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Dolphins: si torna in campo contro i Redskins

In una lotta tra deluse, Dolphins e Redskins si affrontano domenica a Miami in una sfida che mette in palio soltanto la gloria.

NFL 2019 Miami Washington week 6

Refreshed and ready to go è l’espressione inglese che viene utilizzata quando una squadra rientra dal proprio turno di riposo. Domenica, nel loro stadio come è successo ben 4 volte nelle prime cinque settimane stagionali, i Miami Dolphins si troveranno in questa condizione al momento del kickoff contro i Washington Redskins.

Mal comune mezzo gaudio

Entrambe le squadre sono nel bel mezzo di una stagione che possiamo definire tragica. Come ben sappiamo i Dolphins hanno giocato 4 partite e le hanno perse tutte e nella stessa situazione si trovano i Redskins, con uno score di 0 – 5. La squadra di Washington ha problemi in ogni aspetto del gioco: in attacco non si sa nemmeno chi sarà il QB titolare, non tanto per la sfida a Miami, quanto proprio per l’intera stagione. Toccherà a Colt McCoy? A Case Keenum? O alla matricola Dwayne Haskins? Sicuramente sabato, al più tardi, sapremo chi sarà lo starter contro i Dolphins, e in definitiva ci interessa soltanto quello, per il resto della stagione la decisione sarà presa dal capo allenatore ad interim Bill Callahan, che ha preso il posto di Jay Gruden dopo la sconfitta in settimana 5 contro i New England Patriots. Chiariamoci, non stanno cacciando un allenatore perché ha perso contro la migliore squadra della lega, ma perché in 5 anni abbondanti non è riuscito a far nulla se non nella prima stagione di Robert Griffin III, matricola offensiva dell’anno, che portò la squadra ai playoff prima di farsi male al ginocchio e chiudere, tristemente, la sua esperienza da QB1. Ad onor del vero, Gruden non voleva RGIII e fu il front office a selezionarlo, rinunciando a 2 first round pick. Alla stessa maniera, non voleva neanche Haskins eppure il general manager lo ha chiamato al primo giro, in aprile. Tutto questo per ricordare a chi mi legge che prima di infangare i Dolphins dobbiamo conoscere il quadro delle altre squadre. Noi abbiamo salary cap in abbondanza, un esercito di scelte al draft e uno straccio di piano, un paio di anni di purgatorio li possiamo accettare; pensiamo ai tifosi di questi Skins, dei Jets o dei Bengals prima di disperare.

Le condizioni delle due franchigie

Si è già detto di quanto rattoppati siano gli Skins (non che Miami stia meglio, come vedremo tra poco) eppure ci sono dei nomi da tener d’occhio, nel loro roster: il primo da tenere in considerazione è il ricevitore matricola da Ohio State, uno dei college preferiti di Chris Grier, quando si tratta di draftare, e dunque una conoscenza di diversi giocatori dei Dolphins, Terry McLaurin, se il nome non suona campanelli eccovi una piccola pillola statistica: si tratta del primo giocatore nella storia della NFL che abbia messo a segno, nelle sue prime tre presenze assolute almeno 5 ricezioni e un TD ad ogni match. Sono crude stats ricavate da un computer, ma questo gioco è fatto di crude stats ricavate da un computer. Accanto al WR ci sono alcuni nomi altisonanti nel lineup di Washington, due sono Adrian Peterson e Josh Norman, RB e CB noti a chiunque mastichi un minimo di football, ma entrambi ormai poco più di un nome sulla maglietta (con il massimo rispetto, naturalmente) in quanto ben lontani dalle loro stagioni migliori, vuoi per l’età anagrafica vuoi per la disorganizzazione profonda del team. Vanno segnalati anche i due dinamici TE, Jordan Reed e Vernon Davis, esperti e concreti sia in bloccaggio che in ricezione. Altro giocatore che potrebbe avere un impatto importante nella sfida, soprattutto nel caso in cui la difesa degli Skins dovesse riuscire, a fronte della sua esperienza collettiva ben maggiore rispetto ai giovani attaccanti di Miami, ad imbrigliare la offense padrona di casa, è il rookie Montez Sweat, slot linebacker veloce e grintoso, che personalmente avrei gradito molto ai Dolphins, ma questi sono discorsi anacronistici a 6 mesi dal draft…

Washington è una bestia ferita, con le spalle al muro, e che parte sfavorita in una sfida che, strano ma vero, vede Miami nel ruolo di favorita alla vittoria. Proprio per tali motivi, i Dolphins non dovranno commettere l’errore di sottovalutare l’avversario.

Miami è reduce dalla bye week, e dunque potrebbe riavere a disposizione diversi dei suoi lungodegenti, soprattutto gente come Charles Harris, Jakeem Grant e Albert Wilson, tre giocatori tra i migliori nel modesto roster di questi Dolphins. Mi aspetto un Josh Rosen molto motivato, fresco di endorsement da parte di coach Brian Flores, il quale ha detto mercoledì che la competizione tra i QB è chiusa, e sarà il numero 3 a timonare la squadra nel corso di questa stagione, con Ryan Fitzpatrick che, salvo infortuni o cataclismi prestazionali, svolgerà il ruolo di mentore dalla sideline. Tale decisione non sorprende nessuno, ma molti si aspettavano che il veterano avesse disputato qualche partita in più prima di venire panchinato; ora a Rosen spetta il difficile compito di convincere lo staff, e possibilmente anche i tifosi, come la squadra non abbia bisogno di selezionare un quarterback a Las Vegas, nel corso del prossimo draft.

Le chiavi per vincere

Sarà indispensabile innanzitutto riuscire a controllare la linea di scrimmage; il front seven di Washington è coriaceo e preciso, e sarà indispensabile dare al QB il tempo necessario a leggere le tracce dei suoi ricevitori se si vuole muovere l’ovale verso la linea di meta. Difficilmente la linea offensiva di Miami sarà enormemente migliorata nella settimana di riposo, dunque i due RB Kenyan Drake e Kalen Ballage, i quali non hanno esattamente convinto nelle ultime uscite, magari coadiuvati dal FB Chandler Cox e dal terzo runner Mark Walton, dovranno dare una mano per concedere un’alternativa efficace al gioco di passaggi.

In secondo luogo bisognerà mettere quanta più pressione possibile addosso a Case Keenum, o a qualunque QB giocherà al suo posto, rendendogli la vita difficile. Il nuovo arrivato Taco Charlton, che ha messo ha segno due sack in due partite con Miami, sicuramente farà il suo, ma servirà una spinta efficace anche da giocatori come Harris (o John Jenkins qualora il titolare non si sia rimesso per la partita), Christian Wilkins e Davon Godchaux, tutti hanno nelle loro corde il block break, ma nessuno lo ha dimostrato finora. Keenum non è esattamente un cecchino: quest’anno ha giocato quattro partite e lanciato quattro intercetti, dunque una buona prestazione da parte di Xavien Howard (latitante questa stagione, nonostante sia stato pagato a peso d’oro a maggio), Reshad Jones o Bobby McCain, potrebbe mandarlo in crisi e creare golosi turnover a vantaggio dei Dolphins.

Altro aspetto da non trascurare, in una partita dove, più che in altre occasioni nei difficili matchup  avuti da Miami quest’anno, ogni singolo punto potrà rivelarsi quello decisivo per la vittoria, dunque Jason Sanders dovrà essere efficace con i suoi calci, dal momento che contro i Chargers ne ha sbagliati due.

La partita di domenica, nel paradosso di questa stagione, è fondamentale e Miami potrà ritenersi soddisfatta comunque vada: vincendo, potrà alzare il morale, festeggiare nello spogliatoio e rendere felici i supporters che, nonostante tutto, continuano a seguire la squadra in maniera incrollabile, allo stadio come in tv o alla radio. Perdendo, potrà invece compiere un passo in avanti importante, anche se siamo solo a metà ottobre, in direzione della prima scelta assoluta.

Da tifoso, vorrei vedere i Dolphins vincere il più spesso possibile, in barba alla tattica pre – draft, dato che nessuno ci garantisce che la prima scelta assoluta significhi successo, i giocatori generazionali non si trovano ogni anno, e Tom Brady fu selezionato come centonovantanovesimo assoluto, qualora lo abbiate dimenticato. Nulla ci garantisce che quel QB dei Crimson Tide, di cui si riempiono la bocca tanti sostenitori del tanking a oltranza, sia la soluzione ai nostri problemi. Io, personalmente, non ne sono affatto convinto. Forza Dolphins.


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