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I Panthers crollano nel finale, Seamen all’Italian Bowl

I Panthers Parma chiudono in vantaggio per 20-3 all’halftime ma non si vive di sola difesa e i ripetuti errori dell’attacco costano la partita.

FIDAF semifinale 2017 Panthers Parma vs Seamen Milano

Se c’è una cosa nello sport che non si dovrebbe mai dare per scontato è l’esito finale di una partita guardando il punteggio parziale. All’halftime i Panthers Parma erano in vantaggio di 17 punti, ma soprattutto i Seamen non davano segni di vita tali da poter pensare ad un ribaltone nella seconda metà della gara.

È vero che il merito del 20-3 con il quale si va al riposo è principalmente della difesa ducale, capace di annullare il gioco di corsa dei marinai e di contenere i lanci di Zahradka. La chiave della partita per Parma era proprio questa, mettere pressione sul quarterback avversario, inducendolo all’errore, e permettere al proprio attacco di giocare sereno. Missione compiuta? Beh almeno a metà.

Parma domina con la difesa ma non chiude la gara

I primi due quarti di gioco non esprimono un gran potenziale a livello di attacchi, da un lato i Seamen giocano contratti, con la difesa ducale che fa pressione in linea (vincendo spesso il confronto) non permettendo di correre la palla. Con Zahradka costretto a lanciare per fare yards, è inevitabile che il gioco diventi prevedibile, e infatti a parte una fiammata su Di Tunisi e alcuni lanci in sicurezza su Horn per chiudere il down, Milano non riesce mai ad essere pericolosa.

Gli fa eco però l’attacco di casa, che non ha esplosività, e a parte una prodezza di Durham su lancio lungo di Monardi, vivacchia. Il primo touchdown è una corsa sinistra sulle 9 yards del territorio Seamen da parte di Malpeli Avalli che riesce a entrare nell’angolino buono grazie ad un buon blocco proprio del wide receiver USA. Con i Panthers in vantaggio, non cambia il copione nell’attacco dei marinai, che continuano imperterriti a tentare corse che non sfondano la linea di scrimmage, e lanci nei quali troppo spesso Zahradka rischia di mangiarsi il pallone.

I Panthers hanno però l’opportunità di allungare ad inizio secondo quarto, ma il lancio di Monardi è intercettato sulle 2 yards da parte dei Seamen e quindi tutto da rifare. Partita che procede stancamente, senza grossi sussulti, ma sempre con una gran prestazione della difesa in maglia nera in campo. Gli squilli delle trombe arrivano tutti nella seconda metà del secondo quarto. I Panthers riescono ad arrivare ancora in red zone ma questa volta Papoccia sostituisce Monardi e con Bell al suo fianco, prova con una qb keeper a sfondare la linea difensiva dei milanesi. Non riesce la prima ma riesce la seconda volta, e il punteggio cambia: 13-3 per i padroni di casa, con trasformazione non completata da Felli.

L’ultimo sussulto del secondo quarto di gioco lo regala ancora la difesa di Parma. Canali mette le mani addosso a Zahradka che per non mangiarsi il pallone lo sparacchia via, direttamente nelle mani di Federico Vasini, il cornerback ducale ringrazia e porta il pallone in endzone: 20-3 e tutti a bere un the caldo, ma l’impressione è che se dovesse cedere la difesa, Parma potrebbe entrare in crisi.

L’halftime e Di Tunisi sgretolano il sogno dei Panthers

Le cattive sensazioni del secondo quarto si concretizzano dopo l’halftime, Parma non riesce a muovere il pallone efficacemente, Monardi è spesso impreciso, e i Seamen iniziano a prendere coraggio, soprattutto dopo l’intercetto di Flavio Piccinni (secondo per Monardi) che riporta il pallone in mano a Zahradka fin quasi alla metà campo.

Come nel più classico degli assiomi calcistici “gol sbagliato gol subito”, Luke Zahradka dalle 35 yards della propria metà campo fa partire un terra aria che finisce nelle mani di Di Tunisi in mezzo a due defensive backs parmigiani e i Seamen dimezzano il gap: 20-10 e la sensazione è che Parma sia entrata in un loop negativo.

Il touchdown dei Seamen è frutto di due situazioni: la difesa milanese ha capito che su Monardi bisognava mettere pressione. Detto fatto e il risultato è stato un intercetto. La difesa parmigiana invece ha smesso di mettere pressione su Zahradka, forse complice la stanchezza di due quarti tiratissimi, soprattutto per i giocatori chiave che hanno giocato la partita in doppio ruolo.

Nel drive successivo, Monardi è ancora impreciso, tuttavia sul terzo e lungo trova il jolly grazie ad un lancio lungo per Durham che riceve nella metà campo dei Seamen, ma l’inerzia ormai è tutta per i milanesi. Parma tenta di sfruttare l’aggressività della difesa in maglia bianca con degli screen pass ma prima Dalle Piagge quasi intercetta Monardi, poi Malpeli Avalli riceve ma viene steso sulla linea di scrimmage, ormai Milano ha capito che mettere pressione sul quarterback avversario è la carta vincente e costringe così i Panthers al punt. Non succede nulla nemmeno nel drive d’attacco degli ospiti, perchè Canali riesce ancora a eludere la linea offensiva dei Seamen e ad atterrare Zahradka 15 yards dietro la linea di scrimmage. Match tutto delle difese, persino Parma dopo aver tirato un po’ il fiato torna ad aggredire l’attacco dei marinai, ma il cambio possesso non porta nulla di buono.

I Panthers su un 2° e 7 nella metà campo avversaria vanno di trick play, Monardi in pitch per Papoccia che lancia quasi in endzone ma arriva l’ennesimo intercetto della giornata, stavolta è Morant a mettere le mani sulla palla, e anche qui vale il detto “gol sbagliato gol subito” perchè Zahradka in uno dei rari momenti dove riesce a non scappare via dalla pressione lancia un missile per il suo obiettivo preferito: Reece Horn, che riceve sulle 30 dei ducali e apre la via al secondo touchdown blu navy, che arriva esattamente nell’azione seguente con un lancio lungo nell’angolo a sinistra del campo e Di Tunisi, colpevolmente libero, non deve far altro che ricevere e segnare.

Ormai la partita è in totale controllo dei Seamen, Monardi nel drive successivo lancia l’ennesimo intercetto (Morant) e i Seamen con palla sulle 5 dei Panthers hanno l’occasione per andare in vantaggio, ma Zahradka quando lancia sotto pressione è sempre un pericolo e infatti il suo lancio in endzone va nelle mani di Papoccia che scongiura il touchdown dei marinai.

Touchdown che è solo questione di tempo, perchè l’attacco guidato da Monardi ormai non ne ha più, e nonostante nel drive successivo Zahradka faccia di tutto per prendere un’altro intercetto, il coaching staff milanese tira fuori il trick play della vittoria: palla in handoff per Horn che sembra debba correre invece lancia nell’angolino destro della endzone parmigiana per Di Tunisi che riceve e porta in vantaggio Milano: 24-20, missione compiuta.

Il resto del quarto periodo di gioco è una sequela di tentativi a vuoto dei Panthers che prima provano Durham come quarterback, ma il ricevitore non ha la posizione nelle sue corde, rientra quindi Monardi che pronti via lancia l’ennesimo intercetto (Maffi) e i Seamen, con palla sulle 24 dei Panthers, non devono far altro che chiudere il match.

I marinai ci riescono a metà, perchè si devono accontentare dei 3 punti del solito Di Tunisi, ma il 27-20 è ormai un risultato in cassaforte, benchè Parma faccia comunque un discreto drive d’attacco, con Monardi che comincia dalle proprie 20 yards e passaggio dopo passaggio, grazie anche ad un’invenzione di Bell, arrivi fino alla metà campo. Dalla metà campo in poi però è l’ennesimo black out dell’offense in maglia nera. Monardi lancia lungo per Canali, troppo lungo, poi su un tentativo di screen pass Malpeli Avalli non guadagna più di una yard, successivamente altro incompleto e su un 4° e 9 Monardi dopo essere sfuggito ad un blitz, invece di correre nella prateria che si apre davanti a se decide di lanciare lungo per Polidori che non può ricevere in quanto osservato a vista da ben tre defensive backs. La partita in pratica si chiude su questa azione, e Parma per il secondo anno consecutivo si ferma in semifinale.

Come lo scorso anno Parma paga gli eccessivi errori dell’attacco (lo scorso anno contro i Giants furono addirittura 6 gli intercetti subiti), mentre i Seamen riescono con questa vittoria a mascherare gli evidenti limiti di Zahradka che quando va sotto pressione diventa il giocatore “difensivo” più pericoloso, oltre ai due intercetti subiti il quarterback oriundo dei milanesi ha rischiato almeno altre 3 volte di regalare palla agli avversari, e troppo spesso è risultato macchinoso nell’uscire dalla tasca. Luke è un quarterback da tasca, e infatti il meglio di se l’ha fatto vedere proprio nei momenti in cui Parma ha allentato la pressione e il numero 7 dei Seamen ha avuto il tempo per scandagliare i suoi ricevitori nel profondo.

Parma si potrà consolare per l’eroica prestazione della difesa, ma il sistema di gioco in attacco subisce l’ennesima bocciatura.