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Bills 30, Cardinals 32: 2020 Odissea nel Deserto

Al termine di una partita contorta, cervellotica e ricca di colpi di scena, i Cardinals la vincono sul suono della sirena e si portano sul 6-3.


Iniziamo il report di oggi in maniera decisamente inusuale, ovvero facendo un appello. Sappiamo che questo appello, con ogni probabilità, non verrà mai raccolto, ma noi lo facciamo lo stesso: invitiamo caldamente il Re del terrore, del fantasy e delle trame contorte, il signor Stephen King, a guardare o riguardare questa partita, poiché, secondo noi, non gli mancherebbero spunti per il suo prossimo best seller.

Ma ora veniamo a noi: il racconto che state per leggere si basa su una storia vera e realmente accaduta, ambientata nel deserto, in un pomeriggio di novembre soleggiato e piuttosto caldo, come è consuetudine climatica di quella zona.

In mezzo al deserto c’è una ridente cittadina di circa 250000 abitanti: il suo nome è Glendale ed, in mezzo a questa città, c’è un magnifico impianto sportivo, lo State Farm Stadium, solitamente gremito di circa 63000 spettatori ma, questa volta, quasi vuoto, dal momento che le genti di quel posto stavano affrontando, come quelle di tutto il resto del mondo, una strana e terribile pandemia che li aveva costretti nelle loro abitazioni.

I protagonisti di questa storia sono davvero tanti e, per comodità espositiva, non ve li presenteremo tutti, ma essi si possono ridurre, con buona approssimazione, a due schieramenti: da una parte l’esercito di quella città e di quel luogo, gli Arizona Cardinals, i quali aspettano l’arrivo di un altro esercito proveniente da nord-est, quello dei Buffalo Bills.

Avrete già capito, visti i termini scelti, che la nostra è la storia di una battaglia sportiva, in cui in palio ci può essere davvero tanto: entrambi gli schieramenti, infatti, hanno raccolto un buon numero di vittorie e mirano a migliorarsi ulteriormente, al fine di ottenere uno dei preziosissimi ticket a disposizione per la magica città di “playoffville”, luogo incantato dove solo i migliori possono darsi battaglia.

I comandanti degli eserciti sono pronti allo scontro: per l’esercito del deserto il comandante è Kyle Murray, giovane, intraprendente e dallo spiccato talento di improvvisatore, mentre per l’esercito del nord-est il comandante è Josh Allen, giovane, ambizioso e famoso per le sue braccia possenti che possono mandare i palloni ovunque egli desideri.

La battaglia sta per cominciare: preparatevi ad una delle storie dalla trama più intensa e contorta che abbiate mai letto in vita vostra.

 

Primo Tempo: All About That Bass

A fare la prima mossa per smuovere il tabellone del punteggio sono i padroni di casa, i quali riescono a realizzare un field goal, sulla linea delle 23 yards, grazie al loro kicker Zane Gonzalez, il quale regala il primo vantaggio al suo team e fa cominciare un’altra battaglia nella battaglia, piuttosto inaspettata a dire il vero, tra lui e il suo rivale Tyler Bass.

Prima di questo, però, il comandante del esercito del nord-est riesce a lasciare la sua prima zampata sulla battaglia, ma siccome questo è un racconto che segue una logica tutta sua, questa zampata segue un percorso davvero inusuale: Josh Allen, arrivato sulla linea delle 12 yards nemiche, riceve lo snap e consegna subito la palla al suo wide receiver Isaiah McKenzie il quale, invece che provare ad improvvisare una corsa, sceglie di fare il quarterback e di lanciare verso sinistra proprio verso colui che avrebbe dovuto lanciare sin dal principio, vale a dire lo stesso Josh Allen, che riceve ed entra in end zone per un touchdown contorto ed efficace, subito ben corroborato dal PAT di Bass per il primo vantaggio dei Bills.

Da qui in avanti, fino alla fine del primo tempo, sarà solo duello infernale tra i due kicker, come promesso precedentemente.

Tyler Bass si dimostra un kicker straordinario sin dall’inizio del secondo quarto, quando realizza un difficilissimo field goal dalle 54 yards per il primo tentativo di fuga della sua squadra.

Gonzalez, però, non lascia scappare lui e il suo team, mettendo a segno un field goal dalle 42 yards.

Bass accetta la sfida propostagli dal suo rivale e rilancia ancora: altro field goal realizzato, ancor più difficile del precedente, da ben 55 yards di distanza.

Ancora una volta però, Gonzalez risponde e lo fa con un field goal dalle 21 yards, che riporta il distacco dei Cardinals a 4 lunghezze.

Allora Bass decide che è il momento per il colpo di grazia sulla prima frazione e forse anche sull’autostima del suo rivale: segna altri 3 punti, ma lo fa dalla siderale distanza di ben 58 yards, sfidando ogni legge della fisica e del buon senso e portando l’esercito del nord-est in vantaggio di 7 punti quando gli schieramenti vengono richiamati negli spogliatoi a rinfrescare spirito e idee.

 

Secondo Tempo: That’s the Seesaw

All’inizio del secondo tempo, i Bills sembrano decisamente rinfrancati dal vantaggio con cui sono andati al riposo e dimostrano di voler chiudere la contesa quanto prima: Allen approfitta di un fumble commesso dai Cardinals nel corso del loro precedente drive offensivo e riesce a pescare, con un passaggio in profondità verso sinistra da 22 yards, il suo wide receiver Cole Beasley, PAT senza problemi per Bass e Buffalo prova a scappare, portandosi sul 23-9.

Il comandante del esercito del deserto non ci sta e risponde per le rime al suo rivale diretto: si confeziona un touchdown da solo, segnandolo con uno sfondamento da 1 yard e potendo contare sull’aiuto del solito Gonzalez, che realizza il PAT e accorcia definitivamente le distanze per i padroni di casa.

Gonzalez è ancora protagonista quando realizza il suo ennesimo field goal di giornata, stavolta dalla linea delle 45 yards, per riportare a 4 lunghezze di distacco la sua squadra.

Allen, dopo il touchdown segnato in precedenza, sembra aver perso momentaneamente la bussola e non riesce più a orientarsi nel deserto: si fa persino intercettare, consegnando al rivale Murray la ghiotta opportunità di riportarsi in vantaggio dopo tanto tempo e quest’ultimo non è certamente il tipo da farsi scappare un regalo del genere.

KM1 infatti, a 13 secondi dalla fine del terzo quarto, decide di fare quello che gli riesce meglio, ossia uno scramble che gli vale 15 yards e un touchdown, subito condito dal PAT del solito Gonzalez, per uno score che ora recita 23-26 in favore di Arizona.

Inizia l’ultimo quarto ed è qui che succede l’impensabile: per la verità i primi 12 minuti sono contraddistinti da una vera e propria guerra di nervi, fatta di punt, intercetti, penalità ed errori di vario genere, una partita a scacchi dalla quale nessuno sembra capace di uscire; in altre parole, i Cardinals non riescono a chiudere i conti e i Bills non riescono ad agganciare gli avversari.

Negli ultimi 3 minuti però succedono cose che farebbero impallidire persino il miglior contorsionista del mondo: Allen ha in mano quello che potrebbe essere tranquillamente l’ultimo possesso della partita; egli ha a disposizione circa 3 minuti di tempo per segnare, magari il touchdown del sorpasso, utilizzando al meglio il cronometro per non dare la possibilità ai rivali di rispondere e tutto questo arriva, con un passaggio in profondità verso sinistra da 21 yards, dello stesso Allen verso le mani esperte e sicure del wide receiver Stephon Diggs, uomo arrivato quest’anno nell’esercito del nord-est e proveniente da quello vichingo, con l’obbiettivo proprio di segnare mete come queste.

Allen e i suoi sono ubriachi di gioia: touchdown segnato, PAT messo puntualmente a referto da Bass, vantaggio fissato a 4 punti, overtime evitato e pallone riconsegnato, sulla linea delle sue 25 yards al rivale Murray, il quale ha, a sua disposizione, la miseria di 34 secondi per percorrere 75 yards di campo e segnare un touchdown.

Sembra tutto finito, non c’è un bipede senziente che creda alla fattibilità della cosa, tranne uno: Kyle Murray, la volpe del deserto che, come Rommel, non si arrende e cerca di farsi strada, contro la difesa dei Bills, contro il tempo, contro la logica, contro tutto e tutti. Arriva sulla linea delle 43 yards nemiche con a disposizione soltanto 11 secondi e fa cominciare l’ultimo disperato tentativo: riceve la palla, prova lo scramble, ma si rende conto di non poter andare da nessuna parte, rischia di cadere più volte sulla pressione della difesa avversaria e poi, disperato e quasi senza idee, lancia la palla nella parte sinistra della end zone nemica; lì, pronta a ghermirla, ci sono 3 difensori di Buffalo ma c’è anche lui, DeAndre Hopkins, l’unico uomo dei Cardinals che possa prendere un pallone del genere; viene subito chiuso dai 3 elementi di cui sopra, viene coperto quasi completamente… MA LA PRENDE!!! LA PRENDE!!! NON E’ VERO!!! NON E’ REALE!!! NON APPARTIENE AL MONDO DELLE COSE TANGIBILI!!! Hopkins compie una presa allucinante e il cronometro si ferma a 2 secondi dalla fine: se solo dentro quel meraviglioso impianto sportivo presentato in epigrafe, fosse stato possibile farci entrare il pubblico, la dirigenza dei Cardinals avrebbe dovuto spendere milioni, forse miliardi, di dollari per farlo ricostruire, dal momento che sarebbe venuto giù tutto!

Murray quasi non ci può credere ma, nel delirio generale, rimane lucido e compie la giusta pensata: “se adesso faccio entrare lo special team per il PAT, la palla può correre il rischio di essere intercettata e va bene che le probabilità che questo accada sono davvero minime, ma in fondo stasera è già successo di tutto, quindi perché non questo?

Egli pertanto, in collaborazione ovviamente con il suo generale Kliff Kingsbury, resta in campo assieme alla sua linea d’attacco per un tentativo di conversione da 2 punti che non si realizzerà mai, ma la cosa non gli interessa: ciò che importa è non rischiare che la palla venga intercettata in qualche modo dagli avversari e, perché no, far usare l’ultimo timeout ai Bills.

Tutto va secondo i piani del duo Kingsbury-Murray e nell’ultimo formale possesso di palla della partita, non è che lo special team di Buffalo possa fare miracoli con soli 2 secondi a disposizione.

Finisce la battaglia: l’armata del deserto sconfigge quella del nord-est per 30-32, in uno scontro pazzesco e logorante che, scommettiamo non, verrà dimenticato tanto facilmente da entrambi gli schieramenti.

 

Murray Kubrick

Dopo un’odissea a dir poco incredibile, abbiamo il nostro verdetto: i Cardinals vincono questa battaglia, definita da tutti come molto incerta alla vigilia e che, effettivamente, incerta è stata.

Ciò che però non ci si aspettava è la contorta trama che ha portato al risultato finale: una sfida che ci ha tenuti legati al divano o alla poltrona, col cuore in gola, con le palpitazioni a mille e che ci ha regalato un finale davvero impensabile.

Ci siamo divertiti a raccontarla come una battaglia sportiva, ma avremmo potuto tranquillamente scegliere di descriverla anche come un film di Stanley Kubrick, il cui Oscar come miglior protagonista va certamente assegnato a DeAndre Hopkins: non tanto per i numeri, comunque positivi e composti da 7 prese, 127 yards e 1 touchdown, ma perché una presa del genere, in quel momento della partita, contro 3 difensori e con quel coefficiente di difficoltà, lo erge ad assoluto protagonista, con una giocata che potrebbe davvero risultare decisiva per il prosieguo della stagione.

La prestazione dei Bills non è comunque da buttare: Allen vince, almeno nel numero delle yards messe a referto, il duello con il rivale Murray, (322-306) e Tyler Bass dimostra di essere uno dei migliori kicker in circolazione, con i suoi field goal segnati da distanze a dir poco allucinanti.

Sul duello Allen-Murray e, più in generale, su tutto il match pesa però quel touchdown finale, una meta pazzesca e forse irripetibile, che porta i Cardinals a sorprendere ancora e i Bills a interrogarsi su quel pizzico di continuità nei risultati che ancora manca.

Entrambe le franchigie continuano il loro percorso verso “playoffville”, sperando, per le proprie coronarie, di non vivere più una serata così tortuosa e intricata: noi invece, da tifosi e appassionati, non possiamo che augurarcelo invece, dal momento che, certe partite, vanno consegnate di diritto all’Unesco del gioco.

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