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Colts @ Saints: Brees, Brees e ancora Brees

Va bene che Indianapolis non ha opposto resistenza, ma giocare così, e avere statistiche migliori di altri colleghi è incredibile


Il lunedì mattina, quando un uomo mortale comune si alza, ha il suo momento da leone. Poi arriva la sera, e a momenti si dimentica di cenare. C’è invece chi, a 10 anni di distanza da quel Super Bowl XLIV, si alza, invita gli amici in un normale lunedì mattina, va a fare le solite cose in ufficio, o in allenamento, e poi la sera va al Super Dome e polverizza record.

Non si poteva immaginare di certo, a meno di avere statistiche alla mano, che Drew Brees potesse superare tutti i record di Peyton Manning. Ma proprio tutti (o quasi).

Drew Brees ha un posto riservato nella Hall of Fame del Football professionistico, e su questo quasi nessuno può negare un eventuale contrario, o iniziare un discorso contraddittorio. Anche perché i Colts, scesi già a New Orleans, è probabile che abbiano visto che aria tirava e abbiano detto “Stasera tutti tranquilli ragazzi, non abbiamo più nulla da vincere”. Ma andiamo con ordine.

Miglior percentuale di completo di una singola partita + 541

96.7 %! Nella statistica inferenziale, lasciare a casa 3.3% significa essere un outlier, una persona che è fuori dalle normali statistiche. 29 passaggi completati su 30. E quell’unico passaggio mancato a Latavius Murray, uno screen pass sulla sideline di destra, è stata (a detta del sig. Brees) colpa del QB: ha perso un po’ l’equilibrio, ha perso un po’ il momentum. Insomma, anche gli esseri ultraterreni hanno la loro imperfezione.

541 passaggi da Touchdown: era a 539, a – 1 da Manning, poi arriva il 540simo, e infine il 541simo. È dai tempi di San Diego che quel ragazzo a cui nessuno credeva, che lancia rose nella end zone. È c’è una lista lunghissima di persone che da 1 solo passaggio, ne ha raccolti anche un centinaio. Tutto questo, tuttavia, fatto stanotte contro una squadra che non ha opposto alcuna resistenza.

Ennesima stagione da playoff.

Dopo i Super Bowl XLIV, ci sono state stagioni un po’ così, un po’ sottotono per i Saints. Tante stagioni da 9-7 nel record vittorie-sconfitte. Ma questa stagione è la terza consecutiva in cui New Orleans riesce a mettere a referto 11 vittorie. La speranza è che dopo aver prenotato un posto nei playoff (di cui salvo rare e improbabili sorprese passera per un turno di Wild Card), si possa arrivare all’ennesimo Super Bowl. Ma la NFC South è stata condizionata da dei Buccaneers che hanno avuto un Winston un po’ in chiaroscuro (secondo miglior record stagionale nella lega per TD passati, ma primo negli intercetti), i Panthers che hanno avuto un suicidio tecnico, prima ancora che prestazione, e i Falcons, che hanno fatto i Falcons, vincendo proprio contri i Saints, e contro San Francisco (con polemiche finali, ma gli arbitraggi ormai non valgono quasi più nulla).

Arriverà il momento in cui…

Drew Brees appenderà il casco, le protezioni e le scarpe al chiodo. Magari li prenderanno, e li metteranno in una teca, alla Pro Football Hall of Fame, a Canton in Ohio. Quando arriverà quel momento, è altresì probabile che anche Sean Payton dirà “Sono a posto così”, e New Orleans dovrà necessariamente ricostruire una cultura vincente: incominciando, magari, da Joe Brady (quello che sta facendo venire i mal di testa a tutti gli avversari di LSU).

Quando arriverà quel momento, è difficile che Drew Brees possa mettersi ad allenare. Ci ha provato Platini, che dall’alto dei suoi 3 palloni d’oro, si è visto arrivare dei calciatori che gli hanno detto “non ho capito cosa vuole lei da me”. Ci ha provato Michael Jordan, che a 50 anni ha umiliato un suo giocatore dei Charlotte Bobcats, di 20 anni.

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