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Saints 26 – Bears 23: un OT di una partita non bellissima

Una partita non proprio esaltante, ma ottima prova di difesa dei Saints, e un Kamara che trascina, ancora una volta, i Saints.


Nella previsione che Federico Aletti ha fatto insieme all’autore di questo nuovo articolo, quello che (io, si… sono Ruben) si era detto dei Saints si è avverato con una certa precisione.

Iniziamo a dire che sui lanci c’abbiamo preso:

Se infatti i lanci di Brees continuano ad essere corti, ma precisi (anche ai RB), non si sono visti lanci che nell’aria restano più di 20 yard. Preoccupante, per un QB come Brees che non ha mai neanche convinto nelle due partite perse consecutive, contro Green Bay Packers e Las Vegas Raiders.

Infatti il lancio più lungo è stato vero Alvin Kamara: un screen pass che ha lasciato sfogare per 47 yard

E per quanto riguarda invece la difesa dei Saints:

I Saints soffrono nella secondaria di difesa, e specialmente i lanci lunghi dovrebbero preoccupare un reparto che ha sempre mostrato limiti. Bridgewater, Herbert, e Rodgers hanno fatto vedere finora che si può far male ai Saints specialmente lasciando l’idea di giocare su un yardage medio lungo e puntando oltre le 30 yard.

Infatti, il lancio da 50 yard per Darrell Mooney, un rookie proveniente da Tulane, è stato soltanto un fulmine in una calda giornata estiva, nonostante il clima fosse del tutto invernale, e caratterizzato dal vento.

Per il resto, la partita è stata abbastanza bruttina, non la migliore di tutta questa stagione, e si è ravvivata soltanto nel tempo supplementare: New Orleans spreca pure il primissimo possesso vinto con il lancio della monetina.

Non poteva, comunque, bastare un field goal. Doveva essere un TD per portare a casa la vittoria. Poi Foles non tiene il sangue freddo nel suo unico drive offensivo, infatti nel secondo drive offensivo dei Saints, Sean Payton manda dentro un Wil Lutz che aveva il piede caldo, in un 1° down e 10 in piena redzone. Evidentemente, c’è qualche cosa che non va con Drew Brees. Lo short yardage rimane buono, è preciso e lancia sempre a pochi target (principalmente Kamara), ma bisogna provare anche a prendersi qualche rischio nel profondo.

La sfida, contro Tampa Bay, nel prossimo Monday Night, sembra davvero in salita, e un parallelismo ciclistico ce lo permettiamo anche: sembra quasi che i Saints abbiano addosso la maglia di leader della corsa, ma appena arriva una montagna davvero difficile, come un Tourmalet in Francia, o l’Angliru in Spagna, o peggio lo Zoncolan in Italia, il leader vada immediatamente in crisi, e crolla miseramente. Anche perché i Buccaneers hanno messo in squadra Antonio Brown, e deve esserci stato l’ordine impartito da Tom Brady stesso, che se n’è sportivamente innamorato nell’unica partita giocata insieme a Miami, quando entrambi vestivano la maglia Patriots.

Saints e Difesa: la nota positiva

Saints e difesa, storicamente, due rette completamente divergenti. Hanno vinto un Super Bowl, i Saints, con il miglior attacco e una difesa un po’ discutibile, che aveva bisogno delle taglie sugli avversari per motivarsi.

Quest’anno, strano per essere a se stesso, hanno una linea davvero solida. Che ferma il gioco di corsa, che piazza 5 sack in una partita, che specialmente riesce anche a intercettare (quando i lanci dei QB avversari non sono proprio i migliori).

Servirebbe un QB un po’ con il braccio lungo, ma di Tanking for Trevor, o Failing for Field, proprio nella Big Easy non se ne parla affatto.

CGJ: Gardner-Johnson, un provocatore nato

C’eravamo dimenticati di un episodio, che forse è stata la parte più emozionante della partita. L’espulsione di Wims per mano del miglior provocateur dei Saints. Gardner-Johnson è stato colui che ha messo in punizione Michael Thomas, provocandolo a tal punto da tenerlo fuori rosa. Lo stesso l’ha fatto in partita.

A voi il giudizio

Sullo sfondo, la sfida tra Georgia (Wims) e Florida (Gardner-Johnson) nella Southeastern Conference.

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