36 anni per lui), nel solco della moda degli ultimi anni, che consiste nel dare pieni poteri a qualche giovane guru offensivo sperando che si ripeta il successo di Sean McVay o, secondo modalità un po’ diverse, di Matt Nagy. I Bengals ci sono sempre piaciuti per il potenziale e ci hanno sempre deluso per l’attuazione (o mancanza di) in tutte le ultime stagioni. Non abbiamo mai condiviso le critiche aspre, quasi personali, verso Andy Dalton (francamente talora ci pare che mancasse solo l’antico ed odioso stereotipo dei capelli rossi) ma quest’anno ciò che realmente inquieta è l’assenza di AJ Green, il cui ritorno è circondato da un alone di mistero. Non un bel segno sotto cui cominciare la stagione per i tigrotti dell’Ohio, che a differenza delle Tigri del Bengala sembrano avere unghie e zanne un po’ spuntate.

#30: New York Giants – La squadra guidata da Patrick Shurmur è attesa da tanto lavoro per risalire la china e la offseason francamente ha lasciato qualche dubbio che difficilmente potrà essere risolto già del tutto in questa stagione, particolarmente considerando il livello dei competitors nella NFC East. La controversia sull’avvicendamento tra il QB del passato (Eli Manning) e quello del futuro (Daniel Jones) è prima di tutto cominciata al draft, dove la stragrande maggioranza degli osservatori ha giudicato eccessivo usare una sesta scelta assoluta per il QB uscito da Duke. Dopo alcuni allenamenti di sconcertante pochezza ad inizio training camp, il giovanotto ha disputato una preseason molto promettente e ora il dubbio che rimane è se le buone uscite siano legate allo scarso livello del precampionato o se davvero sia giunto il momento di staccare la spina a Eli e iniziare una nuova era per i Giganti della Grande Mela. La grande certezza alle spalle di tutto ciò è che questa è indiscutibilmente la squadra di Saquon Barkley.

#31: Miami Dolphins – In molti forse li vorrebbero in fondo ma la logica è chiara: i favoriti sono i campioni uscenti e allo stesso modo sul fondo c’è chi ha finito ultimo l’anno scorso e avuto la prima scelta al draft. Tra i tanti rumors sul desiderio di “tanking” dei Delfini della South Florida, noi evitiamo di eccedere nella dietrologia e crediamo che il nuovo tecnico, Brian Flores, abbia semplicemente bisogno di tempo e soprattutto il sacrosanto diritto di plasmare la squadra secondo le sue convinzioni. I discepoli di Belichick (lo abbiamo accennato prima per O’Brien, ma vale anche per Josh McDaniels e per ora qualcuno ha già un po’ frettolosamente bollato anche Matt Patricia) non hanno avuto grande successo da allenatore capo ma non ci si può precipitare con i giudizi dopo appena una preseason.

#32: Arizona Cardinals – Non ce ne vogliano nel deserto ma è difficile dare credito alla franchigia peggiore dell’ultima stagione, cui va l’onere di dimostrare di essere migliorata, in modo un po’ speculare a chi di diritto merita il primato in quanto campione uscente. Kliff Kingsbury è stata una scelta “out-of-the-box” per il ruolo di capo allenatore e non sappiamo se si rivelerà un colpo di genio o un buco nell’acqua (il coach noto per l’attacco creativo a livello di college o il giovanotto spavaldo sprovvisto dell’esperienza per competere con i vecchi volponi a livello pro). Sicuramente, l’esito della sua esperienza dipenderà in larga parte da Kyler Murray, grande talento, atleta a tutto tondo e non solo corridore pericoloso, bensì anche passatore dal gran braccio. La preseason ha però confermato i limiti di maturazione di un giocatore ancora acerbo e dunque, per ora, ai Cardinals resta l’onere di schiodarsi dal fondo della graduatoria.


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