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Il banco non vince sempre: recap di Miami Dolphins – Las Vegas Raiders

Vittoria all’ultimo per i Miami Dolphins che eliminano i Raiders da ogni possibile scenario playoff e inseguono ancora il sogno postseason


Se state leggendo questo articolo, con ogni probabilità, gradirete moltissimo il regalo di Natale che i Miami Dolphins ci hanno recapitato con un giorno di ritardo. In una partita difficile, complicata, che sembrava perduta, un Babbo Natale barbuto – ma non dalla folta barba bianca, com’è nell’immaginario collettivo, bensì bionda come quella di Ryan Fitzpatrick – mette tra i pali gialli – il nostro metaforico camino – la palla della vittoria, recapitata dalla gamba di Jason Sanders. Miami vince all’ultimo e tiene vive le speranze playoff, che ora dipendono esclusivamente dalle loro possibilità.

Con questa sconfitta, i Las Vegas Raiders sono ufficialmente eliminati dalla postseason, al termine dell’ennesima stagione deludente. La buona notizia è che nella favolosa non mancano locali adatti a bere per dimenticare, come si suol dire. Jon Gruden, però, farebbe forse bene a pensare meno al passato e più al futuro. Chissà che non dovrà cercarsi una nuova occupazione,  per il 2021.

Inizio secondo copione

Le previsioni dicevano che avremmo assistito ad una partita nella quale non ci sarebbero stati molti punti, al termine, sul tabellone. Per come muove la sfida nelle sue fasi iniziali, pare proprio che il pronostico sarà rispettato. Riviviamo i momenti più salienti del match.

I primi due possessi, di studio, sono due 3 e fuori, uno per parte, poi la partita si accende subito perché in seguito al punt di Matt Haack il ritornatore di Las Vegas, Hunter Renfrow, firma un fantastico recupero che fa partire i suoi in zona d’attacco, sulle 43 offensive. Da lì, Derek Carr si mostra sapiente in regia, connettendo prima con Nelson Agholor, per un guadagno di 16 yards, in seguito per lo stesso Renfrow e da ultimo affidandosi al buon RB Josh Jacobs, che mette l’ovale a un passo dalla linea di meta. Da lì è lo stesso QB a segnare un TD, grazie ad un corto ma efficace draw in salto, tra le schiene dei suoi uomini di linea. I Raiders si portano in vantaggio per 7 a 0. Miami risponde subito. Jakeem Grant riceve per un primo, Myles Gaskin lo guadagna in corsa e poi il QB Tua Tagovailoa fa lo stesso, in scramble. Il possesso poi ristagna e allora bisogna chiamare in causa il kicker Sanders, che realizza un FG lungo 37 yards per accorciare le distanze.

Un’azione della partita con i Las Vegas Raiders in attacco. Foto: silverandblackpride.com

DeVante Booker, RB di Vegas, guadagna un primo, poi inizia la partita del grandioso TE Darren Waller, sempre più uno dei migliori nel suo ruolo, il quale darà tantissimi problemi alla difesa ospite nel corso della sfida. In questa occasione, riceve per 30 yards. Un sack combinato di Andrew Van Ginkel e Nik Needham appare come un segno della provvidenza, in quanto non solo causa un quarto e lungo ma toglie anche i padroni di casa dal field goal range del loro specialista. Anche Las Vegas è però sontuosa in difesa e, infatti, costringe i Fins al 3 e fuori. Jacobs continua a correre bene e Agholor riceve per 19 yards. Van Ginkel si guadagna un altro sack ma questa volta non riesce a tenere i Raiders senza punti; Daniel Carlson realizza infatti un FG lungo 23 yards. Miami tira fuori un paio di assi dalla manica: il primo è Lynn Bowden, draftato proprio da Las Vegas, in aprile. La franchigia non ha mai creduto in lui, tanto che lo ha spedito a Miami. Il ragazzo forse se l’è legata al dito, perché riceve uno snap diretto e corre, con grinta, oltre la catena. Su un quarto tentativo corto, poi, si vede un fake punt eseguito perfettamente: Clayton Fejedelem riceve lo snap e corre con convinzione per 22 yards, aprendo la strada ad un calcio di Sanders, lungo 39 yards, il quale vale altri 3 punti. Renfrow e Waller continuano a fare come preferiscono, per Las Vegas e muovono costantemente la catena, dando modo a Daniel Carlson di centrare nuovamente i 3 punti, prima che si vada all’intervallo lungo sul risultato di 13 a 6 per i Raiders.

Il secondo tempo si apre con Miami in attacco e una grande corsa di Gaskin, lunga 24 yards. Si rivede il figliol prodigo Isaiah Ford, tornato in squadra dopo l’esperienza di un mese a New England – dove non ha mai giocato, in seguito alla trade che mandò in Florida una sesta scelta al draft, in ottobre – che guadagna un primo tentativo, poi di nuovo Gaskin, stavolta in ricezione, che riesce a portare l’ovale in TD per il pareggio ambito da Miami. La risposta di Las Vegas viene negata da un buon intervento difensivo di Zach Sieler e tornano a possedere la palla i Dolphins dopo il turnover on downs. L’opposta defense va per le rime e Kendall Vickers trova un sack che soffoca il drive; ancora i Raiders in avanti: Agholor, Waller, l’immortale Jason Witten e poi Carlson smuovono il tabellone, 3 punti per il FG e Raiders nuovamente in vantaggio. Sul ribaltamento di fronte arriva un altro sack per Tagovailoa, la firma è di Carl Nassib. Il solito Waller guadagna un altro primo lungo, poiché la difesa va sempre a farfalle quando si tratta di limitarlo ma poi serve un punt. Nuovo possesso Dolphins, nuova sack Las Vegas, questa volta l’autore è Jonathan Hankins. In seguito vediamo un altro sack, da parte di Jerome Baker questa volta. Dopo il punt di LV c’è una faccia nuova sul campo per Miami: è quella di Ryan Fitzpatrick.

Una pirotecnica conclusione

Mancano una decina di minuti al termine, poco meno, quando comincia la partita di Fitz. Il match sembra essere stantio, poco divertente. Sembra, appunto.

Tutti abbracciano Jason Sanders, dopo la pirotecnica conclusione del match. Foto: silverandblackpride.com

Il numero 14 osa di più rispetto a Tagovailoa, libera prima Ford e poi Mike Gesicki, per due primi down, altro primo per l’atletico TE e poi stop difensivo. I Dolphins possono calciare e allora Sanders piazza un FG lungo 22 yards, siamo sul 16 a 16. Trovandoci a Las Vegas, capitale del gioco d’azzardo, perché non azzardare? Questo deve essere il pensiero di Carr quando, alzando gli occhi dopo aver recuperato la palla per il suo drive offensivo, recapita una bomba nelle mani di Agholor che corre per 85 yards bruciando tutti i difensori avversari e trovando il TD. In una partita avara di big play, ne arriva uno pazzesco nella seconda parte del quarto quarto, seppur viziato da una spinta del WR di Las Vegas che solleva qualche dubbio. Il PAT di Carlson è impreciso e questo errore si rivelerà fatale; i Raiders si portano sul 22 a 16. La maniera migliore di reagire a una grande giocata è un’altra grande giocata, Fitz lo sa bene e evidentemente anche Gaskin. Sul possesso successivo, dopo aver chiuso il primo down con Ford, l’esperto QB gioca un catch and run con il suo RB, il quale vede bene un paio di blocchi e si invola, per 54 yards che valgono il TD e il primo vantaggio Dolphins della nottata, grazie al punto addizionale segnato.

Carr ha 3 minuti per vincerla, a questo punto. Il possesso arride all’attacco di casa, che trova una grandiosa penalità, un pass interference di cui si macchia Byron Jones, la quale comporta un guadagno di oltre 45 yards. La bandiera gialla mette Las Vegas sullo zerbino di Miami ma occorre uccidere il cronometro. Arriva un’altra penalità, meno grave ma comunque significativa, fischiata a Kyle Van Noy, si tratta di un fuorigioco che porta i Raiders a pochi passi dal Nirvana. Jacobs comincia a guadagnare poche yards e gettarsi a terra, per bruciare il cronometro e consumare tutti i timeout difensivi. Quando il tabellone dice che mancano meno di 30 secondi, Gruden manda Carlson in campo per calciare. Il kicker segna e, con 19 secondi da giocare, Las Vegas è sopra 25 a 23. L’attacco di casa può apparire poco sportivo per essersi comportato in questa maniera ma, in fin dei conti, il celeberrimo motto della franchigia recita just win baby, e i neroargento vogliono fare proprio così, mantenendosi fedeli al motto del loro fondatore e storico proprietario Al Davis, ricordato da una fiaccola luminosa all’interno dell’Allegiant Stadium.

19 secondi sono davvero poco tempo ma perché non provarci con i playoff in palio? Fitz vede Mack Hollins lungo e gli lancia la palla. Nel momento in cui si libera dell’ovale un poco intelligente difensore di Las Vegas commette un fallo di facemask ai danni del QB. Splendidamente, la palla lanciata – praticamente senza vedere – dal barbuto numero 14 arriva proprio dove doveva, tra le braccia di Hollins; la cui ricezione viene allungata di 15 yards a causa del fallo appena citato. Miami è in field goal range e Jason Sanders è un grande kicker. Come in ogni bella storia di Natale, alla fine il numero 7 trova il walk-off FG, lungo 44 yards, regalando ai suoi la decima vittoria stagionale. Tra la gioia dei tifosi Dolphins e degli scommettitori locali che hanno puntato contro la squadra di casa, si chiude la prima partita di NFL a Las Vegas per i Fins; la partita diventa immediatamente un instant classic da ricordare a lungo. La sfida si chiude sul 26 a 25 per gli ospiti.

Una foto che ben rappresenta le emozioni della gara: Ted Karras abbraccia Ryan Fitzpatrick dopo la sudata vittoria a Las Vegas. Foto: AP Photo/David Becker

Considerazioni e implicazioni playoff

La vittoria ha un’importanza capitale per Miami. A questo punto della stagione, con una partita ancora da giocare – a Buffalo, domenica prossima – i Dolphins sono gli assoluti padroni del loro destino. Vinci contro i Bills e vai in postseason, perdi e devi pregare che faccia altrettanto Baltimora. Inutile dire che gli avversari divisionali che affronteremo in week 17 sono decisamente migliori di noi, sulla carta; occorre però anche ricordare che non hanno più nulla per cui giocare, avendo già la certezza di partecipare ai playoff come campioni della AFC East. Potrebbero voler migliorare al massimo il loro seeding, naturalmente, ma devono fare i conti con Kansas City e Pittsburgh, che non sono certo squadrette. Forse è consigliabile dare un turno di riposo ai titolari e avere tutti al meglio per il wildcard weekend, a noi tifosi Dolphins andrebbe benissimo.

La gioia di Ryan Fitzpatrick. Foto: The Phinsider

L’unica cosa che conta è la vittoria e, dunque, a mio avviso non occorre commentare oltre. Ci sono però un paio di informazioni che vanno date, per completezza di cronaca. La prima è l’infortunio di Elandon Roberts, importante tassello della difesa di Miami. Il linebacker esterno è uscito dal campo in barella, nell’ultimo periodo di gioco e si teme un problema serio; dal momento che ci troviamo al termine della stagione, potrebbe trattarsi di un season ending injury per lui, sapremo dirlo quando uscirà una nota ufficiale. Prima di chiudere, poi, dedichiamo un paio di righe a Tua Tagovailoa. Il giovane QB è stato sostituito, nel corso di un quarto quarto ove stava prendendo sack a destra e a manca, da un veterano come Fitzpatrick che è parso da subito più in forma di lui. L’attacco dei Dolphins ha tante defezioni, lo sappiamo, i problemi fisici sembrano infatti essersi accaniti su questi ragazzi, nelle ultime settimane. Eppure un reparto che pareva fermo con Tua, soprattutto a causa dei suoi tanti 3 e fuori, è stato immediatamente revitalizzato con l’ingresso in campo di The Amazing Fitzmagic e la partita ha cambiato direzione, sorridendo ai Dolphins. Si tratta di una bocciatura per il numero 1? Brian Flores ha spiegato il suo pensiero molto bene, dicendo: “Se per vincere una partita mandiamo in campo un lanciatore di rilievo nel nono inning, non significa che non ci fidiamo più del pitcher titolare.” La metafora attinge naturalmente al baseball, dove tra il lanciatore di titolare e quello di riserva non vi è esattamente una relazione di starter e seconda stringa, bensì si tratta molto spesso di due giocatori dalle caratteristiche differenti.Il fatto che il capo allenatore pensi questo dei suoi due QB è davvero interessante e mi incuriosisce vedere come li gestirà d’ora in avanti. Occorre sottolineare che tra Tua e Fitz non sembra esserci un rapporto di rivalità, di inimicizia, bensì da allievo e istruttore, se vogliamo; questo è molto importante per una squadra giovane come Miami. Per la sfida contro Buffalo, il titolare sarà Tagovailoa, come già confermato da Flores.

Miami non è una squadra che può andare lontano nei playoff, almeno sulla carta. Nella AFC ci sono franchigie fortissime e ce n’è una che è la più forte di tutte; arrivati a questo punto però, vogliamo davvero riuscire ad entrarci in postseason. Comunque vada, anche se si trattasse di one and done, come dicono gli americani (una partita ai playoff e subito eliminati) o ancor peggio di stagione senza playoff, questa squadra ci ha reso orgogliosi quest’anno. Il rebuilding sta davvero funzionando a dovere.

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