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È davvero tutta colpa TUA? Recap di Miami Dolphins – Atlanta Falcons

Sesta sconfitta consecutiva per i Dolphins, Miami migliora ma continua a perdere. Si intensificano le voci di un arrivo di Watson ma è davvero Tua il responsabile?


Dopo domenica diventano 6 le sconfitte consecutive per i Miami Dolphins, in una stagione che li vede ora ultimi, da soli, nella loro division e la seconda peggior squadra di lega, davanti soltanto ai Detroit Lions che sono 0-7. La sconfitta elimina ufficialmente Miami dalla corsa ai playoff, in quanto la matematica dice che, viste le forze in AFC non c’è più modo per i Dolphins di raggiungere la postseason. Di fatto, pur trovandoci soltanto al termine di ottobre, la stagione di Miami è già terminata.

Una disfatta che sa di déjà vu

Partita equilibrata, alti e bassi da entrambe le parti e un calcio che la risolve dando la vittoria agli avversari di Miami. No, non si tratta della partita di Londra, bensì di quella contro gli Atlanta Falcons ma l’epilogo resta pressoché lo stesso. Esattamente come contro Jacksonville, i Dolphins si fanno sfuggire una W che era assolutamente alla loro portata. Il margine tra vittoria e sconfitta in NFL è basso, come sappiamo, poiché molte squadre sono sullo stesso piano, eppure il fatto che capiti alla stessa due settimane consecutive ci lascia un pò arrabbiati e apre dei legittimi interrogativi sulla qualità dello staff tecnico dei Dolphins.

Riviviamo i momenti salienti della gara.

Il primo drive è per Miami ed è perfetto, come speso abbiamo visto in questa stagione, i Fins non hanno alcuna difficoltà a partire bene. I primi plays li gioca Malcolm Brown come RB titolare ma è Jaylen Waddle, nettamente il migliore tra i WR di Miami, a guadagnare il primo down. Lui e Myles Gaskin muovono la catena, con una ricezione da 17 yards della matricola che va segnalata, così come quella di Mike Gesicki, altra arma affilatissima capace di difendere ottimamente l’ovale e mettere i suoi in red zone. Da quella posizione Tua Tagovailoa la passa a Isaiah Ford che, dopo 5 anni di spostamenti tra practice team e roster dei titolari, trova il suo primo TD.

A un primo drive perfetto risponde Atlanta con un 3 e fuori. Anche i padroni di casa, sul possesso successivo, devono però ricorrere al punt di Michael Palardy, perché una grande difesa del LB Deion Jones impedisce la conversione da terzo down. Ora i Falcons si mettono in moto: motore instancabile è il rookie Kyle Pitts, clamoroso talento generazionale che sarà una delle principali cause della vittoria dei suoi in questa sfida: sono subito 23 yards per lui. Primi down in sequenza sono trovati dal TE Hayden Hurst, il RB Mike Davis e il tuttofare Cordarrelle Patterson, sempre divertentissimo da vedere all’opera. Matt Ryan sa ancora mettere la palla come si deve. Jevon Holland, S di Miami matricola anche se non si direbbe, trova il sack e Younghoe Koo deve calciare: Atlanta accorcia grazie al FG.

Gesicki e il RB Salvon Ahmed, in ricezione, danno dei buoni primi down a Miami che però deve tentare un calcio. Jason Sanders fallisce perché, per la prima volta nella sua carriera, il kick viene bloccato. Atlanta riparte da ottima posizione e Ryan non è uno che mena il can per l’aia: Russel Gage, ancora Hurst e Calvin Ridley sullo stat sheet, due primi e un TD per il vantaggio Falcons, assolutamente immeritato. La differenza per Miami la fa sempre Waddle, due primi down in sequenza e una sciocca facemask ai danni di Preston Williams, Miami potrebbe subito rispondere con 7 punti. Potrebbe, appunto, perché invece Durham Smythe e Tua non si intendono quando il QB la passa al TE, in meta, il quale però non si gira con il tempismo che dovrebbe e la palla viene intercettata da Jalen Hawkins. Responsabilità della INT a metà: Smythe è lento a guardare il suo QB ma anche Tagovailoa ci mette del suo, la passa tra due difensori, forzando troppo e si fa leggere: una leggerezza che costa un TD e dà modo agli ospiti di lottare con il cronometro, mettendo un FG allo scadere, ormai tema ricorrente con i Fins, per andare all’intervallo sul 13 a 7.

Una brutta seconda frazione

Kyle Pitts, autore di una grande prestazione contro i Miami Dolphins, gioca già da veterano. Foto: Fanduel.com.

Il primo possesso è per Atlanta ed è quello con cui gli ospiti iniziano davvero a scappare via. L’highlight assoluto è la bomba di Ryan per Russell Gage che coglie una difesa addormentata realizzando un TD lungo 49 yards. Se pensiamo che la difesa era il vanto di Miami l’anno scorso e in questa stagione è disastrosa, ben ci rendiamo conto dell’involuzione di questa franchigia; qualcuno farebbe bene a cambiare qualcosa, quantomeno a livello tecnico se chi mette in campo questi ragazzi non è in grado di trovare una quadra in due mesi.

Seguono due punt perché gli ospiti non forzano più nulla e Miami pare aver perso interesse nella sfida, incredibile ma vero. Poi arriva la strigliata di Brian Flores: Gaskin e Waddle ricominciano a carburare, Ahmed fa il suo quando lo chiamano in causa e Mike Gesicki, nel giorno nazionale del tight end, trova il TD: Miami accorcia.

Anche dall’altra parte c’è un TE che fa il bello e il cattivo tempo: è Pitts che riceve in tranquillità anche sotto raddoppio difensivo. Il possesso si chiude con un buon punt che mette Tagovailoa con le spalle al muro. Sul drive, una bandiera gialla per holding a Austin Jackson, uno che davvero non ci sta capendo nulla quest’anno, vizia il possesso e occorre restituire l’ovale ai Falcons. A questo punto succede l’inenarrabile.

Matt Ryan passa bene ma Xavien Howard trova una giocata superlativa, delle sue, strappando letteralmente la palla dalle mani di Ridley e regalandola a Tua. Normalmente una squadra fa in modo di sfruttare i turnover che la favoriscono. Normalmente. In questa occasione, invece, i Fins la ridanno subito agli ospiti con una fesseria pazzesca di Tagovailoa, il quale incappa in un errore francamente incomprensibile in NFL. Attorniato da difensori il QB non prende il sack, non si rifugia in intentional grounding e non fa nulla di intelligente, anzi prende la peggiore decisione possibile: la sparacchia in mezzo al campo quand’è sbilanciato e vede male. Risultato? Ovviamente l’intercetto. A esso segue un TD di Patterson perché, appunto, i turnover vanno sfruttati e Atlanta lo fa. La risposta di Tua è ottima: completa 6 passaggi sui 6 che tenta e percorre 90 yards prima di ricapitare la palla tra le braccia di Myles Gaskin, il quale trova un TD.

I padroni di casa ora sono più convinti e provocano un fumble sul possesso successivo dei Falcons. Gaskin e Gesicki tolgono le castagne dal fuoco di Tua dopo che i Fins ricoprono la palla persa dagli avversari e Mack Hollins trova un TD che mette Miami sopra, 28 a 27. Il problema, però, è che ci sono oltre due minuti per Atlanta, quindi per Ryan e Pitts per dire la loro e trovare un FG. È proprio il TE a mettere il suo kicker in condizione di calciare, grazie a due ricezioni da veterano, nonostante provengano da uno che ha soltanto 6 partite all’attivo tra i professionisti. Younghoe Koo non sbaglia quando serve e allo scadere mette il FG che vale il 30 a 28; Atlanta vince una partita in maniera immeritata ma sfrutta bene i due turnovers causati da Tua. Per un motivo (le voci su DeShaun Watson), l’altro (i due orribili intercetti), o l’altro ancora (le 291 yards e i 4 TD), si parla sempre del QB e mai dei problemi degli altri reparti della franchigia. Proviamo allora a farlo noi.

Un pasticcio che ha poco a che vedere con il QB

Christian Wilkins, Raekwon Davis, Kyle Pitts e Jevon Holland posano per una foto al termine della sfida contro i Falcons. I Dolphins migliorano ma hanno ancora molto da correggere. Foto: Atlantafalcons.com.

Partiamo da un antefatto doveroso: Tua Tagovailoa è valso una sconfitta ai Miami Dolphins contro gli Atlanta Falcons. In questa gara, gli ospiti hanno messo a segno 10 punti da turnover e ambedue i turnover sono stati causati dal QB. Questo è un fatto e il numero 1 è ingiustificabile. È però anche vero che il QB è alla sua dodicesima partita – se conto bene – tra i professionisti e gioca nel ruolo più difficile e importante nel football americano. Forse è doveroso avere pazienza con lui e aspettare che raggiunga una certa esperienza a questi livelli. Che sarebbe successo se a New England avessero mollato Tom Brady perché non aveva convinto nelle sue prime 12 partite? (Complimenti a lui per i 600 TD in carriera, comunque, risultato storico a cui nessuno era mai giunto prima) Dal momento che la nostra stagione è già terminata, ben vengano le prossime 10 partite per valutare il ragazzo come si deve, prima di inseguire potenziali stupratori che costano tre prime scelte e due seconde, per dire…

In fin dei conti, Tua ha dimostrato di saper reagire ai suoi errori, contro i Falcons ha totalizzato 291 yards e segnato 4 TD in passaggio, uno dei quali proprio sul drive successivo a quell’assurdo e inspiegabile INT. Al ritorno dall’infortunio che gli è costato tre gare, il QB è parso in continuo miglioramento, probabilmente anche grazie al fatto che la sua linea offensiva si stia affiatando e gli concede ora più tempo per lanciare e leggere i movimenti dei suoi compagni in campo. Naturalmente, ciò non si è tradotto in nessuna vittoria e questo è il più grande problema di Miami: la franchigia migliora e i playmaker cominciano a farsi vedere ma ciò non porta W e, alla fine della giornata, sono quelle che contano in NFL e nient’altro.

Ciò si deve sicuramente ai limiti dell’attacco, reparto ancora in divenire perché si vede soltanto Gaskin tra i RB, Waddle tra i WR e il TE Mike Gesicki, grandissimo atleta e asset fondamentale per i Dolphins i quali però, per qualche strana ragione, continuano a non rinnovargli il contratto. La sfortuna ha voluto che DeVante Parker e Will Fuller, i primi due ricevitori in depth chart, si infortunassero assieme ma questa non può essere una scusa, in fondo è football americano e non danza classica – con tutto il rispetto, naturalmente! – e gli infortuni fanno parte del gioco. Il principale responsabile del pessimo inizio stagionale però, purtroppo, è l’altro reparto: quello difensivo.

Coperti male là dietro

La scorsa stagione la defense era dominante: Emmanuel Ogbah e Xavien Howard giocavano benissimo, Kyle Van Noy, vittima sacrificale del salary cap, faceva il suo e l’intero reparto si nutriva delle prestazioni degli altri. Quest’anno la situazione è molto diversa. Nel primo mese e mezzo, Howard – che ha battuto cassa l’intera offseason, arrivando persino a domandare la trade qualora non fosse stato accontentato – ha messo assieme un paio di giocate da campione qual è e abbiamo ammirato alcuni sack. La striscia con almeno un turnover che continuava dal 2019 si è però interrotta a Tampa Bay e il reparto non spaventa più nessuno.

Contro le corse, Miami è sempre in ritardo, spesso inefficace e subisce molti primi down. Contro i TE, lo abbiamo visto con Pitts ma anche in altre occasioni, non sa che pesci pigliare e quando serve una giocata per congelare il match è puntualmente assente. Nelle prime gare davamo spesso la colpa di questo all’attacco che usciva subito dal campo e stancava la difesa, costringendola a stare sempre sul gridiron. Nelle ultime settimane, il ritorno di Tua ha portato a un aumento dell’efficacia della offense, aumentandone il tempo in campo. La difesa non ha però compiuto passi avanti e ne stiamo soffrendo. È importante che la squadra sia bilanciata per riuscire a portare a termine le partite con buoni risultati.

Anche Jason Sanders, ottimo kicker, sta faticando più dell’anno scorso, indice ne è il fatto che ha già sbagliato tre calci in seguito al block subito contro i Falcons. L’anno scorso fece lo stesso nell’intera stagione.

 

 

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