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Che ripida salita: preview di Miami Dolphins@Tampa Bay Buccaneers

La sfida più dura dei Miami Dolphins arriva domani: la sfida contro Tampa Bay appare proibitiva, vediamo la presentazione della partita.


Non occorrono tante presentazioni per gli sfidanti di week 5 dei Miami Dolphins. Si tratta dei Tampa Bay Buccaneers, franchigia che gioca a poco più di un’ora di volo da Miami ma che a livello di squadra è lontana anni luce. I Bucs sono i campioni del mondo in carica avendo trionfato lo scorso febbraio, nello stesso stadio dove si terrà questa gara, sui Kansas City Chiefs, all’ultimo Superbowl.

Il roster di Tampa è fortissimo e la squadra sta agevolmente lottando per una nuova partecipazione ai playoff. Per quanto riguarda i Dolphins invece, beh, la situazione è abbastanza differente.

Una corazzata rossa

Che dire di Tampa Bay? Che sono una squadra pazzesca? Che il loro QB è il miglior giocatore della storia di questo sport e si è circondato di una squadra di veterani abili ed esperti? Che il loro front seven difensivo sarà un incubo per la linea d’attacco ospite? Che hanno problemi in uno solo dei loro reparti – la secondaria difensiva – ma che potrebbero già aver trovato la soluzione richiamando Richard Sherman?

I Bucs sono una corazzata e hanno vinto 6 delle 11 partite totali disputate contro Miami, di cui le ultime due in ordine cronologico. I Fins hanno giocato contro i campioni del mondo in carica tre volte negli ultimi quattro anni ed è solo la terza volta che si recano al Raymond James Stadium dalla sua apertura, nel 1998. È dal 2014 che i pinnati non disputano più gare ufficiali in quest’arena, nella quale si sono invece recati sovente per incontri di preseason.

Tutte le difficoltà dei Dolphins

Miami va a Tampa con un record di 1-3 e reduce da tre sconfitte consecutive, delle quali l’ultima scotta veramente parecchio. Il record dei Bucs è allo specchio: 3-1. Questi numeri non sono frutto del caso: c’è davvero tutta questa differenza tra le due franchigie, perlomeno in questo momento.

Come molti ricorderanno, anche l’anno scorso i Fins si trovavano 3-1 dopo le prime 4 settimane e chiusero poi la stagione 10-6. Come ci si può riuscire? A detta dell’allenatore, bisogna migliorare il gioco e mantenersi su alti livelli di costanza, senza incappare in cali di concentrazione.

“In attacco, in difesa e sui calci, non stiamo giocando in maniera costante come squadra. Per quanto riguarda la difesa, dobbiamo lavorare sui fondamentali, sulla comunicazione, sui contrasti e sull’irruenza.” Ha affermato Brian Flores, insistendo sulla difesa perché sarà il reparto chiave in questa sfida, colei che avrà l’ingrato compito di provare a rallentare Tom Brady e i suoi. Gli acciaccati torneranno tutti disponibili per dei Dolphins che hanno in forse solo il ricevitore DeVante Parker. Il compagno di reparto del numero 11, e suo grande amico, Jakeem Grant, è stato spedito in settimana ai Chicago Bears; per i suoi servigi Miami ha ricevuto una sesta scelta al draft 2023. Tra le fila dei Bucs mancherà Rob Gronkowski, per un problema alle costole.

“Se faremo il nostro lavoro, i big plays arriveranno da soli. Le partite cominceranno ad andare nel verso giusto. Questa è la cosa più importante, questo è il succo, sembrerà troppo semplice ma è veramente tutto qui.” Ha detto il LB Jerome Baker.

Le possibili chiavi

Bruce Arians e Brian Flores, in una foto d’archivio risalente a due preseason fa. Foto: Bucsnation.com

Dove si vincerà o si perderà questa partita? Proviamo a vedere quali saranno le possibili chiavi della difficile sfida.

Anticipare il gioco di passaggi

Questa chiave è fondamentale per Tampa Bay. I Dolphins non hanno un grande gioco di corse e la linea offensiva ha delle lacune importanti. Se i Bucs riusciranno ad anticipare i Fins e il loro QB, Jacoby Brissett che sostituirà nuovamente un Tua Tagovailoa vicino al rientro, la loro difesa starà poco in campo e metterà l’ovale nelle mani di Tom Brady, uno che sa una cosa o due su come si vince nella NFL.

D’altra parte, però, anche Miami deve fare il suo nel difendere sui lanci. La secondaria dei Fins è di alto livello, e lautamente pagata, dunque non può farsi intimorire da Brady e i suoi playmaker, deve difendere con grinta e anticipazione, cercando deflessioni e, ovviamente, intercetti. Da quanto stiamo vedendo, la defense è sempre in campo e Miami affonda nei finali di partita, per darle più fiato servono turnover – e un attacco degno di questo nome, ovviamente.

Occhio agli errori autoinflitti

Questa chiave vale per ogni partita di football: non puoi subire touchdown se hai la palla in mano, dunque occorre lasciarla il meno possibile in mano agli avversari, e per farlo si comincia con l’evitare di incappare in errori autoinflitti e turnover regalati. Sono 26 partite consecutive che i Fins mettono a verbale almeno un takeaway e giocatori come Xavien Howard e Byron Jones sono più che capaci di provocare turnover. È un’arma che va sfruttata a dovere contro avversari migliori.

Occhio alle gambe

Sette giorni fa Tampa Bay ha giocato contro i New England Patriots, l’unica squadra sconfitta da Miami in questo primo quarto di stagione. I Bucs hanno vinto sulle gambe di Ronald Jones e Leonard Fournette, due grandi RB che sanno ottimizzare i loro possessi. L’ex Jaguars ha portato la palla 20 volte per 92 yards mentre RoJo ha messo a segno un TD in corsa e fatto tesoro delle magre 25 yards corse. La difesa dei Dolphins è ventisettesima contro le corse. È facile vedere, soltanto da questi dati, che cosa potrebbero decidere di fare i padroni di casa con il loro attacco.

Gli ospiti non hanno invece un running game particolarmente concreto, come si diceva poco prima. Eppure Myles Gaskin e Malcolm Brown stanno facendo vedere alcune intuizioni interessanti. È però ancora troppo poco e il palcoscenico di Tampa sarebbe davvero una grande location per invertire questa rotta, magari chiamando in causa più spesso anche Salvon Ahmed, abbastanza avulso dal gioco finora in stagione. Forza Dolphins.

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