Touchdown Magazine logo

Italian Bowl XXXVII: la finale dei senzatetto

L’incredibile situazione del football milanese, da quattro anni ai vertici nazionali ma costretto ad emigrare in provincia per poter giocare.

l'Italian Bowl dei senzatetto?

Il titolo è un po’ forte, vero… purtroppo però è l’amara verità, il prossimo 8 luglio, al Romeo Menti di Vicenza, andrà in scena l’Italian Bowl dei senzatetto, poichè Rhinos e Seamen, che da 4 anni portano il titolo nazionale nel capoluogo lombardo (quest’anno senza dubbio sarà una milanese a vincerlo), si trovano nell’assurda situazione di non avere a disposizione un impianto cittadino per giocare le partita di Prima Divisione.

Da due anni infatti il Velodromo Vigorelli è chiuso per lavori di ristrutturazione, due anni durante i quali le squadre milanesi hanno provato ad approcciare prima l’Arena Civica e poi i campi della città metropolitana: Pero, Sesto San Giovanni e Limbiate, ovvero fuori dal comune di Milano.

Il risultato, dati FIDAF alla mano, è sconcertante: analizzando il numero di spettatori per partita degli ultimi 5 anni è emerso che nel biennio 2016/2017 Rhinos e Seamen hanno lasciato una fetta di spettatori a Milano, o comunque fuori dagli impianti di periferia dove sono emigrati per giocare.

Dati che sono assolutamente allarmanti, perchè se i Rhinos tengono botta con un passivo solo del -31% di presenze rispetto al triennio 2012/2015, i Seamen invece crollano addirittura a -42%, un dato forse dovuto anche al fatto che nel triennio precedente, i marinai avevano disputato tre Italian Bowl consecutivi.

Perdere dal 30 al 40% degli spettatori non è un dato da sottovalutare, i Rhinos passano da una media di 533 spettatori a partita a 367, mentre i Seamen da 676 a 391, e il dato più allarmante è che i derby, che nel triennio “vigorelliano” portavano dai 1500 ai 2400 spettatori sulle tribune, negli ultimi due anni arrivano a stento a 1000 spettatori, con un crollo che tocca punte del 60%. Ma del resto, se si gioca in impianti che non contengono più di 1000 spettatori, come sarebbe possibile raggiungere i livelli degli anni precedenti?

In soldoni, se volessimo fare due conti “in euro”, quantificando il biglietto medio a euro 7,5 (10 l’intero e 5 il ridotto per entrambi i team), scopriremmo che i Rhinos perdono mediamente 6.000 euro all’anno di mancati biglietti venduti, mentre i Seamen toccano addirittura quota 10.000 di mancato incasso. A questi “ammanchi” poi andrebbero aggiunti anche i mancati introiti di food & beverage e del merchandising.

E anche se il Vigorelli ha dei costi decisamente alti per la disputa delle partite (circa 200 euro per ogni ora), bisogna però al tempo stesso considerare che il costo per gli allenamenti (che le due squadre facevano al Vigorelli), era nettamente più competitivo del costo di un qualsiasi impianto privato milanese, con discrepanze che arrivano anche ad un aumento del costo orario a superare dell’80% la tariffa comunale. E in tutto questo, non possiamo valorizzare economicamente la questione della logistica, che però non va sottovalutata.

Insomma, se la “questione Vigorelli” può sembrare una banalità, nella norma del panorama sportivo (extracalcistico) italiano, analizzando la situazione “dati alla mano”, se ne evince invece che il danno arrecato dalla malagestione degli impianti cittadini del capoluogo lombardo alle società in questione, non è assolutamente una banalità, anzi, è la classica “picconata” che potrebbe far crollare il lavoro di anni di una società sportiva.

Meno spettatori vuol dire meno visibilità, meno visibilità vuol dire meno reclutamento e meno sponsor che possano diventare appetibili. Possibile che il comune di Milano sia così cieco in ambito sportivo?

Si, è possibile, soprattutto se si pensa alla vicenda Palalido. Il vecchio palazzetto dello sport di Milano nel 2010 venne dichiarato non agibile, e nel 2012 partirono i lavori di demolizione e ricostruzione. Peccato che ancora oggi sia un cantiere aperto per il quale se ne prevede la fine a metà del 2018, rendendolo di fatto un impianto inutile nel panorama sportivo milanese, poichè l’Olimpia Milano continuerà a giocare ad Assago e a Desio le proprie partite casalinghe, dato che un impianto di 5000 posti, oggi, è ritenuto insufficiente per il pubblico delle “scarpette rosse”.

Forse il nuovo Palalido potrà essere utile al volley (che salvo due occasioni, nel 2017 ha avuto una media di 1600 spettatori a partita), o ad altri sport/società/eventi minori, ma l’obiettivo di tornare ad essere la case dell’Olimpia Milano è ormai totalmente tramontato.

Ora, la domanda da farsi è un’altra: appurato che l’impiantistica sportiva del capoluogo lombardo è più vicina al terzo mondo che a quello che ci si potrebbe aspettare in una città come Milano, cosa sarebbe successo, se per puro caso si fosse tenuto chiuso lo stadio di San Siro per 2-3 o più anni? Considerando che per trovare un impianto con una capienza simile (circa 80.000 posti) bisognerebbe scendere fino a Roma… come sarebbe stata gestita un’emergenza del genere? A nostro avviso non come nel caso del Vigorelli o del Palalido.